La Flotilla fa rotta verso sud. Crosetto: effetti drammatici. L’opposizione: proteggetela
di Alessia Candito , Serena RiformatoROMA – Mentre le quarantatré barche della Flotilla fanno rotta verso Gaza, a Roma la trattativa tra la delegazione italiana e il governo si intensifica, insieme alla percezione di pericolo. La portavoce Maria Elena Delia incontra di persona il ministro della Difesa Guido Crosetto, poi i leader dell’opposizione: un’ora di faccia a faccia con la segretaria Pd Elly Schlein al Nazareno, una video-chiamata con i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, poco più di quaranta minuti alla Camera con il presidente M5S Giuseppe Conte.
In tutte le dichiarazioni di giornata ricorre lo stesso termine, specchio di una preoccupazione crescente: «Rischio». L’avviso di Crosetto è il più esplicito: «Qualora la Sumud Flotilla forzasse il blocco navale, si esporrebbe a pericoli elevatissimi e non gestibili», «irrazionali», «con effetti drammatici»: barche civili contro «un dispositivo militare», Davide contro Golia. Tanto più che il ministero degli Esteri israeliano ha ribadito su X come intend…
ROMA – Mentre le quarantatré barche della Flotilla fanno rotta verso Gaza, a Roma la trattativa tra la delegazione italiana e il governo si intensifica, insieme alla percezione di pericolo. La portavoce Maria Elena Delia incontra di persona il ministro della Difesa Guido Crosetto, poi i leader dell’opposizione: un’ora di faccia a faccia con la segretaria Pd Elly Schlein al Nazareno, una video-chiamata con i leader di Avs Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, poco più di quaranta minuti alla Camera con il presidente M5S Giuseppe Conte.
In tutte le dichiarazioni di giornata ricorre lo stesso termine, specchio di una preoccupazione crescente: «Rischio». L’avviso di Crosetto è il più esplicito: «Qualora la Sumud Flotilla forzasse il blocco navale, si esporrebbe a pericoli elevatissimi e non gestibili», «irrazionali», «con effetti drammatici»: barche civili contro «un dispositivo militare», Davide contro Golia. Tanto più che il ministero degli Esteri israeliano ha ribadito su X come intende l’iniziativa umanitaria, dopo il rifiuto della mediazione vaticana su Cipro: «Più chiaro di così: non ha nulla a che vedere con gli aiuti, si tratta solo di provocazione e di servire Hamas».
Il comandante della Zefiro: "Il prossimo attacco sarà micidiale, vite a rischio"
La minaccia è percepita anche a bordo, seppure le imbarcazioni si trovino in acque internazionali, dove l’incolumità di una missione civile dovrebbe essere garantita. Nella notte tra sabato e domenica sono stati avvistati droni e navi nelle vicinanze della flotta. Stefano Bertoldi, comandante della Zefiro, la barca più colpita durante l’attacco di tre giorni fa e ora ferma, non usa sfumature e parla del rischio di vittime. Life Support, la nave di Emergency che accompagna la Flotilla, è pronta per gli scenari peggiori. La clinica ha quattro posti letto, altri possono essere messi su rapidamente. Il comitato direttivo fa circolare un messaggio tra gli equipaggi: «Abbiamo protocolli di sicurezza seri, turni che assicurano un costante monitoraggio del ponte e un piano di evacuazione di emergenza tramite elicottero o motovedetta». La paura, però, non si traduce in esitazione. Le tensioni che hanno preceduto la partenza da Creta - con la scelta di alcuni di abbandonare la missione - sembrano acqua passata. Anche le colombe che sperano in una mediazione sono convinte: «Senza una proposta concreta, la rotta rimane su Gaza», insistono a bordo. «Navighiamo in acque internazionali, non siamo noi gli illegali».
Mettere a punto un accordo che possa convincere gli attivisti è il lavoro che a Roma portano avanti i partiti di opposizione rappresentati sulle navi da quattro parlamentari. Sia Schlein che Conte, dopo aver incontrato Delia, chiedono, per sbloccare la trattativa, un impegno strutturale: «Corridoi umanitari permanenti». Da ottenere, specifica la segretaria Pd, tenendo aperto «il canale di dialogo tra Flotilla e il Patriarcato latino» per assicurare «l’obiettivo di far arrivare gli aiuti a Gaza». Entrambi i leader si rivolgono ancora una volta al governo italiano: l’urgenza, scrivono in due note diverse solo negli accenti, è «proteggere l’incolumità di questa missione pacifica e umanitaria». Promuovendo un’iniziativa «europea», suggeriscono Bonelli e Fratoianni: «Non è la Flotilla la responsabile dei rischi, ma il governo israeliano che viola il diritto internazionale». Il segretario di +Europa Riccardo Magi vedrà invece Delia oggi e invita alla cautela: «Per noi hanno già vinto. Ogni tentativo di mediazione va raccolto».
Intanto a terra, nelle città, si preparano nuove manifestazioni, sollecitate anche da chi è a bordo, come José Nivoi, sindacalista del Calp di Genova, sulla Morgana: «In questo momento mobilitarsi è importante, lo hanno fatto Usb e Calp sabato notte a Genova, dove è stata bloccata una nave della compagnia israeliana Zim, ma si sta lottando contro il traffico di armi anche nei porti di Livorno e Taranto». L’eco arriva come un conforto anche a chi è in mare aperto. Ancora quattro giorni di navigazione prima di Gaza.