ROMA – «A tutte le imbarcazioni: siamo a 180 miglia nautiche dalle coste di Gaza. Nave Alpino non oltrepasserà il limite dei 150. Da quel momento le garanzie di sicurezza non saranno garantite». Sono le 16.30 del pomeriggio quando la storia della Global Sumud Flotilla vira verso il peggiore degli epiloghi: le barche disarmate che proseguono fino in fondo la loro corsa per portare aiuti umanitari a Gaza, con un esercito ad aspettarle. E, fallito ogni tentativo di mediazione, la marina italiana che comunica quello che dal primo momento sembrava inevitabile. E cioè che l’Idf, nonostante il diritto preveda il contrario, provvederà a fermare in acque internazionali le 45 imbarcazioni (fino al mattino erano 46, una è in avaria) e ad arrestare tutti gli equipaggi.
A sera il governo israeliano comunica agli italiani, attraverso canali di intelligence, qual è il suo piano: in mare sono schierati circa un migliaio di agenti, tra i 600 dell’unità di frontiera e gruppi interi di forze speciali. Il loro compito è fermare gli equipaggi della Flotilla in mare aperto. E consegnarli alla polizia nel porto di Ashdod. Qui saranno tutti trasferiti, ammanettati, nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, a bordo di camionette blindate del servizio penitenziario. Al tramonto di domani, quando terminerà lo Yom Kippur, il giorno sacro ebraico, tutti gli arrestati verranno espulsi. L’Italia ha una preoccupazione per alcuni componenti della Flotilla che avevano già ricevuto delle espulsioni da Israele: loro, come chi rifiuterà il rimpatrio immediato, saranno processati da un tribunale speciale composto da funzionari del ministero dell’interno. Non giudici ordinari perché l’accusa sarà quella di «ingresso illegale in Israele», con la possibilità anche che venga contestato qualche reato speciale, di tipo terroristico. Anche per questo l’intero equipaggio – prima ancora di imbarcarsi – ha già firmato deleghe per la tutela legale (sono stati incaricati alcuni avvocati di una Ong storica, e dunque di grande esperienza) anche se diversi italiani, a partire dai parlamentari, hanno firmato pure un mandato ad alcuni avvocati italiani esperti di diritti internazionali.
La Farnesina è mobilitata per rendere il più veloce possibile le eventuali espulsioni. Consapevole però che ci si muove su una strada strettissima. Lo sanno anche gli israeliani, tanto da aver approntato un piano sanitario d’emergenza. «Abbiamo schierato tre ambulanze di terapia intensiva e cinque regolari» dicono. «Quattro ospedali sono stati messi in stato di allerta: l’ospedale Assuta di Ashdod, il Barzilai di Ashkelon, il Kaplan di Rehovot e lo Shamir di Be’er Yaakov».
Davanti al piano di azione israeliano il governo ha provato ieri l’ultimo tentativo di mediazione. Nel primo pomeriggio, prima che la nave Alpino lanciasse il messaggio alle imbarcazioni, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, risente i portavoce della Flotilla, dopo aver parlato anche con la segretaria del Pd, Elly Schlein. Il suo è «l’ultimo appello», spiega: «Il vostro obiettivo era far giungere aiuti e richiamare l’attenzione. Abbiamo in ballo il piano di pace di Trump: prendete atto di ciò che sta accadendo e fermatevi». Proprio il piano Usa è uno degli argomenti più usati nelle ultime ore dal governo. Viene adombrata anche la possibilità che se si rallenta la navigazione, nelle prossime 48 ore, cambi tutto: «Magari vi fanno arrivare, aspettate». Si cerca la Chiesa, perché muova tutte le leve a sua disposizione. Lo fa. Ma chiede che si facciano pressioni anche su Israele. «Le barche stanno andando dove devono», fa sapere uno dei mediatori cattolici al governo. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, chiama il suo omologo israeliano: «Gli ho chiesto di non usare violenza: gli attivisti non sono là con intenti di guerra». «Noi stiamo rispettando tutte le leggi internazionali: la nostra è una missione pacifica, pacifista e non violenta» dicono dalle imbarcazioni della Flotilla. «Le navi militari ci stanno abbandonando». Arriva una nuova comunicazione dalla nave militare: «Siamo a 170 miglia nautiche dalle coste di Gaza. Alpino non oltrepasserà il limite delle 150. Da quel momento le garanzie di sicurezza non saranno garantite». È notte. E sarà lunga.