✕

Flotilla: le 48 ore decisive. Israele: “Non sarà usata forza letale”

La premier Giorgia Meloni all'Assemblea Generale Onu

 

Ascolta l'audio

L’ipotesi di un canale di aiuti gestito esclusivamente dalla Chiesa
2 minuti di lettura

ROMA – Un incubo. Lo descrive Guido Crosetto ai leader delle opposizioni, trascorrendo ore al cellulare. Descrive allarmato quello che potrebbe accadere nelle prossime ore agli equipaggi della Flotilla, lasciando gli interlocutori senza parole. Perché le prossime 48 ore rischiano di essere decisive: gli israeliani, si apprende da diverse fonti, sarebbero determinati a chiudere la partita entro mercoledì, quando si celebra lo Yom Kippur. Il rischio è che già nella notte – quella appena trascorsa, quando questo giornale era già andato in stampa – gli israeliani possano lanciare nuovi avvertimenti. Quali? Tutto è possibile. Compreso il peggiore, con l’utilizzo di droni.

Allarme massimo, dunque. Negli occhi, quanto accaduto nel 20…

ROMA – Un incubo. Lo descrive Guido Crosetto ai leader delle opposizioni, trascorrendo ore al cellulare. Descrive allarmato quello che potrebbe accadere nelle prossime ore agli equipaggi della Flotilla, lasciando gli interlocutori senza parole. Perché le prossime 48 ore rischiano di essere decisive: gli israeliani, si apprende da diverse fonti, sarebbero determinati a chiudere la partita entro mercoledì, quando si celebra lo Yom Kippur. Il rischio è che già nella notte – quella appena trascorsa, quando questo giornale era già andato in stampa – gli israeliani possano lanciare nuovi avvertimenti. Quali? Tutto è possibile. Compreso il peggiore, con l’utilizzo di droni.

Allarme massimo, dunque. Negli occhi, quanto accaduto nel 2010, quando l’assalto israeliano alla Freedom Flotilla, determinata a forzare il blocco navale di Gaza, provocò la morte di dieci turchi. Uno scenario in rapida evoluzione, appeso a un filo. Da una parte, il precipizio, con un attacco delle forze israeliane e i rischi per gli uomini a bordo (opzione che angoscia l’esecutivo, anche per gli effetti assai negativi per il consenso di Giorgia Meloni). Dall’altra, una mediazione dell’ultimo secondo. Ci lavorano in queste ore i parlamentari a bordo e le segreterie delle forze d’opposizione, assieme alla Cei di Matteo Zuppi e al patriarcato latino di Gerusalemme guidato dal cardinale Pierbattista Pizzaballa. Gli “ambasciatori” di Flotilla chiedono di ripartire dalla bozza d’intesa di qualche giorno fa, quella svelata da Giorgia Meloni durante un punto stampa a New York. Ma pretendono alcuni aggiustamenti. Due in particolare: che il corridoio per gli aiuti diventi permanente. E che il meccanismo escluda il governo italiano, dunque Food for Gaza: il transito dei beni di prima necessità deve essere mediato solo dalla Chiesa. E transitare da Cipro, oppure dall’Egitto.

Regista di questa nuova trattativa è il Colle, che in modo discreto ha preso in mano la situazione, con l’obiettivo di evitare il peggio.

Si va avanti così, con un piede nel burrone e l’altro a testare un terreno di compromesso. Al ministero degli Esteri, Antonio Tajani si muove. A metà giornata, il presidente di Israele Herzog – una sponda “operativa” e rodata per il titolare della Farnesina - riceve l’ambasciatore d’Italia in Israele, Luca Ferrari. Il diplomatico esprime sincera preoccupazione del governo per il destino di Flotilla. La risposta è una promessa (non può essere un impegno vincolante, perché a decidere è sempre e solo Benjamin Netanyahu e l’ultradestra): c’è la volontà israeliana di evitare di mettere in pericolo la vita degli attivisti. Con una postilla che allarma, però: le forze armate d’Israele hanno ricevuto l’incarico di intervenire per bloccare l’eventuale tentativo di forzare il blocco, anche se senza utilizzare una forza letale. Durante il colloquio, il capo di Stato israeliano ha informato l’ambasciatore della possibile svolta negoziale delle prossime ore per un cessate il fuoco a Gaza, che passa dal “piano Trump” e dalla visita di Netanyahu alla Casa Bianca.

Strappi e speranze di trovare un’intesa, ancora. Con un punto ormai fermo, trasmesso agli attivisti italiani dal governo: la nave Alpino chiamata a scortare le imbarcazioni si atterrà a regole d’ingaggio precise, che non prevedono interventi armati, per evitare incidenti con gli israeliani. Quali?

La fregata fornirà a tutte le barche – indipendentemente dalla nazionalità - assistenza in caso di Search and rescue ed evacuazioni sanitarie. Continuerà a lanciare inviti crescenti al rientro. Con un passaggio chiave: a cento miglia nautiche da Gaza la Flotilla riceverà l’ultimo avviso, quello che contiene anche l’indicazione del cosiddetto “crossing point”. Da quel momento, dovranno decidere se accettare o meno di essere scortati al porto sicuro più prossimo. Le attività sono coordinate dalla sala operativa della Marina, mentre un ufficiale è impegnato presso l’unità di crisi della Farnesina, in modo da raccordare le operazioni.

Alla mediazione politica, invece, lavorano senza sosta la segretaria dem Elly Schlein e il suo responsabile esteri, Peppe Provenzano. Una cosa è certa: i parlamentari del Pd a bordo non forzeranno il blocco navale israeliano. E però, resteranno a bordo il più possibile, nel tentativo di proteggere con la loro presenza gli altri attivisti. Non è una scelta che piace a Meloni. Per la premier, deputati ed eurodeputati avrebbero già dovuto abbandonare da giorni le imbarcazioni.

Leggi i commenti