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Flotilla, gli attivisti presentano un esposto alla Procura: “Negati i diritti basilari”

(ansa)

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L’annuncio durante la conferenza stampa convocata dai quattro parlamentari espulsi da Israele
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Due esposti, uno contro ignoti per l’intercettazione illegale in acque internazionali di cinquecento attivisti, l’altro per le accertate violazioni dei diritti umani e di difesa nel corso della detenzione, presentati dalla Global Sumud Flotilla. Un altro presentato per le stesse motivazioni dai quattro parlamentari italiani, Arturo Scotto, Annalisa Corrado, Benedetta Scuderi e Marco Croatti. Anche i tribunali italiani saranno obbligati adesso a occuparsi di quanto successo a italiani e non della Global Sumud Flotilla. I primi 26, quelli che hanno firmato per la procedura abbreviata, potrebbero tornare già oggi in Italia. Sono atterrati a Istanbul, dove – dopo una mattinata di interlocuzioni e pressioni da parte delle opposizioni – verrà fornita assistenza consolare e copie dei documenti. Sui biglietti aerei, qualora ci fosse la necessità, Arci si è resa disponibile a pagarli: “Ma come si fa a non pensare che quelle persone non hanno documenti, carte, telefoni per chiedere assistenza?”…

Due esposti, uno contro ignoti per l’intercettazione illegale in acque internazionali di cinquecento attivisti, l’altro per le accertate violazioni dei diritti umani e di difesa nel corso della detenzione, presentati dalla Global Sumud Flotilla. Un altro presentato per le stesse motivazioni dai quattro parlamentari italiani, Arturo Scotto, Annalisa Corrado, Benedetta Scuderi e Marco Croatti. Anche i tribunali italiani saranno obbligati adesso a occuparsi di quanto successo a italiani e non della Global Sumud Flotilla. I primi 26, quelli che hanno firmato per la procedura abbreviata, potrebbero tornare già oggi in Italia. Sono atterrati a Istanbul, dove – dopo una mattinata di interlocuzioni e pressioni da parte delle opposizioni – verrà fornita assistenza consolare e copie dei documenti. Sui biglietti aerei, qualora ci fosse la necessità, Arci si è resa disponibile a pagarli: “Ma come si fa a non pensare che quelle persone non hanno documenti, carte, telefoni per chiedere assistenza?”, dice Walter Massa.

Gli altri rimarranno nel carcere israeliano in cui “già sappiamo dai nostri legali che sono stati negati i diritti basilari di difesa e i beni e servizi essenziali: acqua, cibo, accesso ai bagni”, spiega la portavoce Maria Elena Delia. È sorte migliore – ricorda – di quella che affrontano migliaia di detenuti palestinesi, persi nel limbo della detenzione amministrativa, durante la quale – è stato denunciato più volte anche da ong israeliane - non sono note neanche le accuse. Anzi, ricorda, spesso neanche famiglie e legali hanno la conferma che il proprio caro sia trattenuto. “Ci sono anche bambini in queste condizioni”.

L’annuncio delle iniziative legali in corso è stato dato dalla portavoce, Maria Elena Delia, e dai quattro parlamentari che oggi hanno parlato alla stampa per chiedere urgentemente il rilascio di tutti gli italiani e degli altri equipaggi “detenuti illegalmente nelle carceri israeliane”. Un concetto che hanno ripetuto tutti, a più riprese. E a più riprese i parlamentari hanno voluto sottolineare che non è stata certo una loro scelta quella di tornare per prima. “Fino alla sera prima, il viceambasciatore Baldessarri con cui siamo riusciti a parlare non più di trenta secondi per telefono, non sapeva che la mattina dopo ci avrebbero messo su un aereo”, spiega il parlamentare dem Arturo Scotto. È lì e solo lì, dopo più di 24 ore tra intercettazione e detenzione, che lo hanno visto per la prima volta e che “per trenta secondi” hanno parlato al telefono con Tajani. Dalla premier Meloni invece non è arrivato neanche un messaggio.

