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Linea arancione, blocco navale, attacchi precedenti: perché la Flotilla è sempre più a rischio

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La missione a 240 miglia da Gaza: la sensazione a bordo delle 44 barche – che diventeranno 46 – è che il conto alla rovescia sia iniziato
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“Ormai ci siamo”. Sulle 44 barche della Global Sumud Flotilla, che a breve diventeranno 46 con le ultime due in arrivo dalla Grecia, la sensazione è che il conto alla rovescia sia iniziato. La missione civile umanitaria è in navigazione a 240 miglia da Gaza, a 150 dalla costa egiziana, a poco meno di 100 miglia da quella che viene considerata la zona di rischio. Gli equipaggi stima di entrarci tra le 00.30 e le 6.30 di domani, 1°ottobre.

Il blocco navale

La zona di rischio è molto più ampia di quella dichiarata sotto blocco navale e come tale notificata all’Imo, l’Organizzazione marittima internazionale, da Israele che dal 2009 ha imposto un blocco navale davanti alla Striscia, impedendo l’arrivo di qualsiasi imbarcaz…

“Ormai ci siamo”. Sulle 44 barche della Global Sumud Flotilla, che a breve diventeranno 46 con le ultime due in arrivo dalla Grecia, la sensazione è che il conto alla rovescia sia iniziato. La missione civile umanitaria è in navigazione a 240 miglia da Gaza, a 150 dalla costa egiziana, a poco meno di 100 miglia da quella che viene considerata la zona di rischio. Gli equipaggi stima di entrarci tra le 00.30 e le 6.30 di domani, 1°ottobre.

Il blocco navale

La zona di rischio è molto più ampia di quella dichiarata sotto blocco navale e come tale notificata all’Imo, l’Organizzazione marittima internazionale, da Israele che dal 2009 ha imposto un blocco navale davanti alla Striscia, impedendo l’arrivo di qualsiasi imbarcazione civile, commerciale o militare.

L’area di blocco è compresa fra le coordinate 31 35.71 N 34 29.46 E, 31 46.80 N 34 10.01 E, 31 19.39 N 34 13.11 E e 31 33.73 N 33 56.68 e corrisponde sostanzialmente a un quadrato di mare davanti a Gaza che si estende per circa 20 miglia dalla costa. Dal 2009 nessuna nave della Flotilla è mai arrivata neanche al confine dell’area interdetta: le operazioni di intercettazione sono sempre avvenute in acque internazionali.

Che cos’è la linea arancione

Non c’è alcun dubbio sul fatto che anche stavolta si ripeta il medesimo copione: il ministero degli Esteri israeliano ha più volte affermato anche sui propri social che l’Idf non permetterà alla Flotilla di arrivare a Gaza o all’area sotto blocco navale. I dubbi sono solo sul quando e sul come agirà. La lezione del passato insegna che Israele interviene a ridosso della cosiddetta linea arancione che non è una linea dichiarata o notificata all’Imo, ma è il punto in cui sono state intercettate la maggior parte delle navi che, in sedici anni di assedio, hanno tentato di rompere il blocco navale istituito da Israele.

Il precedente della Madleen

Una delle ultime operazioni, che ha portato all’abbordaggio della Madleen, è avvenuta in acque internazionali a cento miglia dalla costa di Gaza e a 40 da Port Said, in Egitto. Ma per arrivare lì ci vorrebbero circa venti ore, le 6.30 del mattino ora italiana, e l’esperienza pregressa insegna che le intercettazioni avvengano sempre di notte, dunque l’ipotesi è che la zona di rischio inizi molto prima, a 130-140 miglia dalla Striscia, attorno alle 00.30/1, ora italiana, più o meno nel punto in cui dovrebbe arrivare l’alert dalla fregata Alpino, che lì smetterà di seguire la Flotilla. Nessuno dubita, l’intercettazione ci sarà: i dubbi sono sul quando e sul come.

Le ipotesi sui tempi e lo Yom Kippur

La stima sui tempi è il risultato di un’equazione non complessa che tiene insieme la velocità di navigazione, la distanza dalla cosiddetta linea arancione e la ricorrenza ebraica dello Yom Kippur, la festa dell’espiazione che prevede circa ventisei ore di digiuno, astensione da ogni attività lavorativa e non e il divieto di lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle e avere rapporti sessuali. Quest’anno, inizia al tramonto dell’1 ottobre e si conclude la sera del 2, convenzionalmente “all’apparire delle stelle”. Israele, come è filtrato nei giorni scorsi ed è stato confermato da fonti dell’intelligence italiana, è deciso a chiudere “la partita Flotilla” prima dell’inizio delle festività.

Le modalità dell’intercettazione

Un’altra incognita riguarda le modalità di intercettazione. Il governo italiano negli ultimi giorni avrebbe ottenuto dal presidente Herzog e dal ministro degli Esteri Saar rassicurazioni sull’uso di una “forza non letale”. L’ultima parola, però, spetta sempre al premier Netanyahu che in caso di operazioni militari non ha esitato a ignorare il parere contrario di Idf e Shin bet. Lo stesso ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, ha dichiarato che firmerebbe se l’intervento di Israele si limitasse agli arresti degli attivisti.

A rischio soprattutto le barche più piccole

Per la valutazione dei rischi, c’è un ulteriore elemento da tenere in considerazione: il numero e la dimensione delle barche. Verso Gaza non si è mai mossa una Flotilla così grande: tra le 46 barche in navigazione ci sono pescherecci, barche a vela, barche a motore, con una lunghezza che va da meno di dieci metri a più di venti. E’ evidente che le tecniche di approccio dell’Idf possono avere conseguenze molto diverse a seconda dell’imbarcazione: per le barche più piccole, e più instabili, anche le onde provocate da manovre improvvise di navi di più grandi dimensioni sono un problema. È plausibile che la Flotilla tenti di assumere un assetto che “protegga” le barche più fragili. Che ci riesca è scenario tutto da verificare.

Incognita droni o attacchi subacquei

A bordo si ragiona sul possibile attacco e si valutano i possibili scenari. Gli attivisti non escludono che i tentativi di abbordaggio siano preceduti da un attacco di droni, come avvenuto sei giorni fa al largo di Creta, o che la minaccia possa arrivare dal fondale. Sarebbe un modo per spezzare la flotta e diminuire il numero delle imbarcazioni da intercettare, obbligandone alcune a rimanere indietro per avarie al motore, al timone o alle eliche.

Da giorni, scafi e vele della flotta si stanno registrando strane avarie nel corso della navigazione. La Familia Madeira, l’ammiraglia, si è improvvisamente guastata a Creta, per un’irrimediabile avaria al motore. L’ultima è la Morgana, che batte bandiera italiana, che si è ritrovata di punto in bianco con il timone parzialmente fuori servizio.

Gli italiani a bordo

A bordo ci sono anche sei italiani, inclusi i due parlamentari di Avs, Benedetta Scuderi, e dei 5s, Marco Croatti, più il sindacalista del Calp, i camalli di Genova legati a Usb, José Nivoi. Altri 38 sono sparpagliati su diverse barche fra cui solo alcune sono registrate in Italia. Fra queste c’è la Karma, la barca di Arci che a bordo ha un suo equipaggio tecnico e ospita la delegazione Pd, i parlamentari Arturo Scotto e Annalisa Corrado e il consigliere regionale Paolo Romano. Almeno un italiano, Tony La Piccirella, è sulla Alma, diventata la nave ammiraglia, dopo il guasto che ha bloccato definitivamente la Familia Madeira.

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