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Regionali, Occhiuto: “Non temo i pm, saranno i calabresi a giudicarmi”

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Il governatore a caccia del bis: “Il Ponte io l’ho già sfruttato spingendo Roma a mantenere gli impegni su ss 106 e alta velocità”
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«Non sono scaramantico: l’effetto Marche qui lo possiamo moltiplicare almeno per due». Roberto Occhiuto, 56 anni, il governatore di FI che tre giorni fa ha schierato Meloni, Tajani e Salvini sul palco di Lamezia Terme, punta al bis il 5 e 6 ottobre in Calabria. Convinto che «non peserà» quell’inchiesta di Catanzaro che lo vede indagato per corruzione. E che lui ha provato a ribaltare, dimettendosi e lanciandosi in contropiede nella sfida: «Siano gli elettori a giudicarmi».

Vincerà al 60% nella Calabria agli ultimi posti in Sanità e Trasporti?

«Credo di poter vincere perché chi vive qui sa con che fatica abbiamo invertito la rotta: colmando lacune, unificando consorzi-carrozzoni, provando a razionalizzare le spese, occupandoci dei lavoratori. E spingendo Roma a tener fede agli impegni».

O è solo merito di Meloni che ha detto dal palco: ora la Calabria esce dal commissariamento?

«La presidente ne ha parlato come del frutto di un lavoro. Quattro anni fa ho trovato rovine: commissari non …

«Non sono scaramantico: l’effetto Marche qui lo possiamo moltiplicare almeno per due». Roberto Occhiuto, 56 anni, il governatore di FI che tre giorni fa ha schierato Meloni, Tajani e Salvini sul palco di Lamezia Terme, punta al bis il 5 e 6 ottobre in Calabria. Convinto che «non peserà» quell’inchiesta di Catanzaro che lo vede indagato per corruzione. E che lui ha provato a ribaltare, dimettendosi e lanciandosi in contropiede nella sfida: «Siano gli elettori a giudicarmi».

Vincerà al 60% nella Calabria agli ultimi posti in Sanità e Trasporti?

«Credo di poter vincere perché chi vive qui sa con che fatica abbiamo invertito la rotta: colmando lacune, unificando consorzi-carrozzoni, provando a razionalizzare le spese, occupandoci dei lavoratori. E spingendo Roma a tener fede agli impegni».

O è solo merito di Meloni che ha detto dal palco: ora la Calabria esce dal commissariamento?

«La presidente ne ha parlato come del frutto di un lavoro. Quattro anni fa ho trovato rovine: commissari non nominati dal centrodestra che non avevano fatto nulla; 2500 dipendenti che se ne andavano dalle corsie, tutti in pensione; aziende sanitarie che non chiudevano un bilancio da 12 anni. Qui si vince anche perché la sinistra sta sbagliando messaggio: “redditi, assunzioni”. Ma è roba vecchia, la Calabria ha dignità, forza».

Lei stesso ha lanciato il «reddito di merito»: 500 euro a chi si iscrive nelle vostre università «con la media del 27».

«Perché la migrazione dei giovani inizia dalle aule degli Atenei e questo è un modo per arginarla».

Per ora si emigra: sui livelli di assistenza (Lea) in Sanità, la sofferenza dei calabresi è alta.

«Siamo precisi. Ci sono stati oggettivi progressi sui Lea, per il ministero della Salute siamo al terzultimo posto: prima di Sicilia e Valle d’Aosta. Stanno migliorando le liste di attesa. Ma sono lucido e ambizioso: non posso dire che sono felice di questa Sanità».

Anche perché va avanti grazie a 400 medici cubani. E nel 2028 quando scadono, cosa accadrà?

«Se necessario, li prorogherò. Ma quanto abbiamo fatto, anche con l’accertamento del debito insieme con la Guardia di Finanza, cambierà la qualità di molti servizi».

Trasporti. Avrete il ponte sullo Stretto ma un viaggio di ben 5 ore per fare Reggio-Roma?

«Spoiler, io il ponte l’ho già usato. Sono andato da Salvini: partiamo con la megaopera e non ci sono le strade? E infatti: oggi ho 3 miliardi e 800milioni di euro per la Statale 106, avremo un miliardo per l’Alta velocità che andrà fino a Praia. Sono divari. Non si devono acuire».

I suoi alleati leghisti lo sanno? A dicembre vogliono le intese per materie no-Lep, sull’Autonomia.

(Ride) «Ma non avevano detto prima, a settembre? Contento di aver rilevato sull’Autonomia subito, anche nel mio partito, le criticità che poi la Consulta ben più autorevolmente ha fatto brillare. E ora, anche sulle materie no-Lep bisogna andarci cauti, stare attenti alle ricadute sociali. E parlarsi prima, spiegare ai cittadini».

In che senso?

«Prendiamo una materia no-Lep: la previdenza e la contribuzione integrativa. Se io oggi voglio chiamare da fuori dei medici e dargli un incentivo per spingerli a venire a lavorare in Calabria, non posso competere con una regione che ha una capacità fiscale molto più alta. Ecco perché la Corte Costituzionale ha riempito di alert la sua magistrale sentenza».

Presidente, lei è un candidato governatore indagato per corruzione. Ha ripagato il suo ex socio Posteraro con incarichi pubblici?

«Proprio no. Ho spiegato tutto, in 4 ore con i pm. Voglio che lavorino serenamente, ma non voglio essere azzoppato da accuse per cose che non ho commesso. Le pare che uno ‘non onesto’, si rimette in pista? Sarei matto, mi passano ai raggi X».

C’è l’altra tesi. Lei ha il fratello senatore, e la compagna Siracusano sottosegretaria al governo: uno ‘non onesto’ non potrebbe avere più motivi per rifugiarsi nel cerchio magico?

«No. Se non avessi le carte in regola, sarebbe un doppio boomerang. E non sono stupido. Anzi, penso che sarò anche un ottimo governatore».

Lei conta di vincere anche sul fuoco amico, nel suo territorio?

«Guardi, innanzitutto, ho un ottimo rapporto con tutti i leader nazionali del centrodestra. Poi, sul territorio e anche in Calabria, ci sono i gatti e ci sono i leoni. Qualcuno pensava che il leone fosse ferito, ma si sbagliava di grosso».

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