Sanità e Gaza. Ricci in attacco, Acquaroli in difesa: parità nel confronto tv, il match non è finito
dal nostro inviato Francesco BeiPESARO – Due stili opposti: esuberante, creativo e sempre all’attacco lo sfidante Matteo Ricci, compassato, diligente, quasi noioso l’uscente Francesco Acquaroli. Un unico terreno di incontro tra ricette divergenti, il riconoscimento di una regione in difficoltà: “Per colpa della destra che la governa da cinque anni” secondo Ricci, “per responsabilità della sinistra che l’ha governata per quindici” secondo Acquaroli. Il confronto diretto su Skytg24 tra Matteo Ricci, candidato di una coalizione che comprende tutta l’opposizione (tranne Azione) e il meloniano Francesco Acquaroli è l’unico match all’americana tra i due, senza gli altri candidati. E il risultato è una sostanziale parità, speculare a quella rilevata dagli ultimi sondaggi (con un leggero vantaggio per Acquaroli).
Per Ricci è quella sulla sanità “la battaglia madre” e promette di lottare fin dal primo giorno “insieme alle altre regioni per la sanità pubblica, per chiedere che sia finanziata almeno al 7% del Pil” con l’obiett…
PESARO – Due stili opposti: esuberante, creativo e sempre all’attacco lo sfidante Matteo Ricci, compassato, diligente, quasi noioso l’uscente Francesco Acquaroli. Un unico terreno di incontro tra ricette divergenti, il riconoscimento di una regione in difficoltà: “Per colpa della destra che la governa da cinque anni” secondo Ricci, “per responsabilità della sinistra che l’ha governata per quindici” secondo Acquaroli. Il confronto diretto su Skytg24 tra Matteo Ricci, candidato di una coalizione che comprende tutta l’opposizione (tranne Azione) e il meloniano Francesco Acquaroli è l’unico match all’americana tra i due, senza gli altri candidati. E il risultato è una sostanziale parità, speculare a quella rilevata dagli ultimi sondaggi (con un leggero vantaggio per Acquaroli).
Per Ricci è quella sulla sanità “la battaglia madre” e promette di lottare fin dal primo giorno “insieme alle altre regioni per la sanità pubblica, per chiedere che sia finanziata almeno al 7% del Pil” con l’obiettivo di “dimezzare le liste d’attesa”. Acquaroli su questo terreno gioca in difesa, non può dire che tutto va bene, ma ricorda cosa trovò all’inizio del suo mandato, “un progetto di ospedale unico per tutta la regione”, “programmazione inesistente”, “carenza di medici”. Di fronte a tutto ciò, “abbiamo dovuto ricostruire le aziende a livello provinciale e ora puntiamo a rimettere in piedi la sanità sul territorio”.
Botta e risposta con Ricci sulle responsabilità della mala gestione sulla sanità e il candidato del centrosinistra porta il primo affondo: “La smetta di dare la colpa a qualcun altro. Se proprio insiste, dia la colpa a Gian Mario Spacca, che ha governato per dieci anni e oggi è uno dei suoi principali alleati. Se la sanità è peggiorata dopo 5 anni si assuma la sua responsabilità”. Acquaroli e Ricci, incalzati dalla giornalista Giovanna Pancheri, girano però alla larga sul nome del futuro assessore regionale alla sanità, il posto più importante della giunta. Acquaroli rimanda a “una valutazione che faremo all’indomani delle elezioni”. Ricci incalza: “Loro stessi volevano cambiare assessore a metà legislatura perché non lo ritenevano adeguato, poi lo hanno commissariato”. Ma anche Ricci non risponde su chi farà l’assessore in caso di vittoria del centrosinistra: “Metteremo una persona competente”. E ci mancherebbe.
Su fine vita, ovvero su cosa faranno le Marche in assenza di una legge nazionale sul suicidio assistito, Acquaroli è più in difficoltà e rimanda a “una legge nazionale su cui sarebbe auspicabile un’ampia convergenza superando posizioni ideologiche”. Per Ricci invece, se il Parlamento nazionale continuerà a non decidere, “si dovrà fare una legge regionale, perché la vita è sacra ma noi dobbiamo rispettare la sofferenza delle persone”. E poi annuncia grande attenzione alla “questione sociale”, ovvero disabilità, anziani non autosufficienti, asili nido, ma soprattutto “la salute mentale, istituendo lo psicologo di comunità e lo psicologo in tutte le scuole”.
Si passa all’economia, con l’Istat che ha certificato un misero 0,4% di crescita regionale, la metà della media italiana. “Siamo una regione ferma – attacca Ricci e sulla Zes non hanno messo un euro. Se non fosse una cosa finta avrebbero fatto un decreto legge, invece hanno previsto solo un disegno di legge”. Acquaroli risponde: “La Zes è un’opportunità vera, è finanziata per intero e sarà convertita in legge il prima possibile”. Quanto allo 0,4% di crescita, “è lo stesso risultato dell’Emilia-Romagna”. Inoltre le Marche sono “la prima regione d’Italia per l’utilizzo dei fondi sociali europei”.
Le botte più forti sono sui trasporti. Con Ricci che attacca per “il furto” che sarebbe stato perpetrato dal governo, nel silenzio di Acquaroli (“gliel’hanno fatta sotto il naso o l’hanno avvertita?”), per i due miliardi “messi da Draghi per l’arretramento della ferrovia adriatica e spostati da Salvini sul Ponte di Messina”. Nessun furto per il governatore uscente, solo “un cambio di visione: non il by-pass del ministro Giovanni ma l’arrivo dell’alta velocità con Salvini”. Il ping pong va avanti su tutto, dalla giustizia, alle imprese, dalle tasse ai giovani. Entrambi stanno sul pezzo ed entrambi scivolano su incomprensibili slogan da addetti ai lavori. Ricci si perde sulla proposta di “un gemello digitale” e una fantomatica “super app” sanitaria. Acquaroli sembra un robot quando si lancia a parlare di “utilizzo dei Fesr” senza spiegare cosa siano (è il fondo europeo di sviluppo regionale con cui l’Ue aiuta i territori).
Il fuoco d’artificio più forte però lo spara Matteo Ricci, sfruttando l’indignazione crescente per i massacri a Gaza. “Nel primo consiglio regionale le Marche riconosceranno lo Stato palestinese”. Acquaroli non ha bisogno di colpi di scena, gli basta non subire troppi gol. “Vota Acquaroli chi si accontenta di questa mediocrità”, lo sfotte Ricci. Si vedrà lunedì chi dei due incarna meglio lo spirito dei marchigiani, se il compassato piceno o l’effervescente pesarese.