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Ambra: “Nessun weekend lungo, ero in piazza per mia figlia e per la pace”

La conduttrice tv: “Non è vero che ci siamo svegliati adesso: ci sono momenti in cui è urgente fare qualcosa. Gravi le parole della premier: certa rabbia non serve”
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«Ci accusano di esserci svegliati tutti adesso. No, non è vero. Eravamo ben svegli anche prima». Ha voglia di rivendicare, l’attrice Ambra Angiolini. Risponde al telefono a tarda sera, dopo un pomeriggio — si scusa per gli squilli a vuoto — di prove a teatro. Ma parla con una foga da manifestante, come se fosse ancora, come al mattino, in corteo lungo le vie di Milano. Nelle sue storie sui social campeggiano volti e bandiere della piazza convocata da Cgil e Usb.

Perché era lì?

«Fare qualcosa per Gaza è necessario, urgente. Quest’urgenza emerge ora anche nei racconti della stampa. Io ero lì per la pace, per il cessate fuoco e contro quello che anche l’Onu ha definito un genocidio. Da cittadina libera. Sento di essermi unita a un coro unanime, non a una gita in barca o un weekend lungo».

“Il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme”, ha detto Giorgia Meloni commentando la convocazione di uno sciopero generale il venerdì.

«Trovo molto grave se qualcuno che è al potere distorce …

«Ci accusano di esserci svegliati tutti adesso. No, non è vero. Eravamo ben svegli anche prima». Ha voglia di rivendicare, l’attrice Ambra Angiolini. Risponde al telefono a tarda sera, dopo un pomeriggio — si scusa per gli squilli a vuoto — di prove a teatro. Ma parla con una foga da manifestante, come se fosse ancora, come al mattino, in corteo lungo le vie di Milano. Nelle sue storie sui social campeggiano volti e bandiere della piazza convocata da Cgil e Usb.

Perché era lì?

«Fare qualcosa per Gaza è necessario, urgente. Quest’urgenza emerge ora anche nei racconti della stampa. Io ero lì per la pace, per il cessate fuoco e contro quello che anche l’Onu ha definito un genocidio. Da cittadina libera. Sento di essermi unita a un coro unanime, non a una gita in barca o un weekend lungo».

“Il weekend lungo e la rivoluzione non stanno insieme”, ha detto Giorgia Meloni commentando la convocazione di uno sciopero generale il venerdì.

«Trovo molto grave se qualcuno che è al potere distorce le ragioni di persone che, come me, hanno vissuto quella piazza in modo profondo, radicato, sentito. Certi giudizi personali rischiano solo di alimentare una rabbia che non serve a nessuno».

Meloni sbaglia a considerare i cortei non per Gaza ma contro il governo?

«Non mi pare che chi era con me stamattina — persone di ogni età, papà con i figli in braccio, ragazzi — fosse lì per attaccare il governo. Non c’era gente di destra o sinistra, ma gente che si sente mossa da ragioni profonde. Serve buona fede, gli uni con gli altri. Se io credo a Meloni e al governo quando dicono che per difendere la Flotilla non possono dichiarare guerra a Israele, lei può credere a quei lavoratori che sentono un’urgenza, perché a Gaza la popolazione sta morendo: uomini, donne, civili. Hamas è il nemico, il terrorismo mi fa orrore, ma si è andati oltre, troppo oltre. Perché mi devo sentire in difetto se sento la necessità di dirlo?».

Altre obiezioni: l’impresa della Flotilla è velleitaria e una piazza non aiuta in concreto i palestinesi.

«Ci sono azioni che risvegliano un senso di comunità. Quello degli attivisti della Flotilla è un gesto che fa cadere tante maschere, ora mi auguro che tornino a casa sani e salvi. Quanto a me, con grande orgoglio ho fatto quello che la Costituzione insegna a un cittadino libero di un Paese democratico: esercito un diritto, da essere umano che cresce altri esseri umani».

Anche sua figlia Jolanda è scesa in piazza, ieri a Como.

«È stata lei a portare me. Ne abbiamo parlato una mattina a colazione e abbiamo deciso di fare qualcosa. Abbiamo contattato insieme Emergency, abbiamo scelto di manifestare».

Lei ha denunciato che sui social l’hanno criticata per la sua partecipazione alle manifestazioni pro Palestina.

«Mi sono arrivate minacce irripetibili e ho deciso di querelare. Posso solo dire che mi sono sentita più sicura nella piazza della città dove vivo che nelle piazze social».

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