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Il centrosinistra si arena, fallito il primo test nelle Marche. Schlein: “Si va avanti”

(ansa)

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Conte: “La proposta di alternativa non ha convinto gli elettori”. M5S si ferma al 5,2%, Avs al 4%. Il Pd cede lo scettro di primo partito
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ROMA – C’è amarezza al Nazareno. Tutti sapevano che la sfida nelle Marche partiva in salita, che per vincere sarebbe servito un miracolo, complice una campagna elettorale balneare in cui Giorgia Meloni ha fatto pesantemente irruzione, promettendo mari, monti e una valanga di risorse. Ma la corsa di un candidato popolare come Matteo Ricci, unita alla soddisfazione per essere riusciti a costruire un’alleanza larghissima — finalmente competitiva, numeri alla mano, con la coalizione avversaria — aveva fatto sperare in una mobilitazione tale da ribaltare i pronostici. E invece.

L’astensione ha toccato livelli record, quasi 10 punti sotto le precedenti regionali: un elettore su due ha disertato le urne. Dato che tradisce una cocente delusione: il centrosinistra non è stato in grado di trascinare gli arrabbiati e nemmeno il suo popolo, ai seggi. L’effetto Gaza, che ha riempito le piazze dalle Alpi alla Sicilia e nel quale tanti confidavano, non c’è stato. È quel che brucia di più, adesso. L…

ROMA – C’è amarezza al Nazareno. Tutti sapevano che la sfida nelle Marche partiva in salita, che per vincere sarebbe servito un miracolo, complice una campagna elettorale balneare in cui Giorgia Meloni ha fatto pesantemente irruzione, promettendo mari, monti e una valanga di risorse. Ma la corsa di un candidato popolare come Matteo Ricci, unita alla soddisfazione per essere riusciti a costruire un’alleanza larghissima — finalmente competitiva, numeri alla mano, con la coalizione avversaria — aveva fatto sperare in una mobilitazione tale da ribaltare i pronostici. E invece.

L’astensione ha toccato livelli record, quasi 10 punti sotto le precedenti regionali: un elettore su due ha disertato le urne. Dato che tradisce una cocente delusione: il centrosinistra non è stato in grado di trascinare gli arrabbiati e nemmeno il suo popolo, ai seggi. L’effetto Gaza, che ha riempito le piazze dalle Alpi alla Sicilia e nel quale tanti confidavano, non c’è stato. È quel che brucia di più, adesso. Lo fa intendere, fra le righe, Elly Schlein: «Sapevamo che non sarebbe stato facile nelle Marche, dove il centrodestra governava già da cinque anni», dice a sera, rifugiandosi in uno scarno comunicato stampa. «Ci abbiamo messo tanto impegno, ma stavolta non è bastato», ammette. Consapevole di aver mancato l’obiettivo: battere i Fratelli di Meloni, strappando l’unica regione davvero contendibile di questa tornata autunnale. E aver fallito l’auspicato 4-1 che avrebbe (forse) messo in crisi la maggioranza di governo, sopito la rivolta interna dei riformisti, rinsaldato i rapporti con i altri partner all’opposizione. Ben che vada finirà 3-3: un pareggio che non sposta nulla.

Ma non è certo il tempo per recriminare. «Ora ci aspettano altre cinque regioni al voto sino alla fine di novembre e il nostro impegno unitario con la coalizione progressista al fianco dei nostri candidati continua con grande determinazione», rilancia Schlein. Perché, come sottolinea Igor Taruffi, braccio destro e sinistro della segretaria spedito in tv a commentare la sconfitta, «sulla valenza dell’alleanza di centrosinistra credo che non ci debbano esser dubbi né ripensamenti. Questa è la prima di una serie di elezioni dei prossimi due mesi, andranno al voto circa 18 milioni di italiani, vediamo alla fine il risultato complessivo». Senza questa coalizione, lo ha precisato lo stesso Ricci, «non avremmo neanche giocato la partita». Perduta comunque peggio di quanto ci si aspettasse: 8 punti di distacco. Non ne fa mistero Giuseppe Conte: «Dobbiamo prendere atto che la proposta alternativa offerta ai marchigiani non ha convinto la maggioranza dei votanti», mette agli atti il leader dei 5Stelle, «come pure dobbiamo prendere atto che è calata sensibilmente l’affluenza, un dato molto preoccupante che deve farci tutti riflettere».

Il suo Movimento si è fermato poco sopra il 5%, Avs ha superato di un soffio la soglia di sbarramento, il Pd sta intorno al 23 ma è rimasto 5 punti sotto FdI. Mentre il candidato del centrosinistra ne ha preso uno più delle liste che lo sostenevano. A riprova che è la coalizione a non aver funzionato a dovere. Lo dicono chiaro i rossoverdi Bonelli e Fratoianni: «L’unità resta una condizione necessaria ma non sufficiente per vincere». D’accordo Dario Nardella, eurodeputato del Pd: «Nonostante avessimo costruito un’alleanza la più larga possibile abbiamo perso e non siamo riusciti a invertire la rotta, è un fatto. L’astensione continua a essere un grande problema per tutti».

Eccola la questione su cui il Nazareno “testardamente unitario” sarà presto chiamato a rispondere. «La polarizzazione, che secondo qualcuno serve per portare la gente al voto, ha fallito», sentenzia la pasionaria riformista Pina Picierno. «Bisogna stare sui temi che interessano le persone, non ingaggiare una gara con la destra a chi è più radicale perché su questo terreno ci batte». Esplicito il messaggio: la sfida diretta Meloni-Schlein non paga. La resa dei conti inizia da qui.

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