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Meloni ringrazia il Colle per l’appello alla Flotilla. L’idea delle navi Ue da usare come barriera

Giorgia Meloni (ansa)

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La premier: bene l’opposizione. Tajani apre a un incontro con la portavoce Delia. Fregate italiane e spagnole come “cuscinetto”
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ROMA – Una batteria di chiamate mattutine con Guido Crosetto e Antonio Tajani. I contatti con il Quirinale. Il grande cruccio di Giorgia Meloni è uno: che la Flotilla forzi il blocco israeliano a largo di Gaza. O che ancora prima subisca nuovi, più pesanti attacchi dell’Idf, tramite i droni, come quattro notti fa. A bordo ci sono 45 italiani, 4 parlamentari di opposizione. Per questo a sera la premier ha gioco facile nell’elogiare gli sforzi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «a cui siamo grati», annota su X. Ringrazia per una volta pure le opposizioni, Meloni. O meglio: quegli «esponenti e partiti che hanno invitato gli attivisti della Flotilla ad accettare le alternative proposte e in particolare a consegnare gli aiuti a Cipro, al patriarcato di Gerusalemme». Dopo avere chiamato «irresponsabili» gli attivisti della flottiglia, accusandoli di voler muovere verso la Striscia per colpire lei e il suo governo, Meloni scrive che «in questa fase è fondamentale lavorare pe…

ROMA – Una batteria di chiamate mattutine con Guido Crosetto e Antonio Tajani. I contatti con il Quirinale. Il grande cruccio di Giorgia Meloni è uno: che la Flotilla forzi il blocco israeliano a largo di Gaza. O che ancora prima subisca nuovi, più pesanti attacchi dell’Idf, tramite i droni, come quattro notti fa. A bordo ci sono 45 italiani, 4 parlamentari di opposizione. Per questo a sera la premier ha gioco facile nell’elogiare gli sforzi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, «a cui siamo grati», annota su X. Ringrazia per una volta pure le opposizioni, Meloni. O meglio: quegli «esponenti e partiti che hanno invitato gli attivisti della Flotilla ad accettare le alternative proposte e in particolare a consegnare gli aiuti a Cipro, al patriarcato di Gerusalemme». Dopo avere chiamato «irresponsabili» gli attivisti della flottiglia, accusandoli di voler muovere verso la Striscia per colpire lei e il suo governo, Meloni scrive che «in questa fase è fondamentale lavorare per garantire l’incolumità delle persone». La premier tenta anche di incunearsi tra le varie anime del movimento: non bisogna «assecondare chi sostiene che l’obiettivo dell’iniziativa debba essere forzare il blocco navale israeliano». La scelta, aggiunge, «sarebbe estremamente pericolosa».

Sia Crosetto che Tajani sentono intanto il presidente della Cei, Matteo Zuppi, sia diversi leader di opposizione, per caldeggiare l’opzione Cipro. In ambienti di governo si ipotizza una consegna con le autorità ecclesiastiche presenti, come lo stesso arcivescovo di Bologna o il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Quanto alla portavoce della delegazione italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, di rientro a Roma con l’auspicio di un incontro alla Farnesina, dagli uffici di Tajani aprono: se ci sarà una richiesta, valutiamo un faccia a faccia.

Ma in queste ore l’esecutivo lavora anche allo scenario che considera peggiore. Se cioè la flottiglia decidesse di tirare dritto, verso Gaza. Sconfinando nelle acque sotto il controllo di Tel Aviv. La Marina militare italiana, apprende Repubblica da fonti informate, si sta raccordando con la Marina spagnola. Sia Roma che Madrid hanno dato precise regole d’ingaggio: le fregate non forniranno alcun tipo di assistenza militare, a difesa delle imbarcazioni degli attivisti. Si limiteranno al soccorso umanitario. Significa che se arrivassero nuovi attacchi dai droni, non interverrebbero. Non solo: alla nostra “Alpino” è stato dato mandato di tenersi a distanza di diverse miglia dalla flottiglia. «Non in prossimità». Sia l’ambasciatore italiano a Tel Aviv, Luca Ferrari, sia il ministro degli Esteri Tajani, parlando con le controparti israeliane, hanno spiegato che l’Italia non intende dar seguito ad alcun tipo di operazione militare, anche di pura difesa delle barche della missione.

Se l’ultima trattativa precipitasse, il piano B che sta discutendo il governo (e di cui sono stati informati anche alcuni esponenti di opposizione) è uno: allestire una sorta di filtro, o cuscinetto, sul limitare delle acque internazionali. Con l’obiettivo di evitare che la flottiglia entri nell’area sotto il controllo israeliano, col rischio concretissimo di essere attaccato. In questo ipotetico scenario non sarebbe solo la “Alpino” a fare da interposizione: dovrebbe partecipare anche la nave dell’esercito spagnolo e di altri paesi. La Grecia ha già attivato i mezzi della guardia costiera.

A Palazzo Chigi sperano che tutto questo non sia necessario. E c’è chi si concentra sul fronte interno, tornando ad accreditare la narrazione di un clima d’odio che starebbe montando nel Paese. Il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, ieri lanciava questo allarme: «C’è una intenzione da parte di alcuni di trasformare questa vicenda in qualcosa che potrà riflettersi nelle nostre piazze». Da qui un vertice ieri con i dirigenti del ministero, «per vedere come ci dobbiamo organizzare nelle principali città la prossima settimana»

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