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Flotilla, il governo teme un attacco e poi i disordini in piazza. Crosetto: “Arresti? Firmerei”

Il ministro della Difesa, Guido Crosetto

 (ansa)

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Il Viminale non esclude problemi di ordine pubblico nelle piazze dopo l’intervento militare israeliano
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La paura guardando all’orizzonte, nel mare, per quello che potrebbe accadere alle 43 barche che viaggiano verso Gaza: i droni, ancora, che colpiscono dall’alto. Ma anche un affondamento controllato, con un attacco che parte da sotto lo scafo. O, è la terza ipotesi, un abbordaggio che porterebbe al fermo degli attivisti, anche se in acque internazionali. «Firmerei perché ci fossero soltanto arresti», dice il ministro della Difesa Guido Crosetto, scegliendo parole che non nascondono l’ansia del momento.

A riprova di quanta delicata sia la situazione, bisogna consultare le massime fonti di governo. Trapela un’altra paura, basta guardare fuori dalla finestra: recentissimi report delle intelligence spiegano che, in caso di un attacco di Israele alla Flotilla, le piazze sarebbero pronte ad accendersi, forse a esplodere. Non con manifestazioni organizzate (come quella in programma il quattro ottobre), tutto sommato controllabili. Ma con proteste improvvise, spontanee. E che potrebbero facil…

La paura guardando all’orizzonte, nel mare, per quello che potrebbe accadere alle 43 barche che viaggiano verso Gaza: i droni, ancora, che colpiscono dall’alto. Ma anche un affondamento controllato, con un attacco che parte da sotto lo scafo. O, è la terza ipotesi, un abbordaggio che porterebbe al fermo degli attivisti, anche se in acque internazionali. «Firmerei perché ci fossero soltanto arresti», dice il ministro della Difesa Guido Crosetto, scegliendo parole che non nascondono l’ansia del momento.

A riprova di quanta delicata sia la situazione, bisogna consultare le massime fonti di governo. Trapela un’altra paura, basta guardare fuori dalla finestra: recentissimi report delle intelligence spiegano che, in caso di un attacco di Israele alla Flotilla, le piazze sarebbero pronte ad accendersi, forse a esplodere. Non con manifestazioni organizzate (come quella in programma il quattro ottobre), tutto sommato controllabili. Ma con proteste improvvise, spontanee. E che potrebbero facilmente degenerare. A rischio c’è l’ordine pubblico. Ma anche il consenso dell’esecutivo, a cui guarda costantemente Giorgia Meloni.

A Palazzo Chigi sanno che la mediazione, caldeggiata anche dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sembra essere — almeno per il momento — fallita. O quantomeno, congelata. «Ho chiesto a Israele di garantire la sicurezza degli italiani — comunica Antonio Tajani — Se rischiano la vita? Spero di no, ma quando si forza un blocco i rischi ci sono». Le 43 barche che compongono la spedizione umanitaria stanno navigando verso Gaza: anche chi aveva raccolto l’invito del Quirinale non ha potuto non notare l’assenza di passi avanti del governo, nelle ultime ore. Anche l’ultima proposta, quella recapitata ieri, è stata considerata irricevibile. «Ci hanno chiesto di non portare i biscotti perché troppo energizzanti per donne e bambini. Come possiamo accettare e fermarci?», spiegavano ancora in serata i “trattativisti”, gelando le speranze degli interlocutori istituzionali.

A nulla è servito esplicitare le informazioni più allarmanti, le preoccupazioni in mano alla nostra intelligence: gli israeliani hanno fatto esplicito riferimento all’incidente del maggio del 2010, quando una flottiglia di attivisti pro-Pal, che trasportava aiuti a Gaza, fu intercettata in acque internazionali dall’Idf: ci furono 60 feriti e nove morti tra i civili. «È quello che sto dicendo dall’inizio alle persone sulle barche — ha spiegato Crosetto — non conta la volontà o il sentimento, ma i rischi che si possono trovare davanti. Ho sempre auspicato che non ci fossero conseguenze letali».

Lo scenario peggiore prefigurato dall’esecutivo prevede che le barche della Flotilla — che ieri si trovavano a 250 miglia nautiche dal blocco israeliano, un giorno di navigazione a procedere spediti — vengano fermate quando si trovano ancora in acque internazionali. L’attacco con i droni resta una possibilità, ma non l’unica. Una delle ipotesi è che gli israeliani colpiscano alcune imbarcazioni, quelle che si trovano in testa alla carovana, affondandole. I militari di Benjamin Netanyahu hanno la capacità di colpire anche da sotto il mare, ispirandosi a un precedente ormai antico, risalente a 40 anni fa: nel 1984 i servizi francesi affondarono un’ammiraglia di Greenpeace che si preparava a protestare contro gli esperimenti nucleari di Parigi sull’atollo di Mururoa. L’opzione è che Israele provi ad affondare gli scafi, con enormi rischi per l’equipaggio. Non a caso, quando ieri una nave della Flotilla ha registrato un’avaria, in molti hanno pensato al sabotaggio. L’altra ipotesi è quella degli arresti, con un abbordaggio in acque internazionali: gli equipaggi hanno già incaricato un team di legali in Israele, affiancati da un gruppo di avvocati palestinesi. Ma anche alcuni legali italiani, esperti di queste materie, hanno ricevuto il mandato.

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