Flotilla, stop alla mediazione. Oggi entrerà in zona blocco. I dem: all’alt noi ci fermiamo
di Alessia CanditoROMA – «Quando i governi mandano navi per proteggere i propri cittadini o propongono piani alternativi come Cipro, non fanno altro che mostrare la verità: avrebbero la capacità e la possibilità di far finire il genocidio. ma hanno deciso di non farlo, rifiutandosi di affrontare il vero crimine che ha reso necessaria questa missione». È notte in Italia quando dal comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, arriva lo stop definitivo a qualsiasi mediazione. Si va avanti, dritti verso Gaza e già nella notte fra oggi e mercoledì si potrebbe superare la linea arancione, la zona di massimo rischio .
«I governi di Italia, Spagna, Turchia e dell’intero mondo - è la sfida - ci scortino fino alle coste e affermino il diritto al passaggio sicuro umanitario come la legge internazionale prevede» . Nulla di tutto ciò è mai stato sul tavolo. Il governo Meloni, spiega la portavoce della delegazione italiana Maria Elena Delia, «ci ha detto che più di una pressione diplomatica per chiedere a Israele…
ROMA – «Quando i governi mandano navi per proteggere i propri cittadini o propongono piani alternativi come Cipro, non fanno altro che mostrare la verità: avrebbero la capacità e la possibilità di far finire il genocidio. ma hanno deciso di non farlo, rifiutandosi di affrontare il vero crimine che ha reso necessaria questa missione». È notte in Italia quando dal comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, arriva lo stop definitivo a qualsiasi mediazione. Si va avanti, dritti verso Gaza e già nella notte fra oggi e mercoledì si potrebbe superare la linea arancione, la zona di massimo rischio .
«I governi di Italia, Spagna, Turchia e dell’intero mondo - è la sfida - ci scortino fino alle coste e affermino il diritto al passaggio sicuro umanitario come la legge internazionale prevede» . Nulla di tutto ciò è mai stato sul tavolo. Il governo Meloni, spiega la portavoce della delegazione italiana Maria Elena Delia, «ci ha detto che più di una pressione diplomatica per chiedere a Israele di usare il minimo della forza, non può fare». Alla Flotilla hanno chiesto di fermarsi prima della linea arancione, in acque internazionali al largo dell’Egitto, a oltre 100 miglia da Gaza. «Ne prendiamo atto con rammarico», continua Delia. Canali permanenti alternativi alla consegna a Cipro, già proposta e rifiutata, non ne sono stati messi sul piatto, dunque non ci sono le condizioni — si spiega dal movimento — perché la Flotilla cambi rotta. E tanto meno per ulteriori incontri. L’ipotesi di un vis à vis con la premier Giorgia Meloni, è stata scartata, mentre Delia ha lasciato Roma. Anche con le Cei non ci sarebbe stato alcun tipo di contatto.
Tra terra e mare si discute, c’è chi ancora spera in una mediazione, ma nessuno è disposto a fermarsi adesso. «Questa missione è legittima», spiega lo skipper Tony La Piccirella. A bordo si ragiona sui possibili scenari: attacco di droni, come successo al largo delle coste di Creta quattro giorni fa, o intercettazione, come accaduto alla Madleen o alla Handala. Ma fra gli equipaggi inizia a serpeggiare una preoccupazione nuova. Dalla partenza da Creta, diverse barche hanno avuto serie avarie. La prima è stata la Familia Madeira, l’ammiraglia: improvvisamente il motore è andato ko. Il sospetto è che, come successo in passato, sia stato sabotato, magari con acqua o acido nel carburante. Nella notte fra domenica e lunedì, altre due barche hanno avuto problemi. La Johnny M improvvisamente ha iniziato a imbarcare acqua, fino quasi a inabissarsi. Dal ponte hanno lanciato un may day, sono intervenute le lance di soccorso di Emergency, che hanno smistato l’equipaggio su altre navi. Nessuno parla di sabotaggi, ma il dubbio — e la preoccupazione — c’è.
I droni continuano a volare sulla testa degli equipaggi, oltre alle fregate italiana e turca che da lontano scortano la Flotilla, «abbiamo visto imbarcazioni non identificate e con le luci di segnalazione spente, mentre il nostro canale radio veniva disturbato», spiega Carlo Costa dalla Morgana. Passa di chat in chat un articolo della stampa israeliana che dà conto del piano di potenziamento degli ospedali di Assuta Ashdod, Barzilai, Assaf Harofeh e Kaplan, «per il potenziale arrivo di feriti in caso di scontro». Su tutte le barche della Flotilla si ripassano i protocolli di risposta non violenta alle intercettazioni, si ragiona di strategia.
Dalla fregata Alpino arriverà un messaggio quando le barche saranno a 100-120 miglia da Gaza. «Noi proseguiremo nonostante l’alert della Marina. Ci fermeremo in caso di alt dell’Idf», dice il deputato dem Arturo Scotto. «Incomprensibile che dalla fregata si chieda agli attivisti di fermarsi in acque internazionali», dicono da Avs. Un appello «a chi ricopre ruoli di responsabilità dentro le istituzioni» arriva anche dal capomissione di Mediterranea Luca Casarini e dal fondatore di Libera, don Luigi Ciotti che chiedono di «alzare la voce per pretendere da Israele il rispetto delle vite dei nostri fratelli e sorelle della Flotilla».