Flotilla, rientrano 26 italiani. “Greta Thunberg umiliata”. Israele smentisce: “Sfacciate menzogne”
di Giuliano FoschiniMarco Croatti Benedetta Scuderi, Elena Delia, Arturo Scotto e Annalisa Corrado
Gli attivisti della Flotilla, compresi gli italiani a bordo, sono stati picchiati, umiliati, sottoposti a trattamenti disumani durante la loro detenzione nel carcere di Ketziot. Lo hanno raccontato i primi 26 italiani espulsi ieri da Israele, arrivati in tarda serata a Roma e Milano dopo uno scalo a Istanbul. Tutti hanno spiegato al nostro personale diplomatico, che ha offerto loro assistenza, e poi ai legali quando sono riusciti a sentirli, che le condizioni di detenzione sono state durissime: costretti a restare in ginocchio per ore, la testa fissa a terra. Niente acqua potabile. Niente farmaci. Qualcuno ha raccontato di aver ricevuto calci.
«Greta Thunberg — ha spiegato il giornalista Lorenzo D’Agostino — è stata umiliata, avvolta in una bandiera israeliana ed esibita come un trofeo». Versione poi confermata da più fonti e oggetto di una formale protesta da parte dell’ambasciata svedese. Ciononostante Israele sta provando a ridimensionare la questione diventata caso mondiale sosten…
Gli attivisti della Flotilla, compresi gli italiani a bordo, sono stati picchiati, umiliati, sottoposti a trattamenti disumani durante la loro detenzione nel carcere di Ketziot. Lo hanno raccontato i primi 26 italiani espulsi ieri da Israele, arrivati in tarda serata a Roma e Milano dopo uno scalo a Istanbul. Tutti hanno spiegato al nostro personale diplomatico, che ha offerto loro assistenza, e poi ai legali quando sono riusciti a sentirli, che le condizioni di detenzione sono state durissime: costretti a restare in ginocchio per ore, la testa fissa a terra. Niente acqua potabile. Niente farmaci. Qualcuno ha raccontato di aver ricevuto calci.
«Greta Thunberg — ha spiegato il giornalista Lorenzo D’Agostino — è stata umiliata, avvolta in una bandiera israeliana ed esibita come un trofeo». Versione poi confermata da più fonti e oggetto di una formale protesta da parte dell’ambasciata svedese. Ciononostante Israele sta provando a ridimensionare la questione diventata caso mondiale sostenendo che si tratta di «sfacciate menzogne» perché «tutti i diritti legali dei detenuti sono pienamente tutelati», scrive su X il ministero degli Esteri israeliano. «Siamo stati trattati come animali. Ridevano di noi, ci insultavano e ci picchiavano. Usavano violenza sia psicologica che fisica», ha detto anche il consigliere regionale lombardo del Pd Paolo Romano, rientrato anche lui ieri, accolto a Malpensa dalla segretaria del Pd Elly Schlein.
Il rimpatrio immediato degli attivisti è stato possibile grazie all’intervento della Farnesina — e all’azione personale del ministro degli Esteri Antonio Tajani — che, a fronte di una prospettiva iniziale di fermo per almeno altre 48 ore, è riuscita a ottenere il via libera per chi aveva firmato l’accettazione dell’espulsione. Tutti sono saliti sul volo charter organizzato dalla Turchia, con 137 attivisti di varie nazionalità, atterrato ieri pomeriggio a Istanbul. Gli italiani sono arrivati senza vestiti né effetti personali, con addosso la stessa tuta acetata dei prigionieri palestinesi.
Ad accoglierli a Istanbul c’era il personale del nostro consolato, che ha permesso loro di contattare casa e legali. Poi i rientri in Italia, con voli commerciali su Roma e Milano. Non pagati dallo Stato, come aveva preannunciato la presidente Giorgia Meloni: l’Arci stava comprando i biglietti quando la Turkish Airlines ha comunicato che i costi sarebbero stati a carico della compagnia. Il gruppo italiano era profondamente scosso: per ciò che aveva subito, certo, ma anche per la preoccupazione su quello che potrà accadere agli altri 15 connazionali che resteranno almeno altri «due o tre giorni in Israele», come ha spiegato Tajani. Si tratta di coloro che non hanno voluto firmare la liberatoria al governo israeliano che, pur senza ammettere una violazione dei confini — circostanza smentita, visto che il fermo è avvenuto in acque internazionali — avrebbe significato, a loro dire, riconoscere l’autorità del governo Netanyahu.
«Li espelleremo appena possibile», ha dichiarato il ministero degli Esteri israeliano. «Questi individui — si legge in una nota sprezzante nascosti dietro una spedizione per ‘aiuti umanitari’, dimostrano come il loro vero obiettivo sia la provocazione al servizio di Hamas, non l’assistenza umanitaria». Israele, in queste ore, ha provato ad accreditare la teoria secondo cui le barche fossero vuote, senza aiuti. Falso: i pacchi erano in stiva, tutti catalogati. C’è anzi la preoccupazione che siano stati proprio gli agenti israeliani a distruggerli. Ora lo sforzo della Farnesina è garantire la sicurezza degli italiani rimasti a Ketziot e ottenere che l’espulsione avvenga davvero entro 48-72 ore, senza ulteriori accuse. Alcuni di loro hanno vecchi divieti d’ingresso in Israele. Intanto, alcuni membri della spedizione — assistiti dall’avvocata Alessandra Ballerini — presenteranno in Italia un esposto per l’arresto «illegale, perché avvenuto in acque internazionali», e per le condizioni di detenzione subite.
Nel frattempo la “Flotilla bis” continua il suo viaggio verso Gaza. Due barche partite da Otranto e otto da Catania della “Freedom Flotilla Coalition” e della “Thousand Madleens” sono ora nelle acque davanti a Creta. In tre giorni dovrebbero essere in zona rossa.