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L’avviso di Renzi: “Senza i centristi avremo presto Meloni al Quirinale”

Matteo Renzi 

 (ansa)

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Alla Leopolda il leader di Iv fa un appello ai moderati: “Costruiamo una forza che vale il 10 per cento, c’è spazio accanto a Pd e 5S”
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È ancora presto per dire se l’ultimo sogno renziano diventerà realtà o è destinato a sgonfiarsi come una bolla di sapone. Inverando l’incubo peggiore di tutti: Giorgia Meloni che, dopo aver bissato la vittoria alle politiche, trasloca da Palazzo Chigi al Colle, prendendo il posto di Sergio Mattarella.

È quel che accadrà — paventa il presidente di Iv nel suo intervento conclusivo alla Leopolda — se il campo progressista non si doterà di una gamba centrista in grado di bilanciare la spinta a sinistra della coalizione. «In questi tre giorni sindaci, società civile e movimenti si sono ritrovati qui per provare a far qualcosa per l’Italia», premette Matteo Renzi, rivendicando la paternità di un processo di aggregazione che non si può più rimandare. «Senza Casa riformista fra due anni il Quirinale diventa Casa sovranista», avvisa. «O noi costruiamo una forza che vale il 10%, o ci ritroviamo Meloni al Quirinale con pieni poteri».

Un alert che vale per tutti: anche per Schlein e Conte che g…

È ancora presto per dire se l’ultimo sogno renziano diventerà realtà o è destinato a sgonfiarsi come una bolla di sapone. Inverando l’incubo peggiore di tutti: Giorgia Meloni che, dopo aver bissato la vittoria alle politiche, trasloca da Palazzo Chigi al Colle, prendendo il posto di Sergio Mattarella.

È quel che accadrà — paventa il presidente di Iv nel suo intervento conclusivo alla Leopolda — se il campo progressista non si doterà di una gamba centrista in grado di bilanciare la spinta a sinistra della coalizione. «In questi tre giorni sindaci, società civile e movimenti si sono ritrovati qui per provare a far qualcosa per l’Italia», premette Matteo Renzi, rivendicando la paternità di un processo di aggregazione che non si può più rimandare. «Senza Casa riformista fra due anni il Quirinale diventa Casa sovranista», avvisa. «O noi costruiamo una forza che vale il 10%, o ci ritroviamo Meloni al Quirinale con pieni poteri».

Un alert che vale per tutti: anche per Schlein e Conte che già si contendono la candidatura a premier senza comprendere che per battere la destra Pd, M5s e Avs da soli non bastano. Indirizzato soprattutto ai potenziali leader dell’area moderata — Beppe Sala, Ernesto Ruffini, Silvia Salis, Alessandro Onorato — che hanno sì mostrato interesse per il progetto, ma senza produrre alcun passo in avanti. Sebbene i margini ci siano, e pure ampi: «Ora che il Pd è diventato movimentista, girotondino, sardina, per noi si apre un ulteriore spazio politico», riflette l’italovivo Davide Faraone: «Quello che il Pd ha deciso di non rappresentare più». Con un’avvertenza, però: «Il nostro compito non è fare la somma, è fare la differenza», insiste Renzi: «Questa forza non nascerà se si mettono insieme solo degli ego autoriferiti. Dobbiamo allargare». Pena, tenersi una presidente del Consiglio, e in prospettiva della Repubblica, specializzata nell’avvelenare i pozzi. Alla quale il capo di Iv non le manda a dire: «Un leader non è colui che cavalca l’odio per estremizzare il Paese», attacca. «Un leader è una persona che rispetta anche chi non la pensa come lei. Uno che fa dimettere il ministro che paragona un partito dell’opposizione alle Brigate rosse».

È ambizioso, il sogno renziano. Necessario, anche. L’hanno capito i riformisti del Pd — Graziano Delrio e Marianna Madia — ieri intervenuti alla Leopolda. A riprova di un interesse che, complice il malumore interno, può innescare un mini-esodo verso altri lidi. «Abbiamo bisogno di costruire una grande alleanza che cambi il Paese, non contro qualcuno o qualcosa, ma a favore di qualcuno e di qualcosa», esorta l’ex ministro delle Infrastrutture. Preoccupato, da cattolico, che la deriva secolarista imboccata dal suo partito possa fornire un assist alla destra, impegnata «ovunque nel mondo a usare la religione per giustificare il potere politico. Meloni vuol trasformare Fratelli d’Italia in un partito cristianamente ispirato per instillare la cultura dell’odio e del nemico», ammonisce Delrio. «La sfida del centrosinistra è non permettere che ci vengano portati via i valori della fede e dell’inclusione». Perché «noi crediamo ancora che chi vince le elezioni non sia padrone delle istituzioni e le opposizioni il nemico». È questa la differenza «fra noi e loro». La vera posta in gioco. Che da oggi nessuno potrà più ignorare.

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