“Come si riconoscono?”, bufera per le frasi sui gay a Unomattina in famiglia
di Serena RiformatoROMA – Ore 8.40 circa, primo canale della tv pubblica. Dallo studio di Unomattina in famiglia va in onda un dibattito surreale. Si commenta un piccolo caso locale: in un paese abruzzese è comparso un annuncio di lavoro singolare: “Parrucchiere gay cercasi”. Lo spunto è scivoloso. E infatti, al tavolo del programma mattutino, la conversazione deraglia in fretta. Fino al culmine: «Ma il gay come si riconosce?», chiede (seria) la conduttrice Ingrid Muccitelli. La risposta è persino peggio: «Eh si riconosce, dai», dice la giornalista Concita Borrelli con il tono di chi la sa lunga. «Usciamo dall’ipocrisia. Io ho i radar, basta un gesto, una parola, anche un ammiccamento della bocca». Alla lettera. Non basta che il secondo ospite, Alessandro Cecchi Paone, tenti di correggere il tiro: «Non è che si veda necessariamente se uno è gay. Il mondo è pieno di soldati e camionisti gay». «Si riconoscono pure quelli», insiste Borrelli. Giù risate. E dire che pochi minuti prima, la stessa scrittrice s…
ROMA – Ore 8.40 circa, primo canale della tv pubblica. Dallo studio di Unomattina in famiglia va in onda un dibattito surreale. Si commenta un piccolo caso locale: in un paese abruzzese è comparso un annuncio di lavoro singolare: “Parrucchiere gay cercasi”. Lo spunto è scivoloso. E infatti, al tavolo del programma mattutino, la conversazione deraglia in fretta. Fino al culmine: «Ma il gay come si riconosce?», chiede (seria) la conduttrice Ingrid Muccitelli. La risposta è persino peggio: «Eh si riconosce, dai», dice la giornalista Concita Borrelli con il tono di chi la sa lunga. «Usciamo dall’ipocrisia. Io ho i radar, basta un gesto, una parola, anche un ammiccamento della bocca». Alla lettera. Non basta che il secondo ospite, Alessandro Cecchi Paone, tenti di correggere il tiro: «Non è che si veda necessariamente se uno è gay. Il mondo è pieno di soldati e camionisti gay». «Si riconoscono pure quelli», insiste Borrelli. Giù risate. E dire che pochi minuti prima, la stessa scrittrice suggeriva di non rinchiudere i gay in «una categoria»: vuole dire solo «avere un orientamento sessuale diverso dagli etero».
Le polemiche sono immediate, inevitabili. Prima insorgono i social. Poi la politica: i parlamentari Pd in Vigilanza contestano il «siparietto di cattivo gusto e cultura discriminatoria» e annunciano l’intenzione di convocare i vertici dell’azienda in commissione. Sulla stessa linea il consigliere d’amministrazione Roberto Natale: «Fare una tv pop non può significare scadere nel trash». Netti anche i comitati Pari opportunità della Rai e del sindacato Usigrai: «Un’altra pagina di servizio pubblico che sarebbe ridicola se non fosse tragica». Cathy La Torre, avvocata e attivista Lgbtq+, a Repubblica commenta con una battuta affilata: «Come si riconosce un gay? Io mi chiedo invece come si riconosce una brava giornalista». Rincara Marilena Grassadonia, responsabile diritti di Sinistra italiana: «Parlare delle persone Lgbtq+ con toni macchiettistici denota l’impoverimento culturale a cui è ridotta la tv pubblica».
Nella bufera, la Rai si scusa con una nota, ma scansa le responsabilità: tutta colpa delle «clip postate sui social e appositamente “tagliate” per suscitare reazioni negative» quando «in realtà, la domanda era diversa e opposta rispetto al senso che risulta dopo averla tagliata». Al massimo, poi, colpa dell’ospite: «Se alcune risposte per tono e contenuti, hanno ferito la sensibilità di qualcuno – scrive Viale Mazzini – ce ne rammarichiamo, ma non è nei nostri poteri dettare o controllare in anticipo le risposte degli ospiti». Rimpallo che scivola addosso all’interessata, Borrelli: «Ho detto che gli omosessuali hanno un senso estetico spiccatissimo. Attaccarmi gratuitamente? Non ci provate!».