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Novanta sanitari, 150 volontari: chi sono gli uomini e donne della nuova Flotilla

La Conscience danneggiata dopo un attacco israeliano a maggio

 

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Gli attivisti a bordo per portare aiuti nella Striscia e sostituire i medici e infermieri palestinesi stremati da due anni di guerra
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Un ospedale galleggiante. Così nei giorni scorsi da bordo avevano definito la Conscience, l’ammiraglia della “seconda ondata”, la nuova flotilla in rotta verso la Striscia prima di essere intercettata quasi a ridosso delle acque territoriali egiziane dall’esercito israeliano. In tutto, in rotta verso Gaza fino a stanotte c’erano nove imbarcazioni, a bordo 150 attivisti fra cui più di 90 fra medici e infermieri, e in stiva oltre una tonnellata di farmaci, dispositivi respiratori e alimenti specifici per la malnutrizione.

Medici, infermieri, volontari, tutti a bordo erano determinati a raggiungere la Striscia, ma convivevano con la consapevolezza di essere a rischio. “Sono tutti al sicuro e saranno deportati presto”, ha fatto sapere il governo israeliano. Ma dalla sala di controllo a terra in pochi ci credono: i racconti delle violazioni e degli abusi subiti dai volontari della prima flotilla sono freschi. E in più a bordo in tanti sono già stati identificati ufficialmente da Israele co…

Un ospedale galleggiante. Così nei giorni scorsi da bordo avevano definito la Conscience, l’ammiraglia della “seconda ondata”, la nuova flotilla in rotta verso la Striscia prima di essere intercettata quasi a ridosso delle acque territoriali egiziane dall’esercito israeliano. In tutto, in rotta verso Gaza fino a stanotte c’erano nove imbarcazioni, a bordo 150 attivisti fra cui più di 90 fra medici e infermieri, e in stiva oltre una tonnellata di farmaci, dispositivi respiratori e alimenti specifici per la malnutrizione.

Medici, infermieri, volontari, tutti a bordo erano determinati a raggiungere la Striscia, ma convivevano con la consapevolezza di essere a rischio. “Sono tutti al sicuro e saranno deportati presto”, ha fatto sapere il governo israeliano. Ma dalla sala di controllo a terra in pochi ci credono: i racconti delle violazioni e degli abusi subiti dai volontari della prima flotilla sono freschi. E in più a bordo in tanti sono già stati identificati ufficialmente da Israele come target, obiettivo da abbattere. Fra loro, c’è anche Vincenzo Fullone, portavoce per l’Italia della missione.

Fullone, un indesiderato per Israele

Calabrese d’origine, un passato da studente di Filosofia all’Università pontificia, anni e anni vissuti fra la Striscia e la Giordania, da tempo nella lista nera di quelli a cui è vietato l’ingresso in Israele a vita, è fra questi. La sua colpa? Avere vissuto e lavorato nella Striscia, dove ha fondato Ayn media, l’occhio dei media, la prima agenzia di notizie di Gaza che avesse rapporti con media internazionali come New York Times e ha organizzato diverse iniziative culturali, fra cui un festival di cinema per bambini. “Inevitabilmente ti devi relazionare con le autorità, che in quel momento erano in mano ad Hamas. Questo – spiega - al governo israeliano basta per ritenermi un soggetto pericoloso”.

È per questo motivo che, prima di imbarcarsi, ci ha pensato a lungo. “Non volevo mettere in pericolo la missione, essere pretesto per un attacco. Mi sono confrontato con i coordinatori e mi hanno detto di stare tranquillo: ‘qui ci sono target che Israele vuole molto più di te”. A partire dai medici e infermieri palestinesi rifugiati in Europa, che hanno deciso di salire a bordo insieme a decine di anestesisti, chirurghi, psichiatri, ginecologi per dare il cambio ai colleghi. “È questo quello che ci chiedono dalla Striscia: un cambio anche solo di un paio di ore, non si fermano da due anni”.

Gli italiani a bordo

In 92 sarebbero pronti a sostituirli in quel che resta degli ospedali della Striscia, fra loro anche i medici Riccardo Corradini e Francesco Prinetti, attivista di Ultima Generazione, Stefano Argenio, sindacalista Cgil e infermiere dell’ospedale San Giovanni di Roma, la pedagogista specializzata in recupero dal trauma Elizabeth Di Luca. Un altro connazionale è a bordo delle barche a vela.

“Chiedo a tutti – è stato l’appello lanciato da Prinetti - di scendere di nuovo in piazza per manifestare in modo nonviolento per la Palestina e per tutti gli attivisti che rischiano un altro abbordaggio criminale”. Sulle piazze si conta, nel frattempo a bordo per giorni ci si è preparati nella speranza – magari complici le trattative in corso – di arrivare.

A bordo luminari, professori e chirurghi

Ogni sera, dopo il turno in cucina, Veronica O’Keane scende in stiva per inventariare e sistemare migliaia di flaconi e scatole di farmaci, disinfettanti, bende, garze. Sembra un universo lontano anni luce dalla sua cattedra di Psichiatria al Trinity college di Dublino o dai congressi in cui interviene da luminare e massima specialista in disturbo da stress post traumatico. E invece. “È da due anni che cerco di entrare a Gaza per mettere la mia professionalità al servizio di chi sta subendo un genocidio, ci sono centinaia di migliaia di persone traumatizzate che hanno bisogno di assistenza”. Si tratta del medesimo proposito che ha portato sulla Conscience Mohamed Abhakis, chirurgo vascolare che a Strasburgo ha lasciato tre figli, o Marwan Obeid, anestesista giordano che spera di poter supportare i colleghi che ancora lavorano all’European Hospital o in quel che ne rimane, come pure la ginecologa Fawza Moha Hassam, primaria di ginecologa in Malesia, o Diaa Adaoud, palestinese con passaporto statunitense, che rischia di avere problemi non solo durante la missione, in caso di intercettazione, ma anche al rientro in quegli Stati Uniti diventati Gaza. “In due anni di genocidio sono stati ammazzati più di 1.500 medici, più di 400 sono stati spariti nelle carceri israeliane, almeno quattro sono morti nel corso della detenzione – ricordano dalla Flotilla – Questo è un test per l’umanità, il mondo assisterà inerte quando Israele tenterà di bloccare una nave umanitaria o si solleverà per rompere le catene imposte a Gaza?”.

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