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Flotilla, rientri rapidi e migliori condizioni per gli attivisti in carcere. Farnesina in pressing

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani

 

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Gli italiani potrebbero trovare posto su un volo speciale turco già oggi. Molti militanti hanno accettato l’espulsione
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Accelerare il rientro il più possibile. Forse anche oggi, quando un aereo speciale turco arriverà in Israele per trasportare 140 attivisti detenuti. E a bordo potrebbero trovare spazio anche gli italiani. Quando nella tarda serata di ieri è terminata la visita consolare dell’ambasciata italiana ai cittadini italiani fermati sulla Flotilla, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha fatto il punto con i suoi funzionari per capire come chiudere nel minor tempo possibile la vicenda. E riportare in Italia i 44 cittadini che sono ancora a Ketziot. Le condizioni di detenzione dei nostri connazionali sono state definite «particolarmente disagevoli», fanno sapere fonti della Farnesina. «Per questo è stato chiesto al ministero degli Esteri israeliano un miglioramento delle condizioni di detenzione».

La buona notizia, per i nostri connazionali, è che la stragrande maggioranza degli attivisti ha accettato l’espulsione. Come già era successo con i fermati negli scorsi mesi – emblematico è il ca…

Accelerare il rientro il più possibile. Forse anche oggi, quando un aereo speciale turco arriverà in Israele per trasportare 140 attivisti detenuti. E a bordo potrebbero trovare spazio anche gli italiani. Quando nella tarda serata di ieri è terminata la visita consolare dell’ambasciata italiana ai cittadini italiani fermati sulla Flotilla, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha fatto il punto con i suoi funzionari per capire come chiudere nel minor tempo possibile la vicenda. E riportare in Italia i 44 cittadini che sono ancora a Ketziot. Le condizioni di detenzione dei nostri connazionali sono state definite «particolarmente disagevoli», fanno sapere fonti della Farnesina. «Per questo è stato chiesto al ministero degli Esteri israeliano un miglioramento delle condizioni di detenzione».

La buona notizia, per i nostri connazionali, è che la stragrande maggioranza degli attivisti ha accettato l’espulsione. Come già era successo con i fermati negli scorsi mesi – emblematico è il caso di Antonio Mazzeo, a giugno – il documento con il quale Israele chiede di accettare l’espulsione non prevede un’ammissione di responsabilità. Con la firma, hanno confermato ieri i funzionari del governo di Tel Aviv, avverrà immediatamente l’espulsione entro 48 ore, rallentata soltanto dai giorni di shabbat: non ci sono mezzi disponibili, tanto che si sta pensando di utilizzare voli civili.

È possibile che contestualmente possano essere espulsi anche gli italiani sottoposti al processo: i funzionari del ministero dell’Interno hanno avuto una deroga allo shabbat e stanno lavorando, le udienze saranno lampo. C’è da capire come partiranno. Restano in piedi la possibilità che vengano portati a Londra e Madrid ma ieri è spuntata anche la possibilità della Turchia. Istanbul ha infatti previsto di inviare un aereo speciale per trasportare 140 persone, tra turchi, malesi e indonesiani. C’è già l’accordo con Israele, che ha fatto sapere di voler trasferire in Giordania i cittadini arabi che si trovavano a bordo della Flotilla. A Istanbul, se ci fosse posto, potrebbero arrivare gli italiani. Visto che comunque Roma ha deciso di non mettere a disposizione alcun volo di Stato («come invece hanno fatto con il torturatore e criminale libico Almasri» facevano notare ieri i parenti di alcuni dei detenuti).

A proposito. I genitori del giornalista Lorenzo d’Agostino hanno denunciato come ci sia stata “una disparità di trattamento” con i parlamentari, rientrati già ieri. Ma in realtà anche quella è stata una scelta israeliana: dopo le proteste del ministro Tajani che non riusciva a mettersi in contatto con i nostri deputati, il governo israeliano ha capito che arrestare quattro deputati di un paese straniero rappresentava una complicazione nelle relazioni. Meglio farli tornare immediatamente anche perché così sono rimasti lontani dal carcere di Ketziot, dove sarebbero stati testimoni di ulteriori abusi.

La protesta italiana ieri non è stata la sola. I diplomatici svizzeri hanno portato delle rimostranze formali perché non era stato concesso loro abbastanza tempo per visitare i detenuti. Questo perché alcuni attivisti avrebbero gridato “Free Palestine” raccogliendo la reazione violenta delle guardie.

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