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Flotilla, la portavoce Delia: "Bene la disponibilità di Tajani, l'incontro avvenga al più presto"

Maria Elena Delia, portavoce italiana Flotilla (ansa)

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“Io sarò a Roma in rappresentanza della delegazione italiana e so che molti capitani, anche di altre nazionalità, sarebbero aperti a una mediazione che non porti a una semplice consegna di un carico di aiuti”
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“Mi fa molto piacere che la nostra richiesta sia stata accolta e che ci sia disponibilità a considerare le nostre istanze, spero che questo incontro avvenga al più presto”. La portavoce della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia è ancora a Creta, mentre il vicepremier Tajani, dalla festa di Forza Italia di Telese Terme, apre a un incontro. I tempi, plausibilmente, saranno brevi: Delia sta rientrando in Italia “per un’interlocuzione diretta con le istituzioni” mentre le 47 barche si preparano a mettere la prua verso Gaza.

Con che mandato torna in Italia?

“Parlerò per la delegazione italiana, di cui sono portavoce e alla luce della discussione che c’è stata tra noi dopo gli attacchi in acque internazionali al largo di Creta che abbiamo subito. Ma sono un membro del comitato direttivo, che ovviamente verrà messo al corrente di ogni proposta di mediazione sul tavolo”.

C’è un punto di caduta che per voi sarebbe accettabile?

“Non lo è la semplice consegna di un…

“Mi fa molto piacere che la nostra richiesta sia stata accolta e che ci sia disponibilità a considerare le nostre istanze, spero che questo incontro avvenga al più presto”. La portavoce della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla Maria Elena Delia è ancora a Creta, mentre il vicepremier Tajani, dalla festa di Forza Italia di Telese Terme, apre a un incontro. I tempi, plausibilmente, saranno brevi: Delia sta rientrando in Italia “per un’interlocuzione diretta con le istituzioni” mentre le 47 barche si preparano a mettere la prua verso Gaza.

Con che mandato torna in Italia?

“Parlerò per la delegazione italiana, di cui sono portavoce e alla luce della discussione che c’è stata tra noi dopo gli attacchi in acque internazionali al largo di Creta che abbiamo subito. Ma sono un membro del comitato direttivo, che ovviamente verrà messo al corrente di ogni proposta di mediazione sul tavolo”.

C’è un punto di caduta che per voi sarebbe accettabile?

“Non lo è la semplice consegna di un carico di aiuti. Questa missione nasce con due obiettivi. Uno, richiamare l’attenzione della comunità internazionale su quello che sta succedendo a Gaza, evidenziare le violazioni del diritto internazionale e portare gli Stati a una presa di posizione. Questo credo che in parte sia stato raggiunto. Due aprire un canale umanitario permanente: che siano navi Onu o degli Stati a arrivare via mare alla Striscia, o aprire un canale via terra sicuro che non venga bloccato ai valichi. E poi c’è ovviamente la tutela dell’incolumità degli equipaggi, che per noi è un punto imprescindibile”.

E come si dovrebbe raggiungere?

“Bisogna richiamare Israele ai propri obblighi internazionali: quella in mare è una missione umanitaria civile che è stata attaccata in acque internazionali, per altro ben lontane dalla Striscia. È così difficile parlare di sanzioni o di embargo? Noi siamo aperti a proposte concrete, che non possono limitarsi a chiederci un passo indietro”.

Quegli attacchi che peso hanno avuto all’interno della Flotilla?

“Noi eravamo preparati a essere intercettati e arrestati, ma un tiro al bersaglio che mette a rischio la vita degli equipaggi è una cosa molto diversa. Come si possa accettare e normalizzare una cosa del genere, è uno dei punti della questione. Quell’episodio ha fatto riflettere molti, anche perché incidenti ancor più gravi rischierebbero di distogliere ulteriormente l’attenzione dal genocidio in corso a Gaza. Nessuno si ferma, la missione va avanti, in caso di proposte concrete valutiamo, non c’è nessuna necessità di farsi male per forza”.

Accettare una proposta vincolerebbe tutta la Flotilla?

“Io sarò a Roma in rappresentanza della delegazione italiana e so che molti capitani, anche di altre nazionalità, sarebbero aperti a una mediazione che porta – ci tengo a precisarlo – a risultati concreti, non per noi ma per le persone di Gaza. Alcuni potrebbero decidere di andare avanti comunque, ma l’obiettivo è costruire una strada che offra l’opportunità di scegliere come raggiungere un obiettivo reale e tangibile”.

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