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Salis salva per un voto, primo sì all’immunità. La Lega accusa i Popolari

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La commissione respinge la revoca con 13 contrari e 12 favorevoli. Il caso passa alla plenaria. Il partito di Salvini: “Traditori della destra”
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BRUXELLES – Il primo round lo vince Ilaria Salis. La Commissione affari giuridici del Parlamento europeo ha infatti espresso parere negativo al ritiro dell’immunità per l’eurodeputata di Avs sotto inchiesta in Ungheria.

Si è salvata grazie al voto a suo favore di due esponenti del Ppe. Il risultato finale è stato un risicato 13 a 12. Quindi il secondo round che si giocherà il 7 ottobre a Strasburgo durante la riunione plenaria sarà tutto da disputare. L’esito finale appare ancora molto in bilico anche se in passato i pareri della Commissione sono stati sempre accolti dall’Assemblea.

Resta il fatto che senza l’aiuto fornito dai Popolari, per l’esponente dell’Alleanza Verdi-Sinistra si sarebbe messa male. E infatti le destre bocciano com…

BRUXELLES – Il primo round lo vince Ilaria Salis. La Commissione affari giuridici del Parlamento europeo ha infatti espresso parere negativo al ritiro dell’immunità per l’eurodeputata di Avs sotto inchiesta in Ungheria.

Si è salvata grazie al voto a suo favore di due esponenti del Ppe. Il risultato finale è stato un risicato 13 a 12. Quindi il secondo round che si giocherà il 7 ottobre a Strasburgo durante la riunione plenaria sarà tutto da disputare. L’esito finale appare ancora molto in bilico anche se in passato i pareri della Commissione sono stati sempre accolti dall’Assemblea.

Resta il fatto che senza l’aiuto fornito dai Popolari, per l’esponente dell’Alleanza Verdi-Sinistra si sarebbe messa male. E infatti le destre bocciano come «traditori» i parlamentari del Ppe e come «terroristi» Salis e suoi sostenitori. E sebbene formalmente i “franchi tiratori” siano stati solo due, in realtà si tratta di una scelta ponderata. I popolari non volevano ritrovarsi su una vicenda così controversa al fianco dell’estrema destra e soprattutto non intendevano spalleggiare il primo ministro ungherese, Viktor Orbán. Ossia un ex popolare ormai diventato il leader dei sovranisti europei. Anche perché, nella stessa plenaria di Strasburgo ad ottobre, si voterà pure la sfiducia a Ursula von der Leyen presentata dalla Sinistra. E un voto negativo su Salis potrebbe spingere diversi eurodeputati socialisti, Verdi e liberali a non difendere la presidente della Commissione Ue, che viene proprio dalle file del Ppe. Il clima intorno alla leader dell’esecutivo europeo già non è molto positivo tra i banchi del Parlamento e il gruppo dirigente popolare sta cercando di non esacerbare la situazione e indebolire la maggioranza di Ursula.

«È incomprensibile e scandaloso – ha allora attaccato il portavoce del governo ungherese, Zoltan Kovacs - che il Parlamento europeo legittimi il terrorismo di estrema sinistra. Non dimenticheremo e non ci arrenderemo. Ilaria Salis è una criminale pericolosa che merita di stare in prigione». Quindi il governo magiaro parla addirittura di terrorismo. Il tutto nasce da una manifestazione nel 2023 a Budapest in cui Salis era stata arrestata con l’accusa di aver aggredito tre militanti neonazisti.

I più critici sono i gruppi di destra che puntano l’indice in primo luogo contro i popolari europei. «Una eurovergogna targata sinistra e traditori del centrodestra, che usano la giustizia come un manganello», si legge in una nota della Lega. «Chi sbaglia, non paga», ha alzato il tiro Matteo Salvini. Anche Ecr, il gruppo di cui fa parte Fratelli d’Italia, mostra tutto il suo disappunto: «Questa decisione – è l’opinione di Nicola Procaccini – rappresenta un grave e preoccupante strappo allo Stato di diritto». Pd, Avs e M5S invece non nascondono la loro soddisfazione. L’idea di consegnare l’eurodeputata nelle mani della magistratura ungherese più volte sanzionata dalle autorità europee per il mancato rispetto dei principi basilari della giurisdizione, non tranquillizzano il centrosinistra. Che rimprovera il centrodestra di essere «garantista a corrente alternata».

Dopo questo voto i legali di Salis hanno voluto puntualizzare che la loro assistita non intende sottrarsi al processo ma solo in Italia può essere «rispettoso dei principi basilari. Basta la richiesta di procedere del ministro della Giustizia».

Le dinamiche della poltica italiana si rifletteranno dunque tra due settimane a Strasburgo. Per Salis il voto non sarà agevole.

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