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Flotilla, l'aereo con i 26 italiani a Istanbul: il rientro in Italia in serata

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Il ministro degli Esteri: “I connazionali sono partiti con un volo Turkish Airlines”, poi a Fiumicino e Malpensa. Altri 15 non hanno firmato il foglio di via
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I primi 26 italiani fermati da Israele a bordo della Flotilla stanno per ritornare a casa. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che sta seguendo personalmente la vicenda. Il loro rientro in Italia è previsto per questa sera, dopo le 23 con due voli della Turkish airlines con partenza da Istanbul e diretti uno a Roma Fiumicino e l'altro a Milano Malpensa. E le spese del volo di rientro sono state sostenute dalla compagnia aerea turca.

I 26 sono partiti intorno alle 13 (ore italiane) con un volo della Turkish Airlines per Istanbul e sono atterrati poco prima delle 15. Tra di loro anche il gruppo di giornalisti che viaggiava a bordo delle barche della Flotilla per documentare la spedizione umanitaria. Tutti hanno accettato l’espulsione, firmando il documento sottoposto loro dall’immigrazione israeliana. Documento che, però, non prevedeva alcuna ammissione di aver commesso un reato. In Turchia i connazionali sono stati assistiti da un team del Consolato generale a Is…

I primi 26 italiani fermati da Israele a bordo della Flotilla stanno per ritornare a casa. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che sta seguendo personalmente la vicenda. Il loro rientro in Italia è previsto per questa sera, dopo le 23 con due voli della Turkish airlines con partenza da Istanbul e diretti uno a Roma Fiumicino e l'altro a Milano Malpensa. E le spese del volo di rientro sono state sostenute dalla compagnia aerea turca.

I 26 sono partiti intorno alle 13 (ore italiane) con un volo della Turkish Airlines per Istanbul e sono atterrati poco prima delle 15. Tra di loro anche il gruppo di giornalisti che viaggiava a bordo delle barche della Flotilla per documentare la spedizione umanitaria. Tutti hanno accettato l’espulsione, firmando il documento sottoposto loro dall’immigrazione israeliana. Documento che, però, non prevedeva alcuna ammissione di aver commesso un reato. In Turchia i connazionali sono stati assistiti da un team del Consolato generale a Istanbul per coincidenze con aeroporti italiani e per eventuale rilascio di documenti di viaggio provvisori.

Quindici persone che facevano parte dell’equipaggio della Flotilla non hanno accettato di firmare il foglio di via. E dovranno quindi attendere il foglio di via e l’espulsione per via giudiziaria. Il che prenderà più tempo, al momento non è possibile stabilire quanto. “Ho dato” spiega il ministro degli Esteri, Tajani, “disposizioni alla nostra ambasciata di chiedere immediatamente migliori condizioni di detenzione”.

Nella lunga visita consolare di venerdì i nostri diplomatici avevano infatti potuto accertare una situazione di grande difficoltà all’interno della prigione di Ketziot, da tempo al centro dell’attenzione da parte degli osservatori internazionali proprio per le modalità di trattamento dei detenuti. Un gran caldo (il carcere si trova nel mezzo del deserto, a pochi chilometri dal confine con l’Egitto) e abusi di tipo fisico e verbale.

Ketziot ufficialmente è stata scelta perché è una struttura grande, in grado di accogliere 400 persone senza che entrino in contatto con altri detenuti. Ma diverse Ong hanno denunciato come, secondo loro, sia stata individuata proprio per dare una “lezione” agli attivisti, così come teorizzato da Ben Gvir, il ministro della Sicurezza nazionale, con delega sulle carceri, che nelle scorse ore ha fatto uno show definendo gli attivisti pacifisti come “terroristi”. I 15 italiani resteranno ora a Ketziot per almeno una settimana. La Farnesina aveva ottenuto che anche chi avesse già un “ban” di Israele potesse accedere alle procedure velocizzate di espulsione, senza passare da un giudice. Ma non hanno voluto firmare l’espulsione.

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