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Occhiuto: “L’autonomia? Prima le risorse. Il Ponte non ha scaldato i cuori”

Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria (ansa)

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Il presidente rieletto: “Mi sono dimesso per non farmi logorare, ora tutti sanno che starò qui altri 5 anni. Non farò il leader di FI”
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LAMEZIA TERME – Il ponte sullo Stretto? «No, non ha scaldato i cuori». L’autonomia differenziata? «Vado avanti nella mia battaglia, prima delle intese vanno trovate le risorse per i Lep». L’inchiesta per corruzione? «Non volevo finire logorato, ora tutti lavoreranno sapendo che resterò altri 5 anni. E non aspiro alla leadership di FI». Ringalluzzito dal risultato delle urne calabresi, per quanto stra annunciato, Roberto Occhiuto si gode il momento davanti alla piscina dell’hotel Marechiaro di Lamezia Terme. Accanto, la compagna (e sottosegretaria) Matilde Siracusano, «ma sono qui anche come collega di partito».

Presidente Occhiuto, vittoria larga, sopratutto per FI, mentre la Lega si piazza quarta...

«Ma no, se si vedono i risultati delle liste anche la Lega mi pare sia andata bene».

Però diciamolo: il Ponte non ha molto scaldato i cuori da queste parti...

«No, però io sono stato forse uno di quelli che ha utilizzato di più il ponte sullo Stretto, non per l’obiettivo di attraversare i…

LAMEZIA TERME – Il ponte sullo Stretto? «No, non ha scaldato i cuori». L’autonomia differenziata? «Vado avanti nella mia battaglia, prima delle intese vanno trovate le risorse per i Lep». L’inchiesta per corruzione? «Non volevo finire logorato, ora tutti lavoreranno sapendo che resterò altri 5 anni. E non aspiro alla leadership di FI». Ringalluzzito dal risultato delle urne calabresi, per quanto stra annunciato, Roberto Occhiuto si gode il momento davanti alla piscina dell’hotel Marechiaro di Lamezia Terme. Accanto, la compagna (e sottosegretaria) Matilde Siracusano, «ma sono qui anche come collega di partito».

Presidente Occhiuto, vittoria larga, sopratutto per FI, mentre la Lega si piazza quarta...

«Ma no, se si vedono i risultati delle liste anche la Lega mi pare sia andata bene».

Però diciamolo: il Ponte non ha molto scaldato i cuori da queste parti...

«No, però io sono stato forse uno di quelli che ha utilizzato di più il ponte sullo Stretto, non per l’obiettivo di attraversare il mare e andare in Sicilia, ma perché grazie a questa infrastruttura la Calabria ha avuto 3 miliardi e 800 milioni per la strada 106 Ionica, definita spesso la strada della morte. Prima tutti i governi investivano al massimo un miliardo. L’ho detto anche a Salvini: il ponte deve essere un attrattore di altri investimenti».

Sull’autonomia differenziata la sua battaglia interna al centrodestra andrà avanti?

«Assolutamente sì, questa regione ha mostrato di avere una classe dirigente che non ha complessi di inferiorità, ma ha un ritardo di sviluppo, perché non abbiamo la stessa capacità infrastrutturale e fiscale di altre regioni. Quindi prima dell’autonomia, che non temo, è giusto trovare le risorse per finanziare i diritti sociali e civili, cioè i Lep. L’ha detto più autorevolmente di me la Corte costituzionale».

Quanto pesa ancora la ‘ndrangheta qui?

«La ‘ndrangheta c’è ancora, ma ha una maggiore presenza in Lombardia o in Veneto. Qui abbiamo magistrati validi, poliziotti. Non può essere uno stigma».

A proposito di magistrati, lei si è dimesso qualche mese dopo avere ricevuto un avviso di garanzia per corruzione. Che messaggio esce dalle urne?

«Mi sono dimesso perché, dopo l’inchiesta, vedevo come venivo percepito dai collaboratori, da altri dirigenti. Come un presidente dimezzato. Mi sono reso conto che alcune pratiche che in passato avrei risolto in un minuto restavano bloccate. Non volevo finire logorato. I calabresi hanno capito».

È un avviso ai pm?

«Ma no, i magistrati fanno il loro lavoro, ma le inchieste non vanno strumentalizzate, a volte vengono usate per sconfiggere chi altrimenti non sarebbe sconfitto. Ora lavoreranno con ancora maggiore scrupolo. E dopo mesi difficili anche in Regione tutti ora sapranno che resterò per altri 5 anni».

Che campagna elettorale è stata?

«Violenta. Dall’altro lato hanno promesso di tutto, il reddito di cittadinanza, l’abolizione del bollo auto, l’assunzione di 7mila forestali, ma non è più la Calabria di 50 anni fa, l’assistenzialismo non funziona, la gente non ha l’anello al naso. Detto questo, spero che Tridico ora voglia collaborare, la regione va pacificata».

Primo provvedimento in giunta?

«Ora che usciremo dal commissariamento, creerò un’azienda unica per la sanità. E farò il reddito di merito, 500 euro al mese agli universitari con la media del 27 che restano in Calabria».

Lei è vicesegretario nazionale di FI. Dopo questa vittoria un domani punta alla leadership?

«No, io ho un rapporto solidissimo con Antonio Tajani, che ha fatto sopravvivere FI quando nessuno ci credeva. Poi fare il presidente di Regione è uno dei mestieri più complicati del mondo».

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