In cella gli attivisti, liberi i quattro parlamentari italiani della Flotilla. Israele: “Azione esemplare”
dalla nostra inviata Francesca CaferriArrivano alla spicciolata. Perfettamente visibili sul mare piatto di una giornata caldissima, che pare ancora di piena estate. In fila, una dietro l’altra, le prime: i loro comandanti al timone, militari israeliani al loro fianco. Ad una in particolare, riesce l’impresa impossibile: arrivare in un porto israeliano nel giorno di Yom Kippur — la festa dell’espiazione, una delle più importanti del calendario ebraico — con la bandiera palestinese. Altri, il problema l’hanno risolto alla radice: sugli scafi delle barche sta scritto a caratteri cubitali “Free Palestine” o “Free Gaza”. Cose che in due anni da queste parti non si sono mai viste.
Eccole, le quaranta barche della Global Sumud Flotilla fermate da Israele nella notte fra mercoledì e venerdì: è l’una quando appaiono all’orizzonte del porto di Ashdod, nel Sud del Paese, a mezz’ora da quella Gaza che avrebbero voluto raggiungere. E invece sono qui: tutte intatte all’apparenza. La maggior parte arrivano da sole, qualcuna trainat…
Arrivano alla spicciolata. Perfettamente visibili sul mare piatto di una giornata caldissima, che pare ancora di piena estate. In fila, una dietro l’altra, le prime: i loro comandanti al timone, militari israeliani al loro fianco. Ad una in particolare, riesce l’impresa impossibile: arrivare in un porto israeliano nel giorno di Yom Kippur — la festa dell’espiazione, una delle più importanti del calendario ebraico — con la bandiera palestinese. Altri, il problema l’hanno risolto alla radice: sugli scafi delle barche sta scritto a caratteri cubitali “Free Palestine” o “Free Gaza”. Cose che in due anni da queste parti non si sono mai viste.
Eccole, le quaranta barche della Global Sumud Flotilla fermate da Israele nella notte fra mercoledì e venerdì: è l’una quando appaiono all’orizzonte del porto di Ashdod, nel Sud del Paese, a mezz’ora da quella Gaza che avrebbero voluto raggiungere. E invece sono qui: tutte intatte all’apparenza. La maggior parte arrivano da sole, qualcuna trainata da mezzi della Marina militare israeliana. Ne manca solo una all’appello, la nave Mikeno: la Flotilla fa sapere che potrebbe essere entrata nelle acque che, in teoria, dovrebbero essere quelle attribuite ai palestinesi. Ma la sua sorte non è chiara, forse un’avaria.
Tutte le altre sfilano sotto gli occhi nostri e dei pochi altri che hanno sfidato i divieti dello Yom Kippur per raggiungere Ashdod: quelle a vela, a parte i loro capitani al timone e i militari che li accompagnano, sono vuote. Su molte si vedono chiaramente le bandiere israeliane, issate dai commando dopo l’arrembaggio. La maggior parte degli attivisti sono stati trasferiti su due motovedette militari, e scendono da lì, scortati dagli uomini dell’unità di commando navale Shayetet 13 a volto coperto. Procedono in fila ed entrano nella base militare posta all’estremità Sud del porto di Ashdod: un blocco di cemento chiaro nella zona più tranquilla del porto. Qui vengono identificati e, quando su Israele scende il tramonto e dunque le restrizioni di Kippur finiscono, trasferiti nel carcere di Ketziot, non lontano da Beersheva e dal confine con Gaza. È questo il luogo dove inizieranno le procedure di espulsione, per chi le accetterà, e i processi per “ingresso illegale in Israele” per chi dirà no.
Questa mattina la Farnesina ha informato che sono stati liberati dalle autorità di Israele i quattro parlamentari italiani che facevano parte della Flotilla. Il senatore Marco Croatti, l'eurodeputata Annalisa Corrado, il deputato Arturo Scotto e l'eurodeputata Benedetta Scuderi erano stati fermati mentre si avvicinavano alla costa di Gaza.
Delle procedure per le espulsioni degli altri si occuperanno gli avvocati di Adalah, ong che da anni si occupa della tutela dei diritti delle minoranze in Israele. Già ieri un team era al porto di Ashdod, in attesa di incontrare gli attivisti: «Ci aspettano giorni lunghi — ci dice Nadia Daqqa, una delle legali — la procedura non sarà semplice: e a complicare le cose ci sono sia le feste che il fatto che si tratta di così tante persone». Insomma, prima di tornare a vedere gli attivisti in libertà bisognerà aspettare giorni: e che lascino il Paese.
L’intercettazione notturna, per il governo israeliano, è un’operazione di grande successo: «Esemplare», nelle parole del ministro della Difesa Israel Katz. Nessuna delle navi — a parte forse la Mikeno, appunto — si è avvicinata a Gaza. Nessuno degli attivisti è stato ferito o ucciso nell’arrembaggio: tutta un’altra storia rispetto al 2010, quando nove persone morirono sotto i colpi dei commandos israeliani a bordo della nave Mavi Marmara con bandiera turca che cercava di forzare il blocco. Ma anche per gli attivisti la loro iniziativa è un successo: gli occhi del mondo si sono fermati sulle loro barche e dunque sulla sofferenza della gente di Gaza. Non sono riusciti ad arrivare, ma hanno smosso le coscienze in mezza Europa e costretto Israele a dialogare con loro.
Che fine faranno gli aiuti che erano a bordo delle navi, non è ancora chiaro: le barche non sono state affondate e dunque non sono andati perduti. Una delle ipotesi sul tavolo è che vengano affidati al Patriarcato latino di Gerusalemme perché arrivino a Gaza: ma al momento questo non è confermato, né dall’esercito israeliano né dai diretti interessati. Probabile che la questione venga affrontata solo nei prossimi giorni, quando sarà passato lo Yom Kippur e poi anche il consueto Shabbat del fine settimana.
Di certo, per ora ci sono le vele della Flotilla nel porto di Ashod: dopo la prima registrazione con i militari a terra, le barche ieri pomeriggio sono tornate in mare una dopo l’altra, per dirigersi verso un’area di ancoraggio di lungo periodo sempre all’interno dell’approdo a Sud di Tel Aviv. È difficile pensare che possano tornare in mare presto. Ma la loro missione, in qualche modo l’hanno fatta: fra le onde di Ashdod, con i grattacieli di Tel Aviv all’orizzonte, ieri una barca gridava Free Gaza. Per questo Paese, che ieri è stato impegnato a espiare qualunque cosa tranne che ciò che sta facendo a Gaza, è già tantissimo.