✕

Flotilla, attivisti: trattativa in stallo. I dem a bordo: “Al primo alt di Israele ci fermiamo”

Ascolta l'audio

Dopo gli incontri di ieri, il movimento afferma che l’esecutivo non ha risposto alle richieste e non si è distanziato dall’ipotesi Cipro. Proseguono invece le interlocuzioni con opposizioni e Vaticano
2 minuti di lettura

È stallo nelle trattative tra la Global Sumud Flotilla e il governo. Al termine del primo confronto interno al movimento a terra e a mare, l’esecutivo non si è distanziato di un passo dall’ipotesi di sbarcare gli aiuti a Cipro già respinta dagli attivisti qualche giorno fa. Nessuna proposta concreta – lamentano gli attivisti – è arrivata su ipotetici canali permanenti alternativi via terra o via mare, dunque al momento non si vede ragione di proseguire con ulteriori incontri istituzionali. Il vis à vis con la premier Giorgia Meloni, di cui si vociferava in mattinata, non ci sarà.

Proseguono invece tanto gli incontri con le opposizioni, come la comunicazione con il Vaticano, con cui – come ha spiegato la portavoce Maria Elena Delia a Repubblica – era già in corso un’interlocuzione fatta deragliare dall’intromissione del governo. Nelle prossime ore potrebbe esserci un contatto con il presidente della Cei, Matteo Zuppi, che personalmente si è impegnato, anche pubblicamente, per trovare u…

È stallo nelle trattative tra la Global Sumud Flotilla e il governo. Al termine del primo confronto interno al movimento a terra e a mare, l’esecutivo non si è distanziato di un passo dall’ipotesi di sbarcare gli aiuti a Cipro già respinta dagli attivisti qualche giorno fa. Nessuna proposta concreta – lamentano gli attivisti – è arrivata su ipotetici canali permanenti alternativi via terra o via mare, dunque al momento non si vede ragione di proseguire con ulteriori incontri istituzionali. Il vis à vis con la premier Giorgia Meloni, di cui si vociferava in mattinata, non ci sarà.

Proseguono invece tanto gli incontri con le opposizioni, come la comunicazione con il Vaticano, con cui – come ha spiegato la portavoce Maria Elena Delia a Repubblica – era già in corso un’interlocuzione fatta deragliare dall’intromissione del governo. Nelle prossime ore potrebbe esserci un contatto con il presidente della Cei, Matteo Zuppi, che personalmente si è impegnato, anche pubblicamente, per trovare una mediazione.

Il tempo però stringe. Israele sembra voler chiudere la partita prima dei due giorni di digiuno e astensione da ogni attività che prevede lo Yom Kippur, che inizierà mercoledì. E le rassicurazioni sull’uso di “forza non letale” che il presidente Herzog ha fornito all’ambasciatore italiano in Israele, confortano solo fino a un certo punto. L’ultima parola sulle operazioni spetta sempre al premier Netanyahu, che più volte è andato anche contro moniti e consigli dei vertici dell’Idf e dello Shin Bet. E da parte sua non è mai arrivato alcun tipo di rassicurazione sul destino della flotilla, che il suo governo da tempo ormai accusa di “essere al servizio di Hamas”. I

Fra gli equipaggi, si inizia a temere che sia argomentazione usata per precostituirsi un alibi per un attacco anche più duro di quello che la flotta umanitaria ha subito, mentre il ministro Crosetto, intervenendo a Cinque minuti, afferma: "Metterei la firma perché succedesse l'arresto senza alcun altro tipo di conseguenza. Auspico che stasera ci sia qualcosa di positivo nel dialogo tra Israele e la Palestina, grazie anche all'intervento di Trump e non solo. Che si possa conseguire la tregua e quindi cambiare quello che si proponeva di fare la Flotilla".

Maltempo a parte, la navigazione da Creta fino al momento è stata tranquilla. Nella notte, i team di turno sorveglianza sul ponte hanno avvistato diversi droni, una delle radio di bordo su una delle barche è stata intercettata e la comunicazione per diversi minuti disturbata, ma non ci sono stati attacchi o ordigni. “La calma prima della tempesta”, dicono da bordo, consapevoli che ogni miglio in più verso Gaza, il rischio aumenta.

"Ci troviamo a 300 miglia dalla Striscia, tra 2 giorni saremo nella zona di intercettazione", spiega da bordo lo skipper italiano Tony Lapiccirella. "Per la legge internazionale – spiega - non ci sono rischi. Qualsiasi pericolo è legato alla violenza israeliana a cui i governi permettono ancora di andare oltre la legge internazionale".

Nel giro di quarantotto ore, la flotta si dovrebbe trovare a più o meno cento miglia dalla costa di Gaza, più o meno nella stessa area delle acque internazionali in cui a giugno è stata intercettata la Madleen, la prima nave della Freedom Flotilla che abbia tentato di rompere l’assedio della Striscia.

È lì che la nave Alpino della Marina militare italiana - che al momento segue a distanza le imbarcazioni per eventuali soccorsi - invierà una comunicazione alla Global Sumud Flotilla in cui sarà specificato, in sintesi, che la nave militare ferma in quella zona la propria navigazione e per loro proseguire sarà pericoloso.

Intanto Arturo Scotto, deputato del Pd, che parla a nome dell'equipaggio della nave Karma, afferma: "Non vogliamo forzare blocchi ma portare aiuti, chi è nell'illegalità è Israele quando attacca in acque internazionali. Ma all'alt di Israele ci fermeremo. Credo che nessuna delle imbarcazioni voglia forzare il blocco, perché si tratta di una missione pacifica e non violenta: queste sono le regole di ingaggio fin dall'inizio. Il blocco è illegale chiedo al governo di attivarsi affinché il blocco venga rimosso". Sulla nave anche l'eurodeputata dem Annalisa Corrado che aggiunge: "Proseguiremo nonostante l'alert della Marina militare italiana e, fin quando saremo in acque internazionali, non ci saranno segnali di stop da parte di altre nazioni come Israele andiamo avanti".

Leggi i commenti