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Meloni: “La missione rischia di compromettere la pace. Inascoltato pure Mattarella”

(ansa)

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La premier: “Pericoloso fare una campagna politica sulla Flotilla. Su Gaza tutto il Parlamento voti la nostra mozione”
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LAMEZIA TERME – «La Flotilla? Pericoloso farci una campagna politica, persino l’appello del presidente della Repubblica non mi pare abbia funzionato». Il piano di Donald Trump? «Lo appoggiamo, è una speranza. E mi auguro che tutto il Parlamento lo sostenga giovedì in Aula, sarebbe un bel segnale». Davanti al gate A31 dell’aeroporto di Fiumicino, prima di imbarcarsi su un volo Ita diretto a Lamezia Terme, per raggiungere il comizio del centrodestra per le elezioni in Calabria, Giorgia Meloni si ferma a parlare con i cronisti di tre quotidiani, tra cui Repubblica. Occhiali da sole, maglia argentata scintillante di paillette, la premier risponde a qualche domanda sulla crisi in Medio Oriente (e sulle prossime regionali). Partendo ovviamente dal caso della Global Sumud Flotilla, che cruccia sia governo che opposizione, in un frangente sempre più tormentato.

Sulle prime, davanti ai taccuini, Meloni sembra non avere tanta voglia di parlare della flottiglia. «È controproducente intervenire, …

LAMEZIA TERME – «La Flotilla? Pericoloso farci una campagna politica, persino l’appello del presidente della Repubblica non mi pare abbia funzionato». Il piano di Donald Trump? «Lo appoggiamo, è una speranza. E mi auguro che tutto il Parlamento lo sostenga giovedì in Aula, sarebbe un bel segnale». Davanti al gate A31 dell’aeroporto di Fiumicino, prima di imbarcarsi su un volo Ita diretto a Lamezia Terme, per raggiungere il comizio del centrodestra per le elezioni in Calabria, Giorgia Meloni si ferma a parlare con i cronisti di tre quotidiani, tra cui Repubblica. Occhiali da sole, maglia argentata scintillante di paillette, la premier risponde a qualche domanda sulla crisi in Medio Oriente (e sulle prossime regionali). Partendo ovviamente dal caso della Global Sumud Flotilla, che cruccia sia governo che opposizione, in un frangente sempre più tormentato.

Sulle prime, davanti ai taccuini, Meloni sembra non avere tanta voglia di parlare della flottiglia. «È controproducente intervenire, perché è diventato un un tema politico e su queste vicende non si dovrebbe fare campagna elettorale». Però, aggiunge, «mi pare molto pericoloso quel che si sta facendo». Soprattutto dopo l’intervento del Quirinale. «Confidavo sul fatto che con l’appello del presidente della Repubblica si tornasse tutti concentrati, ma mi pare non abbia funzionato neanche quello, figuriamoci». E dunque «ogni parola che dico io serve solo scaldare gli animi e non c’è bisogno di farlo in questa fase, perché è molto pericoloso quel che sta accadendo», ripete.

Considerazioni che a sera sembra rivedere, parecchio, visto che all’ora di cena firma una dichiarazione durissima, con gli attivisti: molti, scrive, sarebbero «felici di far saltare» la speranza della pace, che la premier vede nel piano presentato l’altro ieri da Trump, accanto a Bibi Netanyahu alla Casa bianca. Non solo: «Temo che un pretesto possa essere dato proprio dal tentativo della Flotilla di forzare il blocco navale israeliano». Da qui l’appello, che punta a mettere alle strette chi sta portando avanti la missione: «Ritengo che la Flotilla dovrebbe fermarsi ora e accettare una delle diverse proposte avanzate per la consegna, in sicurezza, degli aiuti. Ogni altra scelta rischia di trasformarsi in un pretesto per impedire la pace, alimentare il conflitto e colpire così soprattutto quella popolazione di Gaza alla quale si dice di voler portare sollievo. È il tempo della serietà e della responsabilità», scrive Meloni. E alla risposta della Flotilla, che l’accusa di calpestare il diritto, ribatte: «Risparmiateci le lezioni di morale sulla pace se il vostro obiettivo è l’escalation. Non strumentalizzate i civili».

Prima, al gate, la premier conferma che l’Italia darà pieno «sostegno» all’iniziativa di Washington, «credo sia ragionevole», e manda messaggi alle opposizioni. Guarda a domani, quando alle Camere «sono in discussione le mozioni su Gaza. Io penso – mette a verbale la premier - che sarebbe un bel segnale se tutto il Parlamento sostenesse la proposta per il cessate il fuoco e rilascio degli ostaggi che è stata appena presentata da Trump». Su quella proposta, argomenta, «c’è l’endorsement di tutti i paesi arabi e di diversi paesi europei. Ne parleremo al consiglio Ue informale», in programma a Copenaghen oggi e domani. Il suo sguardo però ora sembra più puntato su Roma, o meglio: sui leader del campo largo. «Penso che sarebbe davvero un bel segnale se almeno su questo il Parlamento fosse compatto, nel sostegno a Gaza, ecco, per far vedere che la pace la si vuole davvero».

Certo, nel comizio di Lamezia non sposa toni così concilianti. Tutt’altro. Dal palco la premier bersaglia il «cinismo di chi sfrutta le tragedie per raggranellare qualche voto». Menziona esplicitamente la campagna del centrosinistra nelle Marche, le bandiere ProPal sventolate nelle piazze, le dichiarazioni dell’opposizione. Se la prende con la Cgil, che farebbe «scioperi per Gaza anziché per i lavoratori, ma servono proposte serie: la pace non arriverà perché Landini o l’Usb indicono lo sciopero o perché i magistrati leggono i comunicati prima delle udienze». In un passaggio critica pure la mobilitazione degli studenti, come alla Sapienza: «Figli di papà che creano problemi alle forze dell’ordine».

In coda per l’aereo, c’è tempo per un ultima domanda sulle regionali. La premier gongola per le Marche che restano nel paniere di FdI, grazie al “fratello” Francesco Acquaroli, che ha appena battuto il campo larghissimo. Ma nel centrodestra mancano ancora i candidati a governatore in tre regioni, Puglia, Campania e soprattutto in Veneto. A sentire la presidente del consiglio è solo questione di incastri di agenda, non di beghe politiche (per esempio FdI che per cedere il Veneto vuole garanzie sulla corsa in Lombardia). «Il vertice tra i leader? Lo dobbiamo fare, io sono sempre in viaggio, Antonio Tajani pure. Ci rivedremo, oggi non c’è tempo. Venerdì? Forse. Ma tranquilli, ce la faremo».

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