“Questi – tuona Marco Croatti dei 5S, mostrando i passaporti - io li ho rivisti a Roma. Siamo stati trascinati via perché siamo testimoni qualificati, perché abbiamo visto e possiamo dire cosa succede lì. È successo ad esempio quando siamo stati attaccati per ore dai droni. Non hanno potuto dire, come hanno fatto quando è accaduta la medesima cosa in Tunisia, che si trattava di un auto-attentato o una sigaretta”.

In sala, seduti in fondo, ci sono anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, e i leader di Avs, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. A sorpresa c’è anche la sindaca di Genova Silvia Salis.

I quattro parlamentari parlano per più di un’ora e mezza, ma mai di sé. “Non siamo qui per raccontare quello che abbiamo vissuto ma per chiedere con forza la liberazione di tutti i nostri connazionali”, dice Arturo Scotto che denuncia: “Non abbiamo ancora la lista di chi oggi dovrebbe tornare e chiediamo che sia immediatamente resa pubblica. C’è una cosa da chiarire: noi siamo arrivati a 35 miglia da Gaza ed eravamo nella piena legalità. Chi non era nella legalità è chi ci ha impedito di raggiungere Gaza”.

Per l’eurodeputata Benedetta Scuderi: “una violazione del diritto del mare e del diritto internazionale di cui noi siamo testimoni. E questa è anche colpa di quei governi che non stanno facendo tutto quello che dovrebbero fare - e lo ha detto l’Onu - per imporre a Israele il rispetto del diritto internazionale”. A partire dal governo italiano, sottolinea. “Meloni – attacca - non si è comportata da presidente del Consiglio ma da capo fazione, mettendo a rischio anche la nostra incolumità. Perché darci degli irresponsabili significa metterci a rischio e avallare le violazioni”. E magari anche peccare di “megalomania”, afferma Annalisa Corrado dei dem. “La presidente del consiglio ha detto che ci saremmo messi sulle barche per darle fastidio. Seicento persone di equipaggio, migliaia che ci hanno lavorato attorno, 44 delegazioni internazionali. Pensare che tutta questa cosa sia stata messa in piedi per dare fastidio a Giorgia Meloni, è talmente allucinante e sintomo di una certa dose di megalomania che la lascerei dalla parte sbagliata della storia".

E non è vero, tuona che il governo è in grado di far arrivare aiuti in due ore come ha più volte sostenuto. “Non è vero – dice rivolgendosi direttamente al governo - non lo avete fatto, non lo stiamo facendo perché è stato completamente spazzato via il diritto internazionale e l’Onu è stata esautorata, imponendo un sistema di distribuzione che fa entrare poco cibo, distribuito in modo sadico”. Anche i cosiddetti voli umanitari non sono una soluzione. “Lanciare aiuti dal cielo non solo crea incidenti – attacca - ma è la stessa cosa che si fa in Australia con i canguri, quando ci sono gli incendi e si lanciano le carote. È l’ennesima pratica disumanizzante”. Rincara la dose Scuderi: “e se davvero sono in grado allora sono complici di genocidio e della carestia, accertata dall’Onu”.

C’è voglia di smentire fake news, voci e processi alle intenzioni circolati mentre loro erano a bordo. Ma soprattutto c’è la preoccupazione per chi è rimasto indietro, inclusi tanti italiani, rimangono detenuti in condizioni – i parlamentari lo possono testimoniare e tutti lo affermano – inaccettabili. “Tutti gli attivisti che in questo momento sono prigionieri illegalmente in un altro Paese e questo deve preoccupare tutti – tuona Marco Croatti – Nelle prime fasi, che noi abbiamo vissuto, è stata spezzata la volontà di tanti, non ho difficoltà a parlare di paura. Abbiamo avuto paura perché quello che abbiamo visto e vissuto, perché è sconcertante. Ci guardavamo negli occhi ed eravamo sconcertati”. “Una deriva cilena” la definisce Arturo Scotto, che a chi c’era ricorda Genova 2001 e la “macelleria messicana”, così venne definita, di Bolzaneto. "Continuiamo a pensare che le violazioni messe in campo sono molto gravi e lo faremo rimarcare in ogni passaggio nei prossimi giorni".

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