“La riforma della giustizia?” La pausa è da attore-showman consumato prima di lanciare la bomba: “Probabile che voterò sì alla separazione delle carriere, anche se sappiamo benissimo che sono oggi pochissimi i magistrati che da pm vanno a fare i giudici, e viceversa. Ma noi abbiamo commesso gravi errori con gli abusi di certa magistratura, e lo sapevo che sarebbe finita così”.
Vincenzo De Luca , il vulcanico governatore uscente, spina nel fianco del Pd in Campania, lo “sceriffo” salernitano che le aveva tentate tutte pur di acciuffare il terzo mandato e oggi ottiene che suo figlio deputato Piero De Luca sia il segretario regionale dei dem campani, scioglie ufficialmente il dubbio che già sembrava spingerlo sulle posizioni della destra, riguardo al ddl di revisione costituzionale sulla giustizia. E in vivace dialogo con Paolo Mieli, martedì scorso, in trasferta alla Mondadori di Roma per presentare il suo libro (La sfida - Piemme edizioni), di fronte a una sala gremita, il presidente n…
“La riforma della giustizia?” La pausa è da attore-showman consumato prima di lanciare la bomba: “Probabile che voterò sì alla separazione delle carriere, anche se sappiamo benissimo che sono oggi pochissimi i magistrati che da pm vanno a fare i giudici, e viceversa. Ma noi abbiamo commesso gravi errori con gli abusi di certa magistratura, e lo sapevo che sarebbe finita così”.
Vincenzo De Luca , il vulcanico governatore uscente, spina nel fianco del Pd in Campania, lo “sceriffo” salernitano che le aveva tentate tutte pur di acciuffare il terzo mandato e oggi ottiene che suo figlio deputato Piero De Luca sia il segretario regionale dei dem campani, scioglie ufficialmente il dubbio che già sembrava spingerlo sulle posizioni della destra, riguardo al ddl di revisione costituzionale sulla giustizia. E in vivace dialogo con Paolo Mieli, martedì scorso, in trasferta alla Mondadori di Roma per presentare il suo libro (La sfida - Piemme edizioni), di fronte a una sala gremita, il presidente ne ha per tutti: contro i suoi (“Perché nella casa del Pd non arriva mai il profumo della terra”), contro Roberto Fico, oggi candidato governatore del cenotrosinistra (“Fico chi?”, ride), contro l’ex premier Letta e il “fallimento del Pd” che va “comunque ripreso e rifondato”. E contro la premier Meloni e La Russa che “non hanno idea di dover rappresentare tutti, anche me, e invece alimentano risse”. Ma “quelli almeno” – è la riflessione di De Luca – “hanno una connessione sentimentale con il loro popolo, non come noi che siamo tra l’arroganza e l’impalpabilità”.
Sul ddl di revisione costituzionale sulla giustizia, che prevede anche la creazione di un'Alta Corte disciplinare e di due Csm, con sorteggio dei rispettivi membri - una riforma ormai avviata verso l'ultima approvazione in Senato, prima del referendum confermativo – De Luca va quindi oltre, tirando le somme delle sue analisi impietose sui "gravi vuoti" programmatici nei confronti della giustizia.
"Sono veramente tormentato, ma probabile che voterò sì sulla separazione delle carriere. Perché l'autonomia del potere giudiziario è fondamentale - premette con chiarezza il governatore uscente - ma ci sono due valori a cui noi, a sinistra, non abbiamo più dato peso. Valori che per me sono irrinunciabili. Il primo è che ogni potere deve rispondere di quello che fa. Il secondo è la preminenza della libertà dell'individuo. Se per ogni ipotesi di reato deve esistere la carcerazione preventiva, significa che siamo al Medio Evo".
De Luca picchia sulla mancanza di coraggio della classe dirigente del Pd, poi cita anche Repubblica. "Guarda cos'è successo con l'abuso d'ufficio. Ricordo che dicevo ai nostri a Roma: sappiate che l'abuso d'ufficio non regge più, se non lo eliminiamo noi, finiremo con la riforma sulla separazione dei magistrati. E mi dicevano, pavidi: eh ma poi sai gli attacchi, sai i titoli di Repubblica...". Quello sullo “strapotere” della magistratura, “che se fa danni non risponde a nessuno”, d’altro canto, è un suo noto refrain: legato a una visione del riformista De Luca che non è mai stata forcaiola, ma certo acuito dai passati conflitti con alcuni uffici giudiziari. De Luca è stato più volte sotto inchiesta, negli anni, con i giudici a proscioglierlo: solo la Corte dei Conti è riuscita ad ottenere a suo carico una condanna in primo e secondo grado (dovrà risarcire 100mila euro allo Stato, perché aveva chiamato in Regione 4 vigili urbani di Salerno, suoi fedelissimi, pagandoli come dirigenti).
Poi si torna alle sconfitte del centrosinistra in queste prime regionali: prima le Marche, poi la Calabria. E De Luca mette un punto: "La gente neanche al sud crede alle favole o si fa prendere in giro: in Calabria promettevano l'assunzione dei 7mila forestali, in Campania siamo ancora con il reddito alle pi... Ma detto questo, nella nostra regione possiamo vincere bene grazie al lavoro fatto e al rispetto suscitato". Fico, come aspirante suo successore? “Quel problema è risolvibile, se un candidato non è forte, si fa una giunta più importante, si chiamano esperti, gente competente. A patto che ci sia chiarezza sul programma, sugli indirizzi e le cose da fare", risponde a Repubblica De Luca. Che non esita a lanciare, sempre a margine, l’ultima frecciata alla segretaria del Pd, Schlein: “I problemi del Pd? Innanzitutto non c’è stato e non c’è ancora un programma chiaro, forte, che riesca a entusiasmare e a convincere. Se noi non governiamo il Paese non è perché gli elettori stanno tutti a destra, ma perché non abbiamo persuaso i cittadini: e perché, con la fine delle ideologie, io voto solo se riesco a intravedere una prospettiva chiara di miglioramento e sviluppo per la mia vita, per quella del mio territorio. Poi c’è il problema del carisma di un leader: che non si può comprare. O ce l’hai o no”.
Se ne va senza sciogliere l’interrogativo sulla sua personale candidatura in Regione, che sarebbe avversata sia da Fico sia dal Nazareno: "Vediamo, ne stiamo parlando in queste ore. Non siate ansiosi...".