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Flotilla, l’opposizione insorge: “Meloni fugge e aiuta ancora Israele”

La protesta nell'aula di Montecitorio

 

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I deputati di Avs, Pd e M5S occupano l’aula di Montecitorio dopo l’attacco nel Mediterraneo. Oggi informativa di Crosetto
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La misura è colma. Non basta che sia il ministro della Difesa Guido Crosetto a riferire in aula sugli attacchi alla Global Sumud Flotilla. Dopo che Giorgia Meloni ha accusato le opposizioni di essere «irresponsabili» e «usare la Flotilla» per «attaccare» il suo esecutivo, Elly Schlein chiede che sia la premier a «confrontarsi con il Parlamento, invece di fuggire come ha fatto fino ad oggi». Perché «irresponsabile – sostiene la segretaria del Pd – è un governo che continua a fornire aiuti militari a Israele senza sanzionare chi ogni giorno massacra donne e bambini».

Anche Giuseppe Conte dice di essere rimasto «senza parole» di fronte a una presidente del Consiglio che «attacca chi si mobilita contro il genocidio a Gaza» e definisce Meloni «una patriota al contrario». Persino Gianfranco Fini, l’ex presidente di Alleanza nazionale, padre politico della premier, non condanna Flotilla, anzi – ospite di La7 – la descrive come «un’iniziativa umanitaria lodevole: aiutare è un dovere morale e …

La misura è colma. Non basta che sia il ministro della Difesa Guido Crosetto a riferire in aula sugli attacchi alla Global Sumud Flotilla. Dopo che Giorgia Meloni ha accusato le opposizioni di essere «irresponsabili» e «usare la Flotilla» per «attaccare» il suo esecutivo, Elly Schlein chiede che sia la premier a «confrontarsi con il Parlamento, invece di fuggire come ha fatto fino ad oggi». Perché «irresponsabile – sostiene la segretaria del Pd – è un governo che continua a fornire aiuti militari a Israele senza sanzionare chi ogni giorno massacra donne e bambini».

Anche Giuseppe Conte dice di essere rimasto «senza parole» di fronte a una presidente del Consiglio che «attacca chi si mobilita contro il genocidio a Gaza» e definisce Meloni «una patriota al contrario». Persino Gianfranco Fini, l’ex presidente di Alleanza nazionale, padre politico della premier, non condanna Flotilla, anzi – ospite di La7 – la descrive come «un’iniziativa umanitaria lodevole: aiutare è un dovere morale e politico».

Le scintille, tra la premier e i leader delle opposizioni, arrivano dopo una giornata ad alta tensione. La seduta dell’aula della Camera è iniziata da poco quando i deputati del Pd, di M5S e Avs lasciano i propri scranni e si dirigono compatti verso i banchi del governo: «Blocchiamo i lavori. I ministri e la premier devono venire qui a spiegare cosa è successo nella notte a Flotilla». C’è chi indossa una maglietta con la bandiera della Palestina, chi la kefiah, nessuno ha intenzione di tornare al suo posto senza avere la certezza che almeno un componente dell’esecutivo riferirà in Parlamento.

Forte la protesta dei 5 Stelle che, con Stefania Ascari prima e Riccardo Ricciardi dopo, annunciano di essere pronti a bloccare «con ogni mezzo» i lavori parlamentari sia in Aula che nelle commissioni. Angelo Bonelli, co-leader di Avs, definisce i droni contro la Flotilla «un vero e proprio atto di pirateria e di terrorismo internazionale, di cui il governo non può non sapere». Il presidente di turno Giorgio Mulè prova a placare la protesta, ma niente da fare.

Nel frattempo però il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, si è già messo in contatto con il titolare della Difesa, Guido Crosetto, in missione in Lettonia, che dà la sua disponibilità a riferire. E infatti oggi alle 8.30 è in programma la sua informativa alla Camera e, due ore dopo, in Senato. E se a Montecitorio le contestazioni sono rientrate e i lavori ripresi, lo scontro si è spostato a palazzo Madama, dove M5S ha abbandonato l’emiciclo. «Non è possibile che dopo la notte da incubo - dicono Damante e Lopreiato - la maggioranza ci impone di occuparci della richiesta di conflitto di attribuzione avanzata dalla ministra Santanchè».

La battaglia parlamentare riprende oggi, anche perché il Pd chiede che sia la premier a spiegare. A maggior ragione dopo la sua proposta di subordinare il riconoscimento dello Stato di Palestina alla liberazione degli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas e all’esclusione di Hamas dal futuro della Palestina. Mossa che potrebbe diventare una risoluzione da votare in Aula il 2 ottobre, quando il ministro degli Esteri Antonio Tajani riferirà sul conflitto di Medioriente. E, dal canto loro, a questo appuntamento le opposizioni vogliono presentarsi con una risoluzione unitaria.

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