San Francesco, Mattarella promulga la legge ma osserva: “Aspetti critici, c’è anche Santa Caterina”
di Concetto VecchioPasticciaccio brutto su San Francesco. Sergio Mattarella tira le orecchie alla maggioranza di centrodestra dopo il varo della legge che istituisce, il 4 ottobre, San Francesco d’Assisi festa nazionale. Il punto è che il 4 ottobre è anche la festa di Santa Caterina da Siena. Sono entrambi patroni d’Italia. Solo che nella nuova formulazione San Francesco è promosso festivo, Santa Caterina no, rimane solennità civile. Il paradosso: per San Francesco si chiuderanno scuole e uffici, per Santa Caterina no. Allo stesso tempo la norma prevede che se ne parli nelle scuole. Ma come fare se saranno chiuse, fa notare Mattarella.
Ci vorrebbe Gadda per sciogliere questo gnommero italianissimo, dove le norme si sovrappongono, si elidono, si contraddicono, fino a renderne impossibile l’applicazione. E infatti il Capo dello Stato, come un preside paziente, chiede per lettera ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa di risolvere il rebus: «Non posso non sottolineare l’esigenza che i testi l…
Pasticciaccio brutto su San Francesco. Sergio Mattarella tira le orecchie alla maggioranza di centrodestra dopo il varo della legge che istituisce, il 4 ottobre, San Francesco d’Assisi festa nazionale. Il punto è che il 4 ottobre è anche la festa di Santa Caterina da Siena. Sono entrambi patroni d’Italia. Solo che nella nuova formulazione San Francesco è promosso festivo, Santa Caterina no, rimane solennità civile. Il paradosso: per San Francesco si chiuderanno scuole e uffici, per Santa Caterina no. Allo stesso tempo la norma prevede che se ne parli nelle scuole. Ma come fare se saranno chiuse, fa notare Mattarella.
Ci vorrebbe Gadda per sciogliere questo gnommero italianissimo, dove le norme si sovrappongono, si elidono, si contraddicono, fino a renderne impossibile l’applicazione. E infatti il Capo dello Stato, come un preside paziente, chiede per lettera ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa di risolvere il rebus: «Non posso non sottolineare l’esigenza che i testi legislativi presentino contenuti chiari e inequivoci», li ammonisce. In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco, ammoniva Ennio Flaiano. Questa piccola storia di sciatteria parlamentare ne è una conferma.
I fatti. Il Capo dello Stato ha promulgato la legge che istituisce San Francesco d’Assisi festa nazionale, dopo che la Camera il 23 settembre e il Senato il 1 ottobre in via definitiva l’avevano approvata. Fino al 1977 il 4 ottobre era festa, poi era stata sacrificata sull’altare dell’austerity. Erano gli anni delle domeniche a piedi. Il motivo del ripristino: l’anno prossimo saranno 800 anni dalla morte del santo. L’idea è venuta a Noi Moderati e Fratelli d’Italia.
Si dirà: Mattarella l’ha promulgata. Sì, ma ha sentito il bisogno di accompagnarne il via libera con un monito puntuto. La festa nazionale è stabilita dall’articolo 1 della legge, l’articolo 2 inserisce la giornata tra quelle festive. Avremo una festa in più, un giorno di ferie in più per studenti e dipendenti pubblici. Ma all’articolo 3 è subito arabesco. Perché per far diventare la celebrazione di San Francesco festa nazionale si è dovuto mettere mano a una legge preesistente – la numero 132 del 4 marzo 1958 – che stabilisce il 4 ottobre come solennità civile per Santa Caterina da Siena e San Francesco. Nella nuova versione Santa Caterina rimane solennità civile, mentre è stato espunto «dalla legge ogni riferimento a San Francesco». San Francesco in compenso è stato promosso.
Quindi il 4 ottobre è allo stesso tempo festivo (per San Francesco) e solennità civile (per Santa Caterina). Un’unica giornata con due disposizioni normative.
Non si può fare, scrive Mattarella, sottolineandone la contraddizione. «Va operata una scelta – verosimilmente abrogando la previsione di solennità civile, meno rilevante, e necessariamente chiarendo se fare riferimento per la giornata festiva del 4 ottobre esclusivamente a San Francesco o anche a Santa Caterina, fino ad oggi considerati congiuntamente. Invito il Parlamento ad apportare al provvedimento i correttivi necessari».
«Mi sono quasi domandata se il capo dello Stato nei suoi rilievi non fosse ironico, se con un colpo di ironia non abbia detto alla maggioranza, perché allora non Santa Caterina? Perché non dare rilievo anche alle donne?» ha dichiarato all’Ansa Marinella Perroni, teologa del Pontificio ateneo S.Anselmo. Insomma, s’impone un chiarimento. O 4 ottobre solo per San Francesco o festa per entrambi.