Israele rimpatria subito i quattro parlamentari: “Ora a casa pure gli altri”
di Giovanna VitaleIl deputato Arturo Scotto e l'eurodeputata Annalisa Corrado abbracciati da Elly Schlein, all'arrivo all'aeroporto, in una immagine tratta da Instagram
ROMA – Ora di pranzo. A Fiumicino la hall degli arrivi internazionali è piena di gente. Molti aerei sono in ritardo — lo sciopero generale per Gaza ha colpito anche qui — e il piccolo comitato di accoglienza in attesa del volo da Tel Aviv che riporta a casa i quattro parlamentari sbarcati a forza dalla Flotilla non trattiene l’impazienza. Da 48 ore è stato perso ogni contatto, da quando — la notte di mercoledì — i marines israeliani li hanno prelevati e buttato via tutto: cellulari, vestiti, effetti personali. Per questo, quando sul display appare la scritta “atterrato”, mogli e sorelle, figli e compagni, tirano un sospiro di sollievo. Che di lì a poco diventeranno lacrime, di gioia e commozione.
È Arturo Scotto il primo a far capolino oltre il gate del Terminal3. Stringhe delle sneakers spezzate, barba lunga, il deputato del Pd abbraccia forte le sue due famiglie: di sangue e politica. L’altra dem, Annalisa Corrado bacia la nipotina, lo sguardo sperso di chi sente la fatica, anche e…
ROMA – Ora di pranzo. A Fiumicino la hall degli arrivi internazionali è piena di gente. Molti aerei sono in ritardo — lo sciopero generale per Gaza ha colpito anche qui — e il piccolo comitato di accoglienza in attesa del volo da Tel Aviv che riporta a casa i quattro parlamentari sbarcati a forza dalla Flotilla non trattiene l’impazienza. Da 48 ore è stato perso ogni contatto, da quando — la notte di mercoledì — i marines israeliani li hanno prelevati e buttato via tutto: cellulari, vestiti, effetti personali. Per questo, quando sul display appare la scritta “atterrato”, mogli e sorelle, figli e compagni, tirano un sospiro di sollievo. Che di lì a poco diventeranno lacrime, di gioia e commozione.
È Arturo Scotto il primo a far capolino oltre il gate del Terminal3. Stringhe delle sneakers spezzate, barba lunga, il deputato del Pd abbraccia forte le sue due famiglie: di sangue e politica. L’altra dem, Annalisa Corrado bacia la nipotina, lo sguardo sperso di chi sente la fatica, anche emotiva, della missione appena conclusa. Benedetta Scuderi, la più spavalda con la kefiah al collo, riceve una carezza da Angelo Bonelli, il suo leader verde. Marco Croatti viene acclamato eroe dalle colleghe 5S.
Una festa, finalmente, dopo giorni di apprensione. Per chi è rimasto, però, non per chi è tornato. Sono furiosi, i parlamentari. Che sul volo hanno dovuto pure subire insulti e mugugni: «Perché non li abbiamo lasciati tornare a nuoto in Italia?» ha urlato un passeggero in ebraico. Preceduto dall’annuncio di una hostess prima del decollo: «Ci sono con noi quattro persone a cui dobbiamo ricordare che Am Israel Hai, il popolo di Israele vive», e giù applausi.
«Dovevamo venire via tutti, non solo noi, dobbiamo riportarli a casa», supplicano i rimpatriati. Pensano ai compagni trattenuti da Netanyahu: «Siamo tremendamente preoccupati». Il più loquace è Croatti. Ha l’ansia di spiegare, far capire perché bisogna agire subito: «Abbiamo passato una nottata molto complessa, difficile, anche umanamente», racconta. «Ci hanno schedato, monitorato, controllato. Siamo montati su dei furgoni per andare al carcere, poi ci hanno fatto scendere, ci hanno fatto una fotografia, ci hanno rimesso su questi furgoni. Io ero con 22 persone, nessuna di nazionalità italiana». E se hanno fatto questo a loro, figurarsi cosa può accadere agli altri che non godono di alcuna immunità. Perciò «ora c’è rabbia, non sollievo, per essere rientrato e chiedo che si faccia il possibile per rilasciare tutti gli attivisti detenuti illegalmente», prosegue Croatti. «A chi afferma che i parlamentari siano dei privilegiati dico che proprio per il ruolo diplomatico eravamo su quelle barche. Volevamo proteggere gli equipaggi». E potrebbe dunque non essere un caso se sono stati rispediti in Italia così in fretta: «Ci hanno liberato per il nostro peso, forse ingombrante, per Israele», conclude il senatore 5s. «Anzi si sono liberati di noi».
Scotto la butta più in politica. «L’abbordaggio, sebbene non cruento, è stato un atto di pirateria, perché avvenuto in acque internazionali», attacca. «Ci hanno portati al porto di Ashdod dove siamo stati identificati e perquisiti con zelo eccessivo. Poi rinchiusi in carcere per 24 ore, quindi espulsi senza possibilità di comunicare con l’esterno, neanche con gli avvocati», ricostruisce a sera su La7. Ce l’ha con Giorgia Meloni, il deputato pd: «Non mi sento irresponsabile. Lo è chi invece di fermare Netanyahu e i massacri a Gaza ha cercato di fermare gli attivisti che portavano aiuti umanitari. La premier non è stata molto lucida». Assolve solo il ministro Crosetto, l’unico a stargli vicino «anche nella notte dell’abbordaggio, e vorrei ringraziarlo per questo. Ma il governo ha sbagliato a criminalizzare la Flotilla». Ora però c’è da finire il lavoro. Lo scrive la segretaria del Pd sui social: «Tutti gli attivisti devono essere subito liberati e messi in condizione di rientrare perché la loro detenzione è illegale. Chiediamo ai governi», lancia l’appello Schlein, «di fare il possibile per accelerare». Il leader M5S Giuseppe Conte, in Calabria per le elezioni, chiama il suo senatore al telefono: «Con il vostro gesto avete lanciato un segnale forte» che ha squarciato «l’ipocrisia di chi copre il genocidio in corso a Gaza».