La minaccia di Salvini contro gli sciopero: “È una guerra politica, noi sapremo cosa fare”
di Lorenzo De CiccoMatteo Salvini a Reggio Calabria per il comizio di chiusura della campagna elettorale della Lega in Calabria
ROMA – «Non sono scioperanti, sono delinquenti, sapremo come comportarci...». A sera Matteo Salvini manda un avviso alla Cgil. Per il sindacato suona come una minaccia. Il ministro dei Trasporti, calato a Reggio Calabria per sostenere la sua Lega nelle regionali di domani e lunedì, batte sul chiodo dello sciopero per tutto il giorno. Promette una stretta sulle mobilitazioni che non hanno il nulla osta del Garante. E si rivolge a più riprese a Maurizio Landini. Comincia così, di buon mattino: «Lo sciopero lo organizza Landini e lo paghi Landini». Svolgimento: «Chi oggi sciopera sa che va contro la legge e rischia sanzioni sia a livello personale che come organizzazioni sindacali. La sanzione deve essere equiparata al danno». All’imbrunire i decibel si alzano. Riecco il vicepremier, che parla di guerra politica da parte del principale sindacato italiano. «Abbiamo dato una chance alla Cgil di fermarsi, ma hanno preferito fare guerra politica parlando di pace, sapremo come comportarci». I…
ROMA – «Non sono scioperanti, sono delinquenti, sapremo come comportarci...». A sera Matteo Salvini manda un avviso alla Cgil. Per il sindacato suona come una minaccia. Il ministro dei Trasporti, calato a Reggio Calabria per sostenere la sua Lega nelle regionali di domani e lunedì, batte sul chiodo dello sciopero per tutto il giorno. Promette una stretta sulle mobilitazioni che non hanno il nulla osta del Garante. E si rivolge a più riprese a Maurizio Landini. Comincia così, di buon mattino: «Lo sciopero lo organizza Landini e lo paghi Landini». Svolgimento: «Chi oggi sciopera sa che va contro la legge e rischia sanzioni sia a livello personale che come organizzazioni sindacali. La sanzione deve essere equiparata al danno». All’imbrunire i decibel si alzano. Riecco il vicepremier, che parla di guerra politica da parte del principale sindacato italiano. «Abbiamo dato una chance alla Cgil di fermarsi, ma hanno preferito fare guerra politica parlando di pace, sapremo come comportarci». Il titolare del Mit prefigura nuove richieste di precettazione. «Siccome ci saranno altri 40 scioperi da qui a fine anno saprò come tutelare milioni di italiani». Tutto il Carroccio si schiera su questa linea, mentre sulle agenzie di stampa scorrono dichiarazioni di solidarietà al vicepremier, per la scritta “Salvini come Kirk” apparsa a Genova. Per Armando Siri, capo-dipartimenti della Lega, «il diritto di manifestare e scioperare è sacrosanto, io organizzai la manifestazione contro il Green pass. Ma bisogna seguire le regole».
Per FdI si fa sentire Arianna Meloni, sorella della premier e capo-segreteria del partito. «Landini blocca le piazze in modo strumentale e lo sanno tutti che non si risolvono così i problemi: non è bloccando l’Italia che si aiuta Gaza». Lo scontro si fa sempre più ruvido. I parlamentari dei Fratelli accusano Giuseppe Conte di fare «propaganda sulla pelle dei bambini palestinesi». Pure la seconda carica dello Stato entra nella polemica. «Lo sciopero normalmente si fa per aiutare i lavoratori o per protestare contro il governo. Tirandolo al massimo dell’estensione, capisco che abbiano voluto fare anche questo, che personalmente non comprendo», sostiene Ignazio La Russa. A chi gli chiede però se condivida la linea dura tenuta da Salvini, il presidente del Senato risponde così: «No, il problema è la liceità dello sciopero, non delle manifestazioni, che non vanno mai vietate».
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dalla Leopolda intanto si affretta a dare ragione al capo leghista sulla presunta «guerra politica» che il sindacato rosso metterebbe in atto: «Sono stati loro a parlare di rivolta sociale. In piazza erano 2 milioni? No, 4-500mila». Frecciata a chi si è mobilitato: «Come governo siamo soddisfatti che i temi che vengono portati in piazza non sono quelli dell’occupazione ed economici, sui quali il governo sta marcando buoni risultati». Il numero uno del Viminale si mostra poi crucciato per possibili incidenti oggi. «L’escalation va sempre temuta».
In buona sintonia con il centrodestra c’è l’ambasciatore d’Israele in Italia, Jonathan Peled, che ha parlato degli scioperi come di una manifestazione solo anti-governativa, «Gaza non c’entra nulla». Arrivando a sostenere che si tratti di «iniziative apertamente antisemite». Quanto alla Global Sumud Flotilla, ha ripetuto la teoria già ampiamente propagandata da Tel Aviv: «Sulle barche sequestrate non c’erano aiuti umanitari».