La destra in Calabria scommette sul 2-0: “A sinistra so’ sfigati”
Lorenzo De CiccoI leader del centrodestra al comizio per Roberto Occhiuto, Lamezia Terme
LAMEZIA TERME – Sotto a un paio di bandiere proPal che spuntano sui davanzali, nel corso Numistrano tirato a lucido di Lamezia Terme, i leader del centrodestra si ritrovano nel cuore della Calabria che tifa per il bis del forzista Roberto Occhiuto. Gongolanti per la vittoria nelle Marche, «ribattezzate Ohio», maramaldeggia Giorgia Meloni, ma lontani da un’intesa per le tre regioni ancora senza candidato: Campania, Puglia e Veneto. «Non si chiude oggi», conferma a bordo palco Matteo Salvini. Meglio allora adagiarsi su una vittoria che i pronostici danno facile-facile: «Lunedì stravinciamo e facciamo il 2-0», se la gode Antonio Tajani.
Meloni - cappellino blu con scritta “Calabria” calato sulla fronte - se la prende con giudici, sindacati, stampa, opposizione. Ricordando un po’ quel Berlusconi che dava dei «coglioni» ai seguaci dell’Ulivo, sostiene che la sinistra, alla «disperata», tratti da «stupidi» i propri elettori. Dice così: «Li tratta da stupidi chi dice “vota per il Pd nelle Ma…
LAMEZIA TERME – Sotto a un paio di bandiere proPal che spuntano sui davanzali, nel corso Numistrano tirato a lucido di Lamezia Terme, i leader del centrodestra si ritrovano nel cuore della Calabria che tifa per il bis del forzista Roberto Occhiuto. Gongolanti per la vittoria nelle Marche, «ribattezzate Ohio», maramaldeggia Giorgia Meloni, ma lontani da un’intesa per le tre regioni ancora senza candidato: Campania, Puglia e Veneto. «Non si chiude oggi», conferma a bordo palco Matteo Salvini. Meglio allora adagiarsi su una vittoria che i pronostici danno facile-facile: «Lunedì stravinciamo e facciamo il 2-0», se la gode Antonio Tajani.
Meloni - cappellino blu con scritta “Calabria” calato sulla fronte - se la prende con giudici, sindacati, stampa, opposizione. Ricordando un po’ quel Berlusconi che dava dei «coglioni» ai seguaci dell’Ulivo, sostiene che la sinistra, alla «disperata», tratti da «stupidi» i propri elettori. Dice così: «Li tratta da stupidi chi dice “vota per il Pd nelle Marche e avrai lo Stato in Palestina”, ma la gente non è scema». Segue la solita narrazione sul clima d’odio che starebbe montando nel Paese. «Con le parole non si scherza, alimentano le frange violente». Lei, ripete ancora una volta, sarebbe sospinta solo «dall’amore». Per quella «maggioranza silenziosa che ci chiede di andare avanti».
E così, spinta dall’amore, manda un messaggio ai magistrati che cassano i suoi progetti sull’immigrazione: «Non c’è giudice che possa fermarci, vedremo chi ha la meglio». Applausi, coretti. «Andremo avanti con le riforme, dall’autonomia al premierato, alla giustizia». La premier continua con un filotto di stoccate all’opposizione. Sul reddito di cittadinanza, «paghetta di Stato» (dopo che sul palco è intervenuta Laura Castelli, ora in coalizione) e contro il candidato del centrosinistra, Pasquale Tridico, «che adesso propone un reddito di regionalanza». Poi se la prende con la stampa italiana che non la magnifica come «la stampa estera, che parla di miracolo». E pure con la Cgil, con Giuseppe Conte ed Elly Schlein che raccontano le inefficienze della sanità, «dopo i loro disastri», mentre lei annuncia «l’iter per l’uscita dal commissariamento» della Calabria. Nel mirino c’è la sinistra in generale, rea di avere scommesso sui suoi insuccessi, «so’ proprio sfigati, non ne azzeccano una». Va tutto bene, dunque? «No - ammette - non siamo stati fortunati, lo scenario è impossibile, ma la strada è giusta».
Salvini intanto, per quella che chiama «la mia Calabria», sostiene la necessità del ponte sullo Stretto, «atteso da 2mila anni». Il leghista batte soprattutto sul chiodo securitario. Annunciando che l’11 dicembre la Cassazione deciderà sul caso Open Arms. E bersagliando gli immigrati che direbbero «non mi piace il crocifisso, allora tornatevene al vostro Paese». Occhiuto rivendica invece la scelta di reclutare i medici cubani (altro che l’assistenzialismo di «Antonio Conte», l’allenatore del Napoli). Tajani difende i suoi balli alla festa di FI e le tre liste schierate qui dagli azzurri. «Abbassiamo le tasse, aumentiamo gli stipendi». Promesse da Cav. «Berlusconi ci guarda sempre da una nuvoletta, lassù».
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