Flotilla, rientro in Italia via Atene per gli ultimi reclusi in Israele. Mediazione della Farnesina
di Alessia CanditoDopo i 26 italiani della Global Sumud Flotilla arrivati a Roma e Milano sabato notte dopo giorni di detenzione nel supercarcere israeliano di Ketziot, anche gli ultimi 15 tornano a casa. Tutti quanti saranno trasferiti oggi all’aeroporto di Tel Aviv, da dove attorno alle 16 partirà un volo charter diretto ad Atene.
A dare l’annuncio del rientro degli italiani, intercettati in acque internazionali tra l’1 e 2 ottobre e da allora imprigionati nella struttura di massima sicurezza nel deserto del Negav è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Saranno assistiti dalla nostra ambasciata sia alla partenza e poi in Grecia nel trasferimento verso l’Italia», ha scritto su X il ministro, per poi ringraziare «tutto il personale del ministero degli Esteri, i diplomatici in Israele e nelle altre sedi interessate per il capillare lavoro di assistenza compiuto in questi giorni». Un riferimento diretto al lungo lavoro di interlocuzione con le autorità israeliane, portato avanti per accelerare…
Dopo i 26 italiani della Global Sumud Flotilla arrivati a Roma e Milano sabato notte dopo giorni di detenzione nel supercarcere israeliano di Ketziot, anche gli ultimi 15 tornano a casa. Tutti quanti saranno trasferiti oggi all’aeroporto di Tel Aviv, da dove attorno alle 16 partirà un volo charter diretto ad Atene.
A dare l’annuncio del rientro degli italiani, intercettati in acque internazionali tra l’1 e 2 ottobre e da allora imprigionati nella struttura di massima sicurezza nel deserto del Negav è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani. «Saranno assistiti dalla nostra ambasciata sia alla partenza e poi in Grecia nel trasferimento verso l’Italia», ha scritto su X il ministro, per poi ringraziare «tutto il personale del ministero degli Esteri, i diplomatici in Israele e nelle altre sedi interessate per il capillare lavoro di assistenza compiuto in questi giorni». Un riferimento diretto al lungo lavoro di interlocuzione con le autorità israeliane, portato avanti per accelerare i tempi di un rilascio che ha rischiato di avvenire in tempi molto più lunghi.
Ancora dietro le sbarre di Ketziot erano rimasti coloro che hanno rifiutato la procedura accelerata di espulsione e deciso di attendere la pronuncia dei tribunali speciali. Al momento non è chiaro se l’udienza sia stata celebrata o sia in programma, magari in forma collettiva, nella giornata di oggi, ma la loro partenza in giornata è certa.
Fanno parte di un gruppo di 170, ma - protesta il team legale di Adalah, «non ci sono stati comunicati né i nomi, né le nazionalità». Nessuna notizia hanno avuto invece sulla volontaria che secondo la rete israeliana Channel12 avrebbe morso una guardia e per questo sarebbe stata riarrestata. Tra le persone che verranno rilasciate c’è anche Greta Thunberg.
«La liberazione di chi è ancora sotto sequestro in Israele è notizia che ci rallegra e ci dà sollievo - dice la portavoce della delegazione italiana Maria Elena Delia - Eravamo molto preoccupati, soprattutto per quelli che già in passato hanno ricevuto un denial, un divieto di ingresso in Israele».
Fra loro, c’era sicuramente lo skipper Tony La Piccirella. A luglio era sulla Handala, la barca della Freedom Flotilla che ha tentato di rompere l’assedio e anche allora era stato intercettato, trasferito forzatamente ad Ashdod, incarcerato ed espulso. Il timore era che a lui e altri venisse riservato un trattamento più duro o che comunque fossero costretti a rimanere più a lungo dietro le sbarre. «Sia i nostri legali, sia i primi italiani liberati hanno parlato delle violenze e degli abusi che hanno subito - spiega Delia - Non siamo ancora riusciti a parlare con gli ultimi 15, siamo molto in ansia».
Mani legate con le fascette per ore, occhi bendati, cure mediche e farmaci personali negati, strattoni, braccia torte dietro la schiena, insulti, umiliazioni. «Ci hanno trattato come terroristi», ha detto sabato notte, appena sbarcato a Fiumicino, Cesare Tofani. «Uno dei membri dell’equipaggio, Surya Mcewen è stato malmenato e ha ora una spalla dislocata. Gli è stato anche strappato il passaporto in faccia», denuncia Carlo Costa. E sono solo alcuni dei racconti degli italiani liberati. «Abbiamo già presentato un esposto, valuteremo se fare un’integrazione», spiega Delia mentre a Ketziot monta la protesta con decine di attivisti in sciopero della sete e della fame contro le condizioni di detenzione. «Che è - ribadiscono gli avvocati - totalmente illegale».