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Flotilla a Mattarella: “Non cambiamo rotta, valutiamo mediazioni”. E la portavoce torna in Italia

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Da Creta parla la portavoce italiana Delia: “Se si apre un canale umanitario permanente per far entrare aiuti, potremmo considerarlo”
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“Se mediazione significa aprire un canale umanitario permanente per far entrare aiuti e non una soluzione una tantum, con una finestra che si chiude appena la Flotilla vira per tornare a casa, potremmo valutarla. Ovviamente significa anche che gli aiuti arrivino e Israele non possa, come attualmente succede, bloccare i biscotti ‘perché forniscono un apporto calorico troppo alto’ o le incubatrici. Al momento, rimaniamo fermi nell’idea di rotta”. Da Creta, dove le 47 barche della missione civile internazionale da ventiquattro ore sono ferme in attesa che il tempo torni clemente, la portavoce italiana della missione Flotilla Maria Elena Delia risponde all’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E pur ribadendo la linea di fermezza del comitato direttivo, sembra aprire uno spiraglio, che lei stessa potrebbe esplorare. Per conto della delegazione italiana, scenderà per gestire direttamente la trattativa con le istituzioni.

“Se mediazione significa aprire un canale umanitario permanente per far entrare aiuti e non una soluzione una tantum, con una finestra che si chiude appena la Flotilla vira per tornare a casa, potremmo valutarla. Ovviamente significa anche che gli aiuti arrivino e Israele non possa, come attualmente succede, bloccare i biscotti ‘perché forniscono un apporto calorico troppo alto’ o le incubatrici. Al momento, rimaniamo fermi nell’idea di rotta”. Da Creta, dove le 47 barche della missione civile internazionale da ventiquattro ore sono ferme in attesa che il tempo torni clemente, la portavoce italiana della missione Flotilla Maria Elena Delia risponde all’appello del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. E pur ribadendo la linea di fermezza del comitato direttivo, sembra aprire uno spiraglio, che lei stessa potrebbe esplorare. Per conto della delegazione italiana, scenderà per gestire direttamente la trattativa con le istituzioni.

Il capo di Stato ha chiesto agli equipaggi di evitare di mettere a “rischio l’incolumità di ogni persona”, salvaguardando l’obiettivo di “far pervenire gli aiuti raccolti alla popolazione in sofferenza” a Gaza. “Ma bisogna chiarire una cosa – sottolinea Delia - questa proposta arriva per togliere la patata bollente dalle mani di governi che si sono rifiutati di prendere una posizione chiara di fronte alle continue violazioni del diritto internazionale di Israele o vogliono davvero aprire un canale sicuro per portare aiuti a Gaza?”.

Al momento non ci sono risposte chiare al quesito. Il comitato direttivo della Flotilla anche stamattina ha ricordato che “il diritto internazionale è dalla nostra parte” e ribadito il proprio no alla proposta di lasciare gli aiuti a Cipro, da dove il patriarcato latino dovrebbe trasferirli prima al porto di Ashkelon poi alla Striscia. “L’obiettivo – continuano a ripetere e spiegano con tanto di slide – non è semplicemente portare aiuti, perché il sistema di distribuzione non funziona”. Gaza, spiegano, rimane una prigione a cielo aperto in cui Israele decide cosa e chi far entrare “e questo anche grazie alla comunità internazionale che lo ha permesso”. Ma se la situazione cambiasse, margini per una mediazione forse ci potrebbero essere, c’è una discussione in corso, con un unico punto saldo – affermano - fare quello che è meglio per Gaza, non per gli equipaggi.

“Lo abbiamo detto fin dal principio. Questa missione nasce perché i governi sono stati inerti, per fare quello che avrebbero dovuto fare in soccorso di una popolazione contro cui la fame viene usata come arma di guerra e contro un genocidio in corso. Se comporta che gli Stati finalmente agiscano nei confronti di Israele con sanzioni, pressioni e embargo perché finalmente rispetti il diritto internazionale – come chiede anche l’Onu – possiamo ragionare”.

Su Creta imperversa il maltempo. C’è vento forte e onde alte, che una barca a vela anche piccola potrebbe affrontare, ma che diventano proibitive e a rischio vita in caso di attacco. Ne sono stati annunciati di imminenti – entro 48 ore, hanno sussurrato fonti di intelligence alla Flotilla che ieri lo ha reso pubblico – ed è uno dei motivi che sta portando a valutare se partire o meno già in giornata. Rimanendo in acque territoriali greche, si ragiona, non si dovrebbero correre rischi, almeno sulla carta, e aprire le vele con tempo migliore metterebbe forse al riparo da conseguenze potenzialmente tragiche in caso di attacchi. “Noi siamo una missione umanitaria – ricordano da bordo – che ci si debba preoccupare anche di questo dimostra chi stia violando palesemente il diritto internazionale”.

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