Neppure i toni pacati, per certi versi riparatori, utilizzati in aula dal ministro Crosetto per rimediare all’invettiva newyorkese di Giorgia Meloni riescono a placare le opposizioni, inviperite per le accuse pesantissime lanciate dalla presidente del Consiglio contro la Flottilla, e contro di loro. Convitata di pietra di un dibattito parlamentare che resta polarizzato, destra vs sinistra, nonostante le bombe di Netanyahu seguitino a uccidere, aggravando la catastrofe umanitaria nella Striscia.
«Meloni ha detto che tutto quel che succede in Italia è contro di lei e non per dare sollievo a Gaza», tuona Elly Schlein. «Ma davvero pensa che fra le centinaia di migliaia di persone scese in piazza in questi giorni non ce ne sia nemmeno una che abbia votato per lei? Ma lo vede che la maggioranza degli italiani vuole il riconoscimento della Palestina? Che cosa aspettate? Che non ci sia più nulla da riconoscere? Ma davvero crede che la Flotilla sia lì per fare un dispetto a lei?» insiste la se…
Neppure i toni pacati, per certi versi riparatori, utilizzati in aula dal ministro Crosetto per rimediare all’invettiva newyorkese di Giorgia Meloni riescono a placare le opposizioni, inviperite per le accuse pesantissime lanciate dalla presidente del Consiglio contro la Flottilla, e contro di loro. Convitata di pietra di un dibattito parlamentare che resta polarizzato, destra vs sinistra, nonostante le bombe di Netanyahu seguitino a uccidere, aggravando la catastrofe umanitaria nella Striscia.
«Meloni ha detto che tutto quel che succede in Italia è contro di lei e non per dare sollievo a Gaza», tuona Elly Schlein. «Ma davvero pensa che fra le centinaia di migliaia di persone scese in piazza in questi giorni non ce ne sia nemmeno una che abbia votato per lei? Ma lo vede che la maggioranza degli italiani vuole il riconoscimento della Palestina? Che cosa aspettate? Che non ci sia più nulla da riconoscere? Ma davvero crede che la Flotilla sia lì per fare un dispetto a lei?» insiste la segretaria del Pd. «Esca dalla megalomania», affonda Schlein. «Non si era mai visto un premier che usa il palcoscenico internazionale per attaccare l’opposizione. È andata a New York per insultare gli avversari politici e i giudici, cioè è andata alle Nazioni Unite per dividere la nazione».
È questo il mood. La postura, molto trumpiana, dell’inquilina di palazzo Chigi che fa a pugni — notano le opposizioni — con la pacatezza del ministro della Difesa. Invitato da Maria Elena Boschi a intervenire per convincerla ad «abbassare i toni». Non ha dubbi Riccardo Magi di +Europa: «Meloni sulla politica estera ha le idee confuse e vede complotti ovunque». Mentre il 5S Francesco Silvestri censura il «governo matrioska, su Gaza avete tre posizioni diverse». Ironizzando sulla linea della premier: «Sostiene che il riconoscimento della Palestina è un favore ad Hamas, ma pure il papa dice che farlo aiuta la pace. Allora chiedo: presidente, anche il papa è un amico di Hamas?». Tutti preoccupati che possa franare il canale aperto dal Vaticano per far sbarcare a Gaza — attraverso Cipro — i viveri caricati sulla Fotilla. E sempre per la stessa ragione.
Lo dice chiaro il verde Angelo Bonelli: «Nel governo c’è qualcuno che vuole far saltare la mediazione. E questo qualcuno si chiama Giorgia Meloni». Lo pensa pura Peppe Provenzano: «Parlare in mondovisione di una trattativa in corso per sabotarla è l’ennesimo atto di irresponsabilità della presidente del Consiglio», denuncia il deputato dem. Il quale si incarica poi di precisare i contorni del negoziato e lanciare un segnale: «Il patriarcato latino in terra Santa va ringraziato per la disponibilità a una mediazione che, fuori da ogni strumentalizzazione politica, possa raggiungere l’obiettivo di far arrivare gli aiuti in Palestina». Ergo: è la Chiesa il motore. E a lavorarci non è solo l’esecutivo, ma anche le forze della minoranza (con Schlein in persona) che hanno loro parlamentari a bordo.
Uno scontro che rischia di ripetersi giovedì prossimo, quando sono previste le comunicazioni del ministro degli Esteri Tajani. Scontata la battaglia sulle risoluzioni. Il centrodestra ne ha annunciata una per riconoscere la Palestina a due condizioni: estromissione di Hamas e liberazione di tutti gli ostaggi. A cui la Lega vorrebbe aggiungerne una terza: che anche lo stato palestinese riconosca lo stato di Israele. Clausole che tuttavia non convincono Carlo Calenda, fin qui assai morbido con la maggioranza: «Questa proposta non va bene. È difficile dire ad Hamas “rilascia gli ostaggi”». Pd, M5S e Avs sono invece alle prese con la stesura di un documento unitario. Obiettivo: allargare alle altre opposizioni, ma «senza annacquare il testo» che deve contenere impegni «chiari e netti». Tant’è che Azione, Iv e +Eu potrebbero presentarne uno alternativo. Su cui provare a far convergere i riformisti del Pd.