Flotilla, Notarianni: “Siamo stati detenuti in condizioni fuori dallo Stato di diritto”
di Alessia CanditoPantaloni della tuta, ciabatte e una maglietta bianca. Niente portafogli, carte, neanche medicine. Dopo due giorni di detenzione illegale, «sequestro, meglio, siamo stati intercettati in acque internazionali senza alcun motivo», Maso Notarianni, presidente di Arci Milano e fra le anime del progetto di soccorso in mare Tom, aspetta a Instanbul il volo che lo riporterà in Italia con solo quello che indossa. «Ce lo hanno dato in carcere, avevamo anche una felpa ma ci hanno ordinato di lasciarla lì. L’ennesima brutalità inutile».
Eravate quasi a Gaza.
«Ci hanno bloccati a 35 miglia dalla costa. Di notte vedevamo i bagliori delle bombe, all’alba il fumo. Poi sono arrivati due Zodiac, a bordo sono saliti uomini armati che hanno preso il comando della barca. I veri problemi però sono iniziati dopo».
Nello specifico, quando?
«Siamo scesi dalla barca strattonati da due soldati che ci tenevano per le braccia. Ci hanno costretto a stare inginocchiati e con la testa bassa. Se la alzavi, te l…
Pantaloni della tuta, ciabatte e una maglietta bianca. Niente portafogli, carte, neanche medicine. Dopo due giorni di detenzione illegale, «sequestro, meglio, siamo stati intercettati in acque internazionali senza alcun motivo», Maso Notarianni, presidente di Arci Milano e fra le anime del progetto di soccorso in mare Tom, aspetta a Instanbul il volo che lo riporterà in Italia con solo quello che indossa. «Ce lo hanno dato in carcere, avevamo anche una felpa ma ci hanno ordinato di lasciarla lì. L’ennesima brutalità inutile».
Eravate quasi a Gaza.
«Ci hanno bloccati a 35 miglia dalla costa. Di notte vedevamo i bagliori delle bombe, all’alba il fumo. Poi sono arrivati due Zodiac, a bordo sono saliti uomini armati che hanno preso il comando della barca. I veri problemi però sono iniziati dopo».
Nello specifico, quando?
«Siamo scesi dalla barca strattonati da due soldati che ci tenevano per le braccia. Ci hanno costretto a stare inginocchiati e con la testa bassa. Se la alzavi, te la tiravano giù con forza, facendoti male. È successo anche a me. Dopo non so quante ore, siamo stati trasferiti in un hub».
Lì cos’è successo?
«Ci hanno buttato via tutto. A me persino le chiavi, le medicine. Poi è arrivato un finto interrogatorio in cui hanno cercato di farci dire che eravamo entrati illegalmente in acque israeliane ed è falso perché eravamo in acque internazionali. Alla fine ci hanno caricati tutti sulle camionette per il carcere».
Secondo l’ambasciata le condizioni erano “disagevoli”
«Per adesso mi limito a dire che non erano consone a uno Stato che si definisce una democrazia, perché ci sono dentro ancora centinaia di persone fra cui 15 italiani. E sono a rischio. Molto».
Ci sono state violenze o violazioni?
«Sì, e ne parleremo in dettaglio. C’è una cosa che mi ha colpito: quando siamo arrivati c’erano guardie armate con al guinzaglio pastori tedeschi che ci abbaiavano contro. Ho una nonna partigiana, conosco molte persone che siano state in campo di concentramento e tutti mi hanno raccontato scene simili. È come se la catena del dolore si fosse inceppata e si stessero ripetendo orrori del passato. Tutto era basato sull’annichilimento, l’annullamento della persona».
Si può fare qualche esempio?
«Prese in giro continue, insulti, strategie per confonderti. Quando ci hanno fatti salire su un autobus per portarci in aeroporto, ci hanno detto: ‘”Volevate andare a Gaza?Adesso vi portiamo noi”».
Personalmente ha sperimentato queste pressioni?
«Io ho avuto un infarto, devo fare terapia, ma mi hanno portato via le medicine. Ho detto che ero a rischio vita, più volte. Alla fine, me le hanno consegnate e ho preso una dose maggiorata, in modo da compensare quelle saltate. Prima di lasciare il carcere me le hanno tolte di nuovo».
Come si fa a mantenere la calma?
«Sperando che finisca il prima possibile. Ho affrontato situazioni complicate in Afghanistan, Iraq, America Latina, ma una cosa del genere non l’avevo mai vista».
Tornerebbe a bordo?
«Sì perché so che è servito. La Flotilla ha scatenato grandi mobilitazioni in Europa, finalmente ha tacitato la propaganda su Gaza».
Le piazze europee potrebbero aver influito sulla reazione di Israele?
«Forse. Violenza e ferocia vengono fuori quando sei debole. Io spero che si continui a bloccare tutto, a riempire le piazze, a mobilitarsi ma non solo gli equipaggi che sono ancora illegalmente detenuti, ma fino alla fine del genocidio a Gaza. E soprattutto che le mobilitazioni continuino a essere unitarie. Non possiamo permetterci divisioni».