STRASBURGO – Ilaria Salis rischia il processo in Ungheria e spera in un patto con il Ppe. Che preveda uno “scambio” con la sfiducia a Ursula von der Leyen.
Oggi infatti il Parlamento europeo voterà sulla richiesta di revoca della sua immunità parlamentare. E sebbene nel precedente voto nella competente commissione abbia ottenuto un esito favorevole per il rotto della cuffia – per un solo voto – in aula i numeri sono molto a rischio. In teoria potrà contare su 312 sostenitori dei gruppi S&D, Renew, Verdi e Sinistra. Ne mancherebbero 48 per arrivare alla maggioranza di 360. Il Ppe, il gruppo più numeroso, ha dichiarato ufficialmente che si esprimerà a favore della revoca. Eppure proprio tra le loro file potrebbero emergere i franchi tiratori o le assenze utili a bocciare la richiesta.
STRASBURGO – Ilaria Salis rischia il processo in Ungheria e spera in un patto con il Ppe. Che preveda uno “scambio” con la sfiducia a Ursula von der Leyen.
Oggi infatti il Parlamento europeo voterà sulla richiesta di revoca della sua immunità parlamentare. E sebbene nel precedente voto nella competente commissione abbia ottenuto un esito favorevole per il rotto della cuffia – per un solo voto – in aula i numeri sono molto a rischio. In teoria potrà contare su 312 sostenitori dei gruppi S&D, Renew, Verdi e Sinistra. Ne mancherebbero 48 per arrivare alla maggioranza di 360. Il Ppe, il gruppo più numeroso, ha dichiarato ufficialmente che si esprimerà a favore della revoca. Eppure proprio tra le loro file potrebbero emergere i franchi tiratori o le assenze utili a bocciare la richiesta.
Anzi, si sta facendo largo l’ipotesi di un patto riservato tra popolari e socialisti per “salvare” Salis. Lo scambio consisterebbe nel fornire da parte del Ppe i deputati necessari a mantenere l’immunità in cambio di un atteggiamento molto deciso di S&D contro le mozioni di sfiducia a Ursula von der Leyen in votazione giovedì mattina. Non è un caso che oggi nel dibattito sulle due mozioni di censura, la capogruppo socialista Iratxe Garcia Peres abbia sottolineato l’impossibilità di far cadere la Commissione. Senza contare che per il Ppe rappresenta comunque un problema politico consegnare una eurodeputata al sovranista ungherese Viktor Orbán, ossia l’acerrimo nemico di von der Leyen, dell’integrazione europea e ormai fedele amico di Putin.
Salis, giudice ungherese: “Processo annullato se Ue conferma immunità”.Tajani: “Voteremo per revoca”
Quindi nonostante la relazione iniziale sostenesse l’inesistenza del fumus persecutionis nei confronti di Salis, quella su cui si vota oggi, redatta dal bulgaro di Renew e presidente della commissione Juri, Ilhan Kyuchyuk, presenta conclusioni opposte: «Esistono prove concrete che l’intenzione alla base del procedimento giudiziario in questione sia quella di minare l’attività politica di Ilaria Salis nella sua veste di deputata al Parlamento europeo».
In più si dovrà votare anche sull’immunità del leader dell’opposizione magiara, Peter Magyar. Sebbene si tratti di casi diversi, comunque dimostra che il governo di Budapest non offre garanzie democratiche se intende mettere sotto processo il capo dell’opposizione interna a pochi mesi dalle elezioni.
Nel Ppe, poi, soprattutto gli italiani di Forza Italia non appaiono pronti a ritirare l’immunità alla collega di Avs. Per lo stesso governo italiano diventerebbe una vicenda piuttosto spinosa. Formalmente gli eurodeputati di FdI si esprimeranno per la revoca. «Spetta alla giustizia ungherese e non al Parlamento europeo giudicare la sua colpevolezza o la sua innocenza – ha detto Carlo Fidanza -. Quindi voteremo per la revoca dell’immunità». Ma non tutto si svolgerà in maniera così lineare.
Come ha detto il capodelegazione Pd, Nicola Zingaretti, «difendere i suoi diritti significa salvaguardare quelli di tutti i cittadini europei. Una difesa dello stato di diritto che Orbán mette in discussione».