“Un democristiano futurista”. Così lo definiscono i supporter per segnalarne l’abilità di vecchia volpe, o la capacità di spiazzare restando dov’è, al centro. E lui, Roberto Occhiuto, vicesegretario nazionale di FI e governatore uscente del centrodestra in Calabria, il politico-imprenditore oggi sotto inchiesta a Catanzaro per corruzione, è certo di avere anche stavolta il vento in poppa.
“È stata la più intensa, faticosa, ma anche la più bella campagna elettorale”, conferma Occhiuto. Che da agosto non ha smesso un appuntamento, una visita o una polemica social per ottenere il bis di presidente alla Cittadella, la sede del governo regionale. Dove è entrato nell’ottobre del 2021 con il 54,46% dei voti.
Cinquantasei anni, tre figli, una laurea in Economia, per tre mandati deputato (dal 2008 al 2021) fino al ruolo di capogruppo dei berluscones a Montecitorio, e anche 8 partiti cambiati in 20 anni, Occhiuto ha deciso di dimettersi - dopo la notizia dell’inchiesta - e di rilanciare chieden…
“Un democristiano futurista”. Così lo definiscono i supporter per segnalarne l’abilità di vecchia volpe, o la capacità di spiazzare restando dov’è, al centro. E lui, Roberto Occhiuto, vicesegretario nazionale di FI e governatore uscente del centrodestra in Calabria, il politico-imprenditore oggi sotto inchiesta a Catanzaro per corruzione, è certo di avere anche stavolta il vento in poppa.
“È stata la più intensa, faticosa, ma anche la più bella campagna elettorale”, conferma Occhiuto. Che da agosto non ha smesso un appuntamento, una visita o una polemica social per ottenere il bis di presidente alla Cittadella, la sede del governo regionale. Dove è entrato nell’ottobre del 2021 con il 54,46% dei voti.
Cinquantasei anni, tre figli, una laurea in Economia, per tre mandati deputato (dal 2008 al 2021) fino al ruolo di capogruppo dei berluscones a Montecitorio, e anche 8 partiti cambiati in 20 anni, Occhiuto ha deciso di dimettersi - dopo la notizia dell’inchiesta - e di rilanciare chiedendo la riconferma come presidente. E ha schierato sul palco finale, tre giorni fa, Meloni, Tajani e lo stesso vicepremier Salvini. Nonostante gli screzi con la Lega, con la quale non sono mancate scintille quando Occhiuto è stato tra i primi vertici istituzionali del territorio - in seno al centrodestra - a schierarsi contro l’Autonomia differenziata, poi demolita dalla Consulta.
Sanità allo stremo, strade e infrastrutture attese da anni, la Calabria è in fondo alle varie classifiche su qualità di vita e servizi, ma Occhiuto si intesta già l’inizio della svolta.
“Siamo stati noi a preparare il terreno perché si esca dal commissariamento alla Sanità, che ha appena annunciato la premier Meloni”, rivendica. Macché, “è lui l’emblema della gestione inefficace e opaca che tiene la Calabria sotto scacco”, è l’accusa degli avversari, il rivale candidato dei 5S, Pasquale Tridico, in primis.
Il fronte opposto usa anche l’indagine della Procura di Catanzaro con l’ipotesi di gravi do ut des consumati a danno di una comunità già fragile: il governatore uscente é accusato di corruzione, per aver ripagato uno dei suoi ex soci in affari, Paolo Posteraro, e altri soggetti con una serie di incarichi pubblici. Sullo sfondo c’è il cerchio magico che ruota intorno agli Occhiuto. Una rete costruita negli anni: suo fratello, Mario, di cinque anni più grande, siede attualmente in Senato, ed è stato prima sindaco, poi presidente della provincia di Cosenza; la sua compagna - da cui ha avuto il terzo figlio - è Matilde Siracusano, battagliera sottosegretaria del governo ai rapporti col Parlamento (ed è proprio con lei che era finito a lavorare a Roma, Posteraro, co-indagato nell’indagine). Ma il fratello minore deve vedersela anche con i veleni interni.
Quando ha capito che col pretesto dell’indagine, la sua fronda interna se ne sarebbe liberato, Occhiuto il "democristiano" ha fatto saltare il banco e si è rimesso a correre per il bis. “Ci sono i gatti e i leoni - ha detto a Repubblica nelle scorse ore - Qualcuno pensava, con me, che il leone fosse ferito, ma si sbagliava di grosso”.