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Delia: “L’esecutivo si è intromesso, con loro nessun passo in avanti”

Maria Elena Delia

 (ansa)

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La portavoce italiana della Flotilla: “Nel dialogo con Pizzaballa c’erano altre opzioni che non siamo riusciti a valutare a causa dell’intromissione”
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É tarda sera quando Maria Elena Delia si allontana da piazza del Parlamento dopo l’ultimo incontro di giornata. In meno di ventiquattro ore ha lasciato Creta, dove ha dovuto salutare barche ed equipaggi della Global Sumud Flotilla e approdare a Roma per gestire in maniera diretta colloqui e interlocuzioni anche istituzionali.

Possiamo fare un primo bilancio?

«Sarebbe prematuro. Dovremo confrontarci con le persone che sono sulle barche, così come con i tanti sulla terraferma. È difficile dire adesso se ci possano essere sviluppi immediati».

Il governo ha messo sul tavolo una proposta concreta?

«Allo stato si è limitato a ribadire le proposte che ha già fatto».

Sarebbe a dire la consegna a Cipro e da lì a Gaza tramite il Patriar…

É tarda sera quando Maria Elena Delia si allontana da piazza del Parlamento dopo l’ultimo incontro di giornata. In meno di ventiquattro ore ha lasciato Creta, dove ha dovuto salutare barche ed equipaggi della Global Sumud Flotilla e approdare a Roma per gestire in maniera diretta colloqui e interlocuzioni anche istituzionali.

Possiamo fare un primo bilancio?

«Sarebbe prematuro. Dovremo confrontarci con le persone che sono sulle barche, così come con i tanti sulla terraferma. È difficile dire adesso se ci possano essere sviluppi immediati».

Il governo ha messo sul tavolo una proposta concreta?

«Allo stato si è limitato a ribadire le proposte che ha già fatto».

Sarebbe a dire la consegna a Cipro e da lì a Gaza tramite il Patriarcato latino?

«Che noi abbiamo già rifiutato. Il governo si è appropriato di un canale che si stava esplorando con il cardinale Pizzaballa, portandolo su strade diverse».

Quando sono iniziate le interlocuzioni ?

«Quando eravamo ancora in Sicilia. Avevamo la necessità di individuare una modalità di consegna perché a Gaza non c’è neanche più un molo. L’idea era di affidare a Pizzaballa gli aiuti, ma non si è riuscita a sviluppare in maniera concreta».

Si stava discutendo anche di una modalità alternativa di consegna?

«Hanno una rete di distribuzione nella Striscia, ci sembrava quello più in grado di garantire che gli aiuti arrivino effettivamente alle persone di Gaza, rompendo il blocco imposto da Israele».

A che condizioni avreste consegnato gli aiuti al cardinale?

«C’erano sul piatto diverse opzioni che non siamo riusciti a sviluppare anche per l’intromissione del governo»

Ci saranno incontri con il Vaticano?

«Al momento non, nulla di fissato. Ma i contatti con chi è a bordo sono continui e da parte loro c’è sempre stata apertura e disponibilità».

Con le opposizioni com’è andata? Avete fatto richieste?

«Abbiamo fatto tre incontri separati con tre soggetti politici diversi e abbiamo ascoltato. Volevamo capire se avessero qualcosa da proporre o dire di fronte al fatto che c’è una flotilla che si sta muovendo nella totale legalità e nonostante questo vede messa a rischio la propria incolumità o peggio».

E adesso vi sentite meno soli?

«Quello di cui siamo certi è che le piazze e la società civile sono con noi, come hanno dimostrato in queste settimane. Ci sentiremo meno soli quando verranno chiesti seriamente la fine del genocidio, sanzioni, embargo sulle armi e quando verranno aperti canali umanitari permanenti. Chiunque lo faccia, ci fa sentire meno soli».

Il centrodestra sostiene che sia un’operazione contro la premier

«È un movimento internazionale, ci sono persone di 44 Paesi, dubito siano interessate alle sorti del governo Meloni. A noi, italiani inclusi, interessano la Palestina e Gaza. Se poi il governo Meloni si trova in opposizione agli obiettivi della Global Sumud Flotilla e al sentimento di gran parte dell’Italia, non è certo responsabilità nostra».

La delegazione italiana a bordo c’è ancora?

«Sì, ci sono circa 40 persone, certe di quello che stanno facendo. Chi ha deciso di scendere per qualunque tipo di motivo — impegni lavorativi, stanchezza, paura — continuerà a lavorare da terra. Tutti sapevamo che questa missione avrebbe comportato dei rischi: non sono decisi da noi, ma da Israele».

Vi tacciano di irresponsabili.

«Gli irresponsabili sono quelli che consentono a Israele di attaccare civili inermi e disarmati in acque internazionali e si limitano a dire che non si può fare nulla per impedirlo».

A bordo c’è coscienza di un possibile “rischio vita”?

«Certamente, è stato messo in conto. Confidiamo ancora che qualcuno dica a Israele che questa è una missione pacifica e come tale deve essere trattata».

Israele vi accusa di essere la Flotilla di Hamas.

«Sulla base di cosa io non lo so. Fra tutte le persone che ho conosciuto, inclusi i nostri parlamentari, gente di Hamas non ne ho vista. Ma è la stessa argomentazione che si usa quando si bombardano scuole e ospedali, non vorrei si stessero precostituendo un alibi».

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