Presidente della comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo conosce bene i corridoi umanitari e le difficoltà nelle mediazioni necessarie.
Il presidente Mattarella è intervenuto per chiedere che la Flotilla accolga la mediazione dei cardinali Zuppi e Pizzaballa evitando i rischi per le persone.
«Ho molto apprezzato l’intervento del presidente Mattarella, che vista la gravità della situazione è anche andato al di là della sua proverbiale riservatezza per esprimere la propria preoccupazione per la situazione che si è creata. Capisco dalla comunicazione del Quirinale che c’è timore per l’incolumità delle persone e per l’atteggiamento che il governo Netanyahu può avere nei loro confronti anche quando sono in acque internazionali».
Gli esponenti della Flotilla hanno spiegato che il loro obiettivo è anche mostrare al mondo l’isolamento di Gaza e il mancato rispetto del diritto umanitario da parte del governo israeliano.
«Condivido la posizione del presidente Mattarella perché ad oggi quals…
Presidente della comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo conosce bene i corridoi umanitari e le difficoltà nelle mediazioni necessarie.
Il presidente Mattarella è intervenuto per chiedere che la Flotilla accolga la mediazione dei cardinali Zuppi e Pizzaballa evitando i rischi per le persone.
«Ho molto apprezzato l’intervento del presidente Mattarella, che vista la gravità della situazione è anche andato al di là della sua proverbiale riservatezza per esprimere la propria preoccupazione per la situazione che si è creata. Capisco dalla comunicazione del Quirinale che c’è timore per l’incolumità delle persone e per l’atteggiamento che il governo Netanyahu può avere nei loro confronti anche quando sono in acque internazionali».
Gli esponenti della Flotilla hanno spiegato che il loro obiettivo è anche mostrare al mondo l’isolamento di Gaza e il mancato rispetto del diritto umanitario da parte del governo israeliano.
«Condivido la posizione del presidente Mattarella perché ad oggi qualsiasi tentativo finalizzato a chiedere al governo Netanyahu un atteggiamento di proporzionalità nel rispetto del diritto umanitario non è stato rispettato. C’è il rischio che le persone a bordo della Flotilla siano in pericolo. Se l’obiettivo principale è portare gli aiuti umanitari, mi sembra che la posizione giusta sia di raccogliere la proposta di mediazione attraverso il patriarcato di Gerusalemme affinché gli aiuti arrivino attraverso Cipro».
Come tenere insieme le esigenze umanitarie e quelle di un dimostrazione politica?
«Gli esponenti della Flotilla hanno già dimostrato che siamo in una situazione di mancato rispetto del diritto internazionale e umanitario. La dimostrazione già c’è stata, risparmiamo vite umane e soprattutto facciamo di tutto per fare arrivare gli aiuti umanitari a destinazione. La mediazione è la risposta giusta».
Voi di Sant’Egidio, esperti di corridoi umanitari, conoscete bene le difficoltà delle mediazioni.
«Siamo esperti soprattutto di vie legali e stiamo trattando a partire da regolamenti europei che consentono queste vie legali complementari ai decreti flussi e alle leggi sull’immigrazione. In alcune situazioni però in effetti c’è una trattativa, ad esempio per fare uscire i migranti dalla Libia o quelli provenienti dall’Afghanistan: ci sono profughi afghani in Pakistan e Iran e ora si tratta di convincere questi governi a fare i visti per fare uscire gli afghani. Oggi siamo molto soddisfatti di avere aperto un nuovo corridoio da Libano perché in Medio Oriente ci sono persone e famiglie in sofferenza che chiedono di trovare un futuro in Europa. I corridoi umanitari coniugano accoglienza e integrazione, e sono anche una risposta a milioni di italiani che chiedono un’iniziativa umanitaria alle tragedie alle quali assistiamo».
Di fronte alle immagini drammatiche di Gaza cosa è opportuno fare?
«In sede Onu ci sono proposte interessanti, una è quella fatta dal presidente francese Macron, che ha indicato un possibile piano di pace in cui molto chiaramente si parla della condanna totale di Hamas, del rilascio degli ostaggi, della fine dell’occupazione militare israeliana di Gaza e del riconoscimento dello Stato di Palestina».