Una sconfitta netta, così pesante, nel Pd e nel team di Matteo Ricci nessuno se l’aspettava. Con le proiezioni che lo danno dai sette agli otto punti sotto il presidente uscente Francesco Acquaroli, il dato è senza appello. Il calo dell’affluenza di quasi dieci punti, rispetto a cinque anni fa, ha colpito in maniera orizzontale, senza avvantaggiare quello che si riteneva il candidato con l’elettorato più fidelizzato e politicizzato. Niente da fare, nemmeno il finale di campagna elettorale tutto virato sul sostegno a Gaza è servito a Ricci a risalire la china e anche il deludente dato di Alleanza Verdi e Sinistra, sotto il 5%, dimostra che la Palestina per i marchigiani resta lontana.
Ha funzionato il presentarsi di Acquaroli come l’uomo tranquillo, quello della aurea mediocrità, quello che magari non strafà ma qualcosina fa. L’amico di gioventù di Giorgia Meloni ma anche l’uomo “dei fatti e dell’umiltà”, come lo descrive una raggiante Lucia Albano, la prima a presentarsi al comitato e…
Una sconfitta netta, così pesante, nel Pd e nel team di Matteo Ricci nessuno se l’aspettava. Con le proiezioni che lo danno dai sette agli otto punti sotto il presidente uscente Francesco Acquaroli, il dato è senza appello. Il calo dell’affluenza di quasi dieci punti, rispetto a cinque anni fa, ha colpito in maniera orizzontale, senza avvantaggiare quello che si riteneva il candidato con l’elettorato più fidelizzato e politicizzato. Niente da fare, nemmeno il finale di campagna elettorale tutto virato sul sostegno a Gaza è servito a Ricci a risalire la china e anche il deludente dato di Alleanza Verdi e Sinistra, sotto il 5%, dimostra che la Palestina per i marchigiani resta lontana.
Ha funzionato il presentarsi di Acquaroli come l’uomo tranquillo, quello della aurea mediocrità, quello che magari non strafà ma qualcosina fa. L’amico di gioventù di Giorgia Meloni ma anche l’uomo “dei fatti e dell’umiltà”, come lo descrive una raggiante Lucia Albano, la prima a presentarsi al comitato elettorale ad Ancona, contro un campione nazionale come Ricci. Non è servito l’impegno molto forte di Elly Schlein, che nelle Marche è venuta sette volte a sostegno del suo candidato. E non c’è dubbio che la sconfitta sia anche sua oltre che del Pd locale, che anzi tiene con un dignitoso 20% a cui va sommato un lusinghiero 6,7% della lista civica di Ricci. E non ha funzionato la presenza di Giuseppe Conte, con il misero 5,8% del Movimento Cinque Stelle.
Ha funzionato soprattutto la martellante campagna governativa di promesse a favore delle Marche, dall’inserimento della regione nella Zona Economica Speciale (per ora solo un disegno di legge, ma almeno è qualcosa), ai 60 milioni last minute decisi da palazzo Chigi dieci giorni prima del voto. “E senza dubbio la vicinanza di Giorgia Meloni ha funzionato – ragiona l’eurodeputato Carlo Ciccioli di FdI – anche perché lei è bravissima. Quale altro presidente del Consiglio italiano degli ultimi 50 anni ha potuto farsi fotografare alla Casa Bianca seduto accanto al presidente Usa?”. Ecco, ai meloniani nell’entusiasmo può capitare di eccedere, dimenticando Draghi, Renzi e un’altra decina di premier ospiti della Casa Bianca. Ma non c’è dubbio che, se le Marche erano anche un test nazionale, Giorgia Meloni l’abbia passato alla grande. L’alternativa di centrosinistra si è vista, unita come poche altre volte, ma ancora evidentemente non basta per essere credibili.
L’unico a non ridere in questa serata anconetana è forse Matteo Salvini. Il crollo rispetto a cinque anni fa è verticale, dal 22 al 9 per cento, Forza Italia sorpassa il Carroccio 9 a 8: evidentemente la presenza fissa di Salvini nell’ultima settimana non ha portato il boost sperato al risultato della lista leghista.