✕

Ilaria Salis: “La paura è finita, il mio pugno chiuso in segno di libertà. I leghisti sono fascisti”

Ascolta l'audio

L’europarlamentare di Avs salva per un voto, respinta la revoca all’immunità. “Avevo il cuore in gola e i pezzetti di ferro in tasca come portafortuna. Il mio pensiero a Maja T, antifascista detenuta in Ungheria. Nordio mi processi in Italia, ora si festeggia”
2 minuti di lettura

Salva per un voto ma salva, Ilaria Salis come si sente?

«Ora mi sento libera. Liberata dalla spada di Damocle della vendetta di Viktor Orbán».

Se l’aspettava il voto del Parlamento europeo per mantenere intatta la sua immunità?

«Confesso: avevo dei pezzettini di ferro in tasca come portafortuna. Ho avuto il cuore in gola fino all’ultimo perché non si avevano certezze sull’esito del voto. Per fortuna ha vinto la democrazia».

Il suo primo pensiero?

«Per Maja T., attivista non binaria antifascista detenuta in Ungheria che, come accaduto a me, si trova in condizioni terrificanti, in isolamento, ha affrontato uno sciopero della fame e la sua vita, la sua salute fisica e mentale sono in pericolo. Ogni volta che vedo i video in cui viene trascinata in aula come un animale, incatenata, davanti a un processo farsa ripenso ai giorni che ho passato lì e al terrore che ho avuto di tornarci. È una situazione intollerabile che non può esistere nell’Unione europea. Maja deve essere riportata in Ge…

Salva per un voto ma salva, Ilaria Salis come si sente?

«Ora mi sento libera. Liberata dalla spada di Damocle della vendetta di Viktor Orbán».

Se l’aspettava il voto del Parlamento europeo per mantenere intatta la sua immunità?

«Confesso: avevo dei pezzettini di ferro in tasca come portafortuna. Ho avuto il cuore in gola fino all’ultimo perché non si avevano certezze sull’esito del voto. Per fortuna ha vinto la democrazia».

Il suo primo pensiero?

«Per Maja T., attivista non binaria antifascista detenuta in Ungheria che, come accaduto a me, si trova in condizioni terrificanti, in isolamento, ha affrontato uno sciopero della fame e la sua vita, la sua salute fisica e mentale sono in pericolo. Ogni volta che vedo i video in cui viene trascinata in aula come un animale, incatenata, davanti a un processo farsa ripenso ai giorni che ho passato lì e al terrore che ho avuto di tornarci. È una situazione intollerabile che non può esistere nell’Unione europea. Maja deve essere riportata in Germania e processata lì».

La sua prima reazione, Ilaria: un pugno chiuso in aria.

«Sono rimasta un attimo interdetta poi quando ho visto che si era vinto, ho avuto uno scatto emotivo e fisico, un gesto istintivo, una sensazione di gioia e liberazione improvvisa e ho alzato il braccio e il pugno e un sorriso. Poi tanti sospiri, abbracci, applausi, fiori, persone in piedi, cori. Che emozione».

Su X ha scritto: siamo tutti antifascisti. Cosa significa?

«Credo che la mia sia stata una vittoria dell’antifascismo. Le istituzioni italiane ed europee sono nate sulle ceneri della sconfitta del nazifascismo per evitare nuove barbarie. Se in questo momento storico ci sono governi che equiparano l’antifascismo al terrorismo, come fa l’Ungheria, o che vogliono provare a riportare in vita ideologie post-fasciste, noi dobbiamo invece ricordargli che l’antifascismo ha un valore sacro, significa uguaglianza e libertà. Il Parlamento europeo oggi l’ha fatto».

Per lei cosa significa questo voto?

«La fine di una paura».

La ha avuta?

«Sì, ero impaurita perché minacciata di essere arrestata di nuovo e riportata nelle carceri ungheresi in mano a un potere senza controllo».

La destra dice che il voto a suo favore legittima la violenza e che lei così scappa dalla giustizia.

«Io non voglio scappare dalla giustizia, ma non voglio essere inseguita dalla longa manus della persecuzione ungherese, non voglio scivolare di nuovo in quel pozzo, voglio un processo equo, lo stesso a cui hanno diritto tutte e tutti i cittadini».

Per questo chiede a Nordio di essere processata in Italia?

«Sì, ed è giuridicamente possibile. Io voglio che questa vicenda si chiuda e che la giustizia faccia il suo corso. Ribadisco di volere lo svolgimento del mio processo in Italia dove sussistono garanzie democratiche, il rispetto della presunzione di innocenza, l’indipendenza della magistratura».

Ha avuto novità dal ministero della Giustizia?

«Al momento nessuna».

La Lega se l’è presa con il centrodestra, ha accusato i suoi alleati che l’avrebbero salvata di essere dei traditori. Cosa ne pensa?

«Sono la caricatura di loro stessi. Si definiscono patrioti e poi consegnerebbero una cittadina italiana nelle mani di chi la perseguita. A loro non va bene nemmeno il processo in Italia, mi vorrebbero vedere in catene a marcire in un carcere ungherese. Sono fascisti».

Subito dopo il voto, il portavoce di Orbán l’ha chiamata di nuovo “terrorista”, ha detto che il tuo posto è in prigione.

«C’è un uso spregiudicato e disinvolto del termine terrorista nei confronti di chi è inviso politicamente che mi preoccupa. È lo stesso metodo usato nei confronti degli attivisti pacifici e solidali della Flotilla».

Cosa direbbe a Orbán?

«Visto che equipara antifascisti e terroristi, vuole iscrivere nella sua lista di organizzazioni terroristiche anche la Repubblica italiana?».

Cosa farà adesso?

«Lavorerò con più energia, più concentrazione e più impegno per portare avanti nel Parlamento europeo le battaglie per i diritti e l’uguaglianza».

Aveva detto che avrebbe aspettato il verdetto del Parlamento Ue per festeggiare. Ora lo farà?

«Sì, stasera qui a Strasburgo, con lo staff, i compagni e le compagne che mi hanno supportato, chi mi è stato vicino».

Ha scritto una lista lunghissima di ringraziamenti, da Avs a Left, da Pina Picierno alla commissione Juri, da Elly Schlein a Giuseppe Conte, dai collettivi alle organizzazioni solidali. C’è qualcuno che le è stato più accanto?

«Ogni gesto, anche da chi mi è politicamente lontano, ha avuto per me un valore enorme e mi ha permesso di arrivare fin qui a testa alta».

Leggi i commenti