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Gli italiani della Flotilla, a processo chi non firma l’espulsione. E si allungano i tempi

(afp)

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Tajani sente Sa’ar e chiede garanzie. Il nodo del documento con cui si ammette di aver compiuto un ingresso illegale. Alcuni detenuti chiamati da funzionari diplomatici
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Sono in carcere, verranno espulsi non prima di lunedì. Ma alcuni di loro dovranno affrontare un processo lungo settimane che, nella migliore delle ipotesi, impedirà di tornare in Israele per i prossimi 99 anni. Nella peggiore potrebbe portare a una lunga detenzione. I 46 italiani che viaggiavano a bordo della Flotilla sono da ieri sera nel carcere di Keziot: sono stati identificati e trasportati, così come le autorità israeliane avevano comunicato già nei giorni scorsi all’Italia. Ci sono gli attivisti. E anche i quattro parlamentari e i tre giornalisti: non hanno con loro i cellulari, perché sono stati buttati in mare. In alcuni casi spontaneamente, prima dell’arrivo dell’esercito; in altri, come testimoniano i video girati a bordo, su richiesta esplicita dell’esercito israeliano che, mitra puntati contro i giubbotti di salvataggio, hanno intimato agli attivisti di disfarsi dei telefoni per evitare che girassero immagini dell’abbordaggio.

Alcuni detenuti hanno potuto vedere gli avvoc…

Sono in carcere, verranno espulsi non prima di lunedì. Ma alcuni di loro dovranno affrontare un processo lungo settimane che, nella migliore delle ipotesi, impedirà di tornare in Israele per i prossimi 99 anni. Nella peggiore potrebbe portare a una lunga detenzione. I 46 italiani che viaggiavano a bordo della Flotilla sono da ieri sera nel carcere di Keziot: sono stati identificati e trasportati, così come le autorità israeliane avevano comunicato già nei giorni scorsi all’Italia. Ci sono gli attivisti. E anche i quattro parlamentari e i tre giornalisti: non hanno con loro i cellulari, perché sono stati buttati in mare. In alcuni casi spontaneamente, prima dell’arrivo dell’esercito; in altri, come testimoniano i video girati a bordo, su richiesta esplicita dell’esercito israeliano che, mitra puntati contro i giubbotti di salvataggio, hanno intimato agli attivisti di disfarsi dei telefoni per evitare che girassero immagini dell’abbordaggio.

Alcuni detenuti hanno potuto vedere gli avvocati del team legale della Ong, che avevano provveduto a nominare prima di partire. Non tutti però: ad alcuni è stato negato il diritto, tra loro ci sarebbero anche giornalisti e deputati del Pd. Ieri sera fonti della Farnesina hanno fatto sapere che la rappresentanza diplomatica ha sentito alcuni degli italiani, le loro condizioni sarebbero buone.

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha contattato il collega israeliano Gideon Sa’ar per «chiedergli informazioni e garanzie per tutti gli italiani». Tajani ha confermato al ministro Sa’ar dettagli sullo status e sulla condizione di immunità dei 4 parlamentari che fanno parte del gruppo. E, dicono, «ha chiesto di accelerare ogni procedura per la liberazione immediata di tutti i cittadini italiani».

Funzionerà così. I detenuti non verranno interrogati né saranno sottoposti a particolari procedure giudiziarie. Tra oggi e domani verrà chiesto loro se sono disponibili ad accettare l’espulsione volontaria. Sulla procedura ci sono due versioni diverse. Il team legale che li segue ha spiegato che saranno costretti a firmare una dichiarazione in cui si ammette «di essere entrati in Israele illegalmente». Una circostanza che, però, non risulta a fonti italiane che, a sostegno della loro tesi, citano un precedente recente, quello dell’attivista e giornalista di Messina, Antonio Mazzeo. Nel giugno scorso l’uomo era stato fermato mentre, a bordo di un’imbarcazione della Freedom Flotilla Coalition salpata da Gallipoli, cercava di raggiungere Gaza con aiuti umanitari. Era dunque una situazione gemella. E, in quel caso, come conferma Mazzeo a Repubblica, fu espulso senza dover firmare alcuna ammissione di aver violato i confini. Un fatto non vero perché, come sostengono tutti i giuristi internazionali, nessun confine è stato violato. Tant’è che, non appena saranno rientrati in Italia, verrà presentato un esposto per arresto illegale.

Non tutti i 46 italiani oggi in carcere saranno però subito espulsi. Alcuni hanno già fatto sapere che non firmeranno alcuna espulsione volontaria. Mentre chi aveva già un “ban” da Israele (nel gruppo ce ne sono almeno quattro) non potrà richiedere l’espulsione: dovrà essere processato da un tribunale speciale, composto dai funzionari del ministero dell’Interno, che anche soltanto per ragioni del numero di casi da affrontare, avrà bisogno di tempo.

E in quel carcere diversi attivisti hanno denunciato di essere stati picchiati dalla polizia, hanno riferito ieri gli avvocati della Flotilla citando le dichiarazioni di Dimitris Pilonis: nei mesi scorsi aveva tentato di raggiungere Gaza ed era stato arrestato. «Abbiamo subito ripetute violenze» ha detto. «Abbiamo paura che succeda ancora».

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