Giovedì scorso il Quirinale ha richiesto al governo di riapprovare il decreto flussi. Inizialmente, nel provvedimento votato il 4 settembre, era stata inserita nel testo un’extra quota di assunzioni di 10mila colf – in aggiunta ai 500mila ingressi nel triennio 2026-2028 – da attivare subito, e senza più alcun vincolo numerico dall’anno prossimo.
Questo per rendere più flessibili le assunzioni, con specifica attenzione alla cura degli ultraottantenni. Ma poi la Lega si è opposta alla modifica, temendo un allargamento delle maglie, e così mentre il decreto era sulla strada per il Quirinale per il vaglio il vincolo numerico è stato ripristinato.
L’extra quota rimane, ma non può superare le 10mila unità ogni anno, fino al 2028. A quel punto, visto che erano passati venti giorni dal Consiglio dei ministri, gli uffici del Colle hanno preteso che fosse riapprovata la correzione. Cosa che è avvenuta giovedì. E soltanto dopo questo passo, all’indomani, è arrivato il via libera con la firma di …
Giovedì scorso il Quirinale ha richiesto al governo di riapprovare il decreto flussi. Inizialmente, nel provvedimento votato il 4 settembre, era stata inserita nel testo un’extra quota di assunzioni di 10mila colf – in aggiunta ai 500mila ingressi nel triennio 2026-2028 – da attivare subito, e senza più alcun vincolo numerico dall’anno prossimo.
Questo per rendere più flessibili le assunzioni, con specifica attenzione alla cura degli ultraottantenni. Ma poi la Lega si è opposta alla modifica, temendo un allargamento delle maglie, e così mentre il decreto era sulla strada per il Quirinale per il vaglio il vincolo numerico è stato ripristinato.
L’extra quota rimane, ma non può superare le 10mila unità ogni anno, fino al 2028. A quel punto, visto che erano passati venti giorni dal Consiglio dei ministri, gli uffici del Colle hanno preteso che fosse riapprovata la correzione. Cosa che è avvenuta giovedì. E soltanto dopo questo passo, all’indomani, è arrivato il via libera con la firma di Sergio Mattarella.
Insomma, il Quirinale è dovuto intervenire ancora una volta, come già altre volte nel recente passato, per imporre il rispetto delle procedure e delle norme poco omogenee, ma talvolta vengono pure modificate dopo l’approvazione.