✕

Marche, l’astensionismo preoccupa Acquaroli: “Non cantiamo vittoria”

(ansa)

Ascolta l'audio

Il governatore teme che la metà degli elettori resti a casa. E nel confronto con Ricci spunta il fattore Gaza
2 minuti di lettura

Nella piazza di Macerata, sotto lo sguardo severo di un Matteo Ricci di pietra (quello vero, il gesuita) che lo osserva dalla facciata della cattedrale, Francesco Acquaroli festeggia con una grande torta il suo cinquantunesimo compleanno. Tanti auguri cantato in coro dai militanti, foto con Matteo Salvini, che nelle Marche ha messo le tende da una settimana, ma di festeggiare non c’è tanta voglia. Perché, nonostante i sondaggi lo diano avanti – seppur non in zona di sicurezza –, nel centrodestra sta salendo la preoccupazione per l’impatto di due fattori esogeni: la scarsa partecipazione al voto e la crisi a Gaza.

«L’astensione può essere un problema…», ammette a mezza bocca il presidente uscente prima di salire sul palco. Ma è soprattutto Matteo Salvini a lanciare l’allarme: «Non si potrebbero fornire i numeri dei sondaggi, ma posso dirvi che siamo avanti. Però dipende tutto dall’affluenza. Se la metà dei marchigiani se ne resta a casa per andare a caccia o perché è convinto che tanto…

Nella piazza di Macerata, sotto lo sguardo severo di un Matteo Ricci di pietra (quello vero, il gesuita) che lo osserva dalla facciata della cattedrale, Francesco Acquaroli festeggia con una grande torta il suo cinquantunesimo compleanno. Tanti auguri cantato in coro dai militanti, foto con Matteo Salvini, che nelle Marche ha messo le tende da una settimana, ma di festeggiare non c’è tanta voglia. Perché, nonostante i sondaggi lo diano avanti – seppur non in zona di sicurezza –, nel centrodestra sta salendo la preoccupazione per l’impatto di due fattori esogeni: la scarsa partecipazione al voto e la crisi a Gaza.

«L’astensione può essere un problema…», ammette a mezza bocca il presidente uscente prima di salire sul palco. Ma è soprattutto Matteo Salvini a lanciare l’allarme: «Non si potrebbero fornire i numeri dei sondaggi, ma posso dirvi che siamo avanti. Però dipende tutto dall’affluenza. Se la metà dei marchigiani se ne resta a casa per andare a caccia o perché è convinto che tanto abbiamo vinto, è un grandissimo errore. Stavolta ogni voto conta».

L’incubo è che la partita si giochi per – letteralmente - una manciata di voti. Come lo scorso anno in Liguria, quando Marco Bucci batté Andrea Orlando per un soffio, appena 8400 voti. Peggio ancora a Foligno, dove la destra prevalse al comune per meno di trenta voti su 40 mila aventi diritto. L’astensionismo è la mala bestia che può far sballare tutti i calcoli, anche perché non si sa in quali province colpirà di più. Di certo tutti i sondaggi prevedono che l’affluenza ballerà intorno al cinquanta per cento, difficile fare come cinque anni fa quando i marchigiani alle urne furono quasi il sessanta per cento (59,7).

L’altro brutto presentimento che aleggia sulle ultime battute della campagna è l’influenza della guerra a Gaza. E non è un caso che Matteo Ricci, nell’unico faccia a faccia televisivo con il suo contendente, organizzato ieri mattina su SkyTg24, abbia giocato a sorpresa la carta della solidarietà con i gazawi: «Se vinceremo – ha annunciato – al primo consiglio regionale procederemo al riconoscimento della Palestina. E lanceremo il gemellaggio con Rafah, perché tanti marchigiani vogliono aiutare quelle popolazioni martoriate con aiuti veri, esattamente come stanno facendo quelle persone straordinarie a bordo della Flotilla, che si stanno sostituendo a ciò che dovrebbero fare gli Stati europei».

Persino su questa piazza del comizio di Acquaroli con Salvini, il bar d’angolo espone un bandierone palestinese all’esterno. La situazione si è scaldata dopo le manifestazioni della scorsa settimana e, soprattutto, dopo gli attacchi “misteriosi” alle imbarcazioni in navigazione verso Gaza. «C’è tensione per la politica internazionale – sospira Acquaroli – ma penso che la gente poi voti pensando alla sanità, ai trasporti, alle infrastrutture». Il capo della Lega sembra invece più in apprensione. E indossa il saio francescano del pacifista per allontanare lo spettro di una crisi scatenata da un possibile attacco israeliano: «Spero che la volontà di chi è in mare, in questo momento, sia di aiutare la gente a Gaza, non di cercare lo scontro perché, quando entri in una zona di guerra ti metti a rischio. Siccome quelle vite per me sono preziose e siccome ci sono anche una sessantina di italiani su quelle barche, spero che, avendo dimostrato al mondo tutto quello che vogliamo dimostrare, ascoltino l’appello della Chiesa Cattolica, del cardinale Pizzaballa, consegnino tutti i viveri e le medicine e non mettano a rischio le loro vite».

E se la mobilitazione pro Gaza scaldasse e motivasse gli elettori marchigiani più delle promesse di gallerie e nuovi ospedali? Il sospetto c’è. Anche perché, ovunque sia apparso, Salvini in questi giorni si è trovato davanti qualche protesta pro-pal. Ieri ad Ascoli Piceno ha anche perso la pazienza quando alcuni ragazzi si sono avvicinati troppo ed è sbottato in un fuori onda diventato subito virale: «Non è possibile che arrivino a 5 metri da me. Perché non c’è la polizia? Che arrivino qua a darmi dell’assassino mi girano i c…». E mancano ancora tre giorni al voto.

Leggi i commenti