ASSISI – Dopo ventiquattr’ore di silenzio sugli scioperi e le manifestazioni pro-Pal, Giorgia Meloni appare ad Assisi. Atterra in elicottero. E al termine della messa in onore di San Francesco, durante la cerimonia pubblica, si affaccia dalla loggia della basilica («ma non è un balcone», scherzano dal suo staff) e trasforma l’evento istituzionale in un discorso molto politico. Elogi al piano Trump per Gaza, al suo piano Mattei, condanna delle «violenze» e di chi cerca la contrapposizione «per interesse». Tutto in diretta su Rai 1, poco prima della mezza.
L’occasione sono le celebrazioni del poverello di Assisi, appena diventate festività nazionale, col placet bipartisan del Parlamento (novità accolta con molti applausi, qui). Davanti a una decina di …
ASSISI – Dopo ventiquattr’ore di silenzio sugli scioperi e le manifestazioni pro-Pal, Giorgia Meloni appare ad Assisi. Atterra in elicottero. E al termine della messa in onore di San Francesco, durante la cerimonia pubblica, si affaccia dalla loggia della basilica («ma non è un balcone», scherzano dal suo staff) e trasforma l’evento istituzionale in un discorso molto politico. Elogi al piano Trump per Gaza, al suo piano Mattei, condanna delle «violenze» e di chi cerca la contrapposizione «per interesse». Tutto in diretta su Rai 1, poco prima della mezza.
L’occasione sono le celebrazioni del poverello di Assisi, appena diventate festività nazionale, col placet bipartisan del Parlamento (novità accolta con molti applausi, qui). Davanti a una decina di bandiere pro-Pal su cui le telecamere della tv di Stato non si soffermano, la premier magnifica il piano di Donald Trump per Gaza. «Una luce che squarcia le tenebre», dice così, mentre il suo vice, Antonio Tajani, da Firenze annuncia che l’Italia è «pronta a partecipare alla ricostruzione, ne discuteremo presto in Egitto». Dal palco della cerimonia istituzionale, Meloni risponde indirettamente all’opposizione, che sul Medio Oriente da mesi l’accusa di ignavia. Meloni si dice invece «fiera» di un’Italia che sarebbe «in prima linea negli aiuti umanitari», «un interlocutore credibile». Seguono passaggi che sembrano stoccate alla minoranza (e al sindacato): non bisogna «cadere nella trappola della contrapposizione frontale che molti, spesso più per interesse che per convinzione, invocano». Richiama il presunto clima d’odio di cui ha parlato, più esplicitamente, in altri comizi: «Germoglia il seme della violenza, messaggio oggi attualissimo». Narrazione rinverdita da un tweet serale, in cui la premier esprime vicinanza agli agenti rimasti feriti durante le manifestazioni: «Hanno dovuto fronteggiare aggressioni, lanci di oggetti e tentativi organizzati di scontro». Sulla loggia, invece, descrive un Francesco «estremo ma non estremista». Cita Papa Leone e Papa Francesco, «la terza guerra mondiale a pezzi» di cui parlava Bergoglio, «uno scenario che può apparire irreversibile» ma che non deve scoraggiare. Il Medio Oriente? Altra frecciata alle piazze: «La pace non si invoca ma si costruisce con pazienza».
A inizio discorso, dal pubblico parte pure una mini contestazione. Urlano «Palestina». Meloni prova a smorzarla così: Francesco, dice, «ci insegna a parlare con tutti, anche con chi può sembrare un nemico». Accanto alla premier si accomodano il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, la governatrice umbra (di centrosinistra), Stefania Proietti, il presidente meloniano dell’Abruzzo, legato ai francescani, Marco Marsilio, autorità ecclesiastiche, come l’arcivescovo Domenico Sorrentino, che dal podio invita i politici «a non venire qui solo il 4 ottobre, nel mondo ci sono troppe guerre, troppi morti».
Fuori, un migliaio di persone. Raccolte, rispettose. Inclusa una ventina di attivisti pro Palestina. Portano le bandiere per Gaza. «All’inizio le forze dell’ordine non volevano farci entrare, per ragioni di sicurezza — racconta una ragazza, Elena, arrivata da Perugia — dicevano che non c’era abbastanza spazio davanti al sagrato». Che resta vuoto per metà.