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La Flotilla verso Gaza, Tajani sente la portavoce: rischi a forzare il blocco

(ansa)

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Le navi ripartono da Creta, in nottata subito avvistati diversi droni. A Roma la trattativa tra il governo e la delegazione, oggi gli incontri
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Sole pronto a tramontare, vento che molla la presa, quarantasei barche che una dopo l’altra mettono la prua a Sud. Dopo due giorni di sosta obbligata a Creta per riparare barche e animi dopo gli attacchi subiti, riparte la Global Sumud Flotilla, mentre dall’Italia altre tredici barche si muovono verso la Striscia. Fedele a quanto annunciato, la flotta umanitaria non modifica la sua rotta, anche se a Roma la trattativa, quanto meno con la delegazione italiana, va avanti.

Nella serata di ieri c’è stata una prima telefonata di mezz’ora tra la portavoce Maria Elena Delia e il ministro Antonio Tajani, che subito dopo si è confrontato con la premier Giorgia Meloni. Il vicepremier sostiene di aver parlato «da padre», raccomandando «prudenza e un atteggiamento non violento» e soprattutto«sconsigliando di forzare il blocco». Gli israeliani, rivela, gli avrebbero garantito che non useranno la violenza, tuttavia, ammette, «la situazione è preoccupante», anche perché gli italiani sono sparpagliat…

Sole pronto a tramontare, vento che molla la presa, quarantasei barche che una dopo l’altra mettono la prua a Sud. Dopo due giorni di sosta obbligata a Creta per riparare barche e animi dopo gli attacchi subiti, riparte la Global Sumud Flotilla, mentre dall’Italia altre tredici barche si muovono verso la Striscia. Fedele a quanto annunciato, la flotta umanitaria non modifica la sua rotta, anche se a Roma la trattativa, quanto meno con la delegazione italiana, va avanti.

Nella serata di ieri c’è stata una prima telefonata di mezz’ora tra la portavoce Maria Elena Delia e il ministro Antonio Tajani, che subito dopo si è confrontato con la premier Giorgia Meloni. Il vicepremier sostiene di aver parlato «da padre», raccomandando «prudenza e un atteggiamento non violento» e soprattutto«sconsigliando di forzare il blocco». Gli israeliani, rivela, gli avrebbero garantito che non useranno la violenza, tuttavia, ammette, «la situazione è preoccupante», anche perché gli italiani sono sparpagliati su barche con bandiere diverse e la fregata Alpino non potrà «in nessun caso» essere impegnata «in operazioni militari». E auspica: «Spero ancora possa succedere qualcosa». Agli atti resta la proposta, ribadita dal presidente Cei Matteo Zuppi, di consegnare gli aiuti al patriarcato latino a Cipro. Per gli attivisti italiani però una soluzione di compromesso passa solo dall’apertura di un canale umanitario permanente. Già oggi o domani Delia potrebbe vedere Tajani. Contatti ci sarebbero anche con il ministro Crosetto, ma nessun appuntamento è ancora fissato. In agenda per oggi sono invece gli incontri con Elly Schlein, segretaria Pd, e Giuseppe Conte, leader M5s.

Nel frattempo la Flotilla continua il suo viaggio. «Direzione Gaza, senza ulteriori soste», assicurano dal comitato direttivo della Sumud, quando l’isola di Koufonisi è già alle spalle. È un rischio partire di notte: le acque territoriali sono solo sei miglia e fuori dall’ombrello garantito dalla Grecia, tutti sanno che potrebbe esserci un altro attacco. Fonti dei servizi nei giorni scorsi lo hanno fatto sapere agli equipaggi, sottolineando che potrebbe essere anche più duro dei precedenti, mentre Israele non ha certo lesinato minacce a quella che definisce la “Flotilla di Hamas”. «Ci bollano così per giustificare un attacco — si è ragionato a bordo — lo fanno per gli ospedali, possono farlo per una missione umanitaria».

Preoccupazioni che hanno fatto breccia. Un po’ per paura, un po’ per stanchezza, alcuni, fra cui dieci italiani, hanno preferito sbarcare. «Ma andiamo avanti, siamo 40», fa sapere la delegazione del nostro Paese. Anche Arci, che sulla sua Karma ospita i parlamentari Annalisa Corrado e Arturo Scotto e il consigliere regionale Paolo Romano, tutti del Pd, continua la missione «per rompere l’assedio e fermare il genocidio» e al governo chiede di proteggere barche e equipaggi «da atti di pirateria e azioni violente dell’esercito israeliano». Convinta ad andare fino in fondo l’eurodeputata Benedetta Scuderi, a bordo di un’altra barca insieme al 5S Marco Croatti, «l’obiettivo è chiaro e immutabile: aprire un canale umanitario», dice.

Sui social FdI li prende di mira e chiede ai leader del centrosinistra di «fermare l’assurda e inutile provocazione». Ma il Pd conferma il supporto ai «“senza potere” che - dice Francesco Boccia - fanno quello che i governi non hanno il coraggio di fare». «Qualsiasi decisione prendano, li sosterremo», afferma il leader 5S Giuseppe Conte. Ma via via che le 46 barche si avvicinano a Gaza, la preoccupazione cresce, anche perché nel buio della notte alcuni droni tornano a volare sulla Flotilla. Resta la speranza in una trattativa concreta.

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