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Flotilla, l’attivista di Mediterranea: “Disobbediamo a ordini illegali, pronto a una missione”

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Iasonas Apostolopoulos, veterano del soccorso in mare, è uno dei 170 attivisti arrivati ad Atene. Su mani e polsi ha ancora le ferite provocate “non di certo casualmente” dal coltello di un militare israeliano
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“La Flotilla risponde a un’esigenza: rispondere con un assedio civile e umanitario a un assedio genocida e illegale. Presto partirò nuovamente con Mediterranea per una nuova missione, ma dovesse esserci nuovamente la possibilità di imbarcarsi su navi che puntano a rompere il blocco imposto su Gaza, sarei pronto”. Veterano del soccorso in mare, capo dei team di Mediterranea che scendono in acqua per soccorrere i naufraghi, Iasonas Apostolopoulos è fra i 172 attivisti della Global Sumud Flotilla, fra cui Greta Thunberg e gli ultimi 15 italiani, rimasti per giorni ostaggio del carcere di Ketziot, che lunedì 6 ottobre sono arrivati ad Atene. “Se il governo greco ha messo ha disposizione questo volo – dice – è anche grazie alla gigantesca mobilitazione che c’è stata qui in Grecia e in tutta Europa”. Su mani e polsi ha ancora le ferite provocate “non di certo casualmente” dal coltello di un militare israeliano che ha tagliato le fascette che gli stringevano i polsi, è indebolito da quattro …

“La Flotilla risponde a un’esigenza: rispondere con un assedio civile e umanitario a un assedio genocida e illegale. Presto partirò nuovamente con Mediterranea per una nuova missione, ma dovesse esserci nuovamente la possibilità di imbarcarsi su navi che puntano a rompere il blocco imposto su Gaza, sarei pronto”. Veterano del soccorso in mare, capo dei team di Mediterranea che scendono in acqua per soccorrere i naufraghi, Iasonas Apostolopoulos è fra i 172 attivisti della Global Sumud Flotilla, fra cui Greta Thunberg e gli ultimi 15 italiani, rimasti per giorni ostaggio del carcere di Ketziot, che lunedì 6 ottobre sono arrivati ad Atene. “Se il governo greco ha messo ha disposizione questo volo – dice – è anche grazie alla gigantesca mobilitazione che c’è stata qui in Grecia e in tutta Europa”. Su mani e polsi ha ancora le ferite provocate “non di certo casualmente” dal coltello di un militare israeliano che ha tagliato le fascette che gli stringevano i polsi, è indebolito da quattro giorni di sciopero della fame contro il trattamento subito in prigione, ma “più indignato che provato”.

A che si deve questa indignazione?

“Tutto quello che è successo, quello che ho visto e sperimentato è semplicemente inaccettabile, così come è inaccettabile che il Mediterraneo sia diventato un luogo in cui il diritto internazionale non esiste. Ne ho le prove per averlo visto ogni volta che ho partecipato a una missione di soccorso e l’ho visto adesso che ero fra gli equipaggi della Global Sumud Flotilla”

A quali violazioni si riferisce?

“L’elenco è sterminato. Siamo stati attaccati in acque internazionali, intercettati e abbordati. La barca su cui stavo è stata colpita con cannoni ad acqua, poi siamo stati costretti ad andare in Israele, e lì minacciati, torturarti, detenuti illegalmente. Mi è stato sottratto tutto quello che avevo con me, sono tornato con a stento il passaporto. E questo probabilmente è nulla rispetto a quello che subiscono i palestinesi”.

In che senso torturati?

“Privazione del sonno, dei beni essenziali, dell’assistenza legale, medica, permanenza in celle sporche, sovraffollate, insalubri. Abbiamo sperimentato tutto o quasi quello che il diritto internazionale codifica come ‘trattamento inumano e degradante’ durante la detenzione. Siamo rimasti per 24 ore senza bere, dopo abbiamo avuto a disposizione acqua di rubinetto non potabile. Quando eravamo in cella, piena a scoppiare, la luce era sempre accesa e di notte entravano ogni ora, con i fucili spianati e urlando, per contarci. Molti di noi non hanno potuto incontrare i legali”.

In che misura è stata negata l’assistenza medica?

“Quando ho chiesto i miei farmaci, li hanno buttati nella spazzatura proprio davanti a me. Un uomo di 60 anni o più con cui ero in cella aveva bisogno dell’insulina, a gliel’hanno negata per tre giorni. Quando abbiamo protestato, iniziando a battere contro le sbarre della cella, hanno fatto irruzione e hanno detto: ‘Qui non ci sono dottori per gli animali e voi siete animali, capito?”.

C’è un’immagine o un episodio che l’abbia particolarmente colpita?

“Probabilmente il momento in cui è arrivato Ben Gvir sul molo. Era seguito da diverse telecamere e ci urlava contro: ‘Siete tutti terroristi, rimarrete almeno un mese in carcere, questo è quello che succede a chi sostiene Hamas’. Era chiaro che quella era semplicemente una sceneggiata organizzata per la macchina della propaganda, infatti appena alcuni di noi hanno iniziato a gridare ‘Palestina libera’ sono impazziti e hanno smesso di riprendere. Poi ce l’hanno fatta pagare”.

In che modo?

“Prima ci avevano “semplicemente” stretto le mani con le fascette, dopo alcuni di noi sono stati ammanettati dietro la schiena. Dopo un po’ ho perso totalmente la sensibilità alle mani, ho iniziato a urlare, a chiedere aiuto, ma mi hanno ignorato. A un certo punto è venuto un soldato con un coltello ma nel tagliare la fascetta mi ha procurato un taglio su mani e polsi. Mi hanno dato una garza e poi mi hanno ammanettato di nuovo”.

Qual è il percorso che porta da una nave di soccorso alla Flotilla?

“È perfettamente naturale. In passato abbiamo disobbedito il diktat dei porti chiusi di Salvini, affrontiamo oggi le minacce di fermi, blocchi e sanzioni per salvare vite e con la Global Sumud Flotilla abbiamo cercato di rompere un blocco navale illegale. Si tratta sempre disobbedire a imposizioni ingiuste e tentare di far rispettare il diritto internazionale”.

Alla luce di tutto quello che è successo, lo rifarebbe?

“Assolutamente sì. Mentre ci obbligavano a navigare verso Ashdod abbiamo visto Gaza, abbiamo sentito le esplosioni e visto il fumo che saliva dalle macerie. Eravamo vicini, avremmo potuto portare un sollievo. Ma almeno i pescatori di Gaza, ci dicono, sono riusciti a uscire in mare per pescare. Bisogna rifarlo ancora e ancora, fin quando il genocidio non sarà finito ed è necessario continuare le mobilitazioni a terra. In Grecia, in Italia, ovunque possibile”.

Con che obiettivo?

"Per l’umanità e contro ogni ingiustizia che ha trasformato il nostro Mediterraneo in un mare di guerra e di morte”.

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