Il Parlamento europeo “salva” Ilaria Salis e rifiuta di consegnare l’europarlamentare italiana nelle mani di Viktor Orbán. Anche se il tutto si è giocato davvero sul filo di lana con la maggioranza di un solo voto a favore del mantenimento dell’immunità: 306 contro 305.
L’esito ha dunque sovvertito le dichiarazioni di voto ufficiali, in cui si prefigurava una prevalenza netta contro Salis. Tanti i franchi tiratori. Soprattutto dentro il Ppe in cui almeno una settantina di europarlamentari non hanno seguito le indicazioni formali del gruppo. Ma si è trattato di un gioco delle parti. Da tempo le interlocuzioni tra popolari e socialisti avevano portato all’idea di non darla vinta al sovranista ungherese. Non si trattava di accogliere le istanze di Salis, bensì di non accettare che un governo sanzionato dall’Ue per la violazione dello Stato di diritto mettesse sotto processo un’eurodeputata.
«Questo voto — ha esultato dopo la votazione Ilaria Salis mentre in aula le consegnavano un mazzo …
Il Parlamento europeo “salva” Ilaria Salis e rifiuta di consegnare l’europarlamentare italiana nelle mani di Viktor Orbán. Anche se il tutto si è giocato davvero sul filo di lana con la maggioranza di un solo voto a favore del mantenimento dell’immunità: 306 contro 305.
L’esito ha dunque sovvertito le dichiarazioni di voto ufficiali, in cui si prefigurava una prevalenza netta contro Salis. Tanti i franchi tiratori. Soprattutto dentro il Ppe in cui almeno una settantina di europarlamentari non hanno seguito le indicazioni formali del gruppo. Ma si è trattato di un gioco delle parti. Da tempo le interlocuzioni tra popolari e socialisti avevano portato all’idea di non darla vinta al sovranista ungherese. Non si trattava di accogliere le istanze di Salis, bensì di non accettare che un governo sanzionato dall’Ue per la violazione dello Stato di diritto mettesse sotto processo un’eurodeputata.
«Questo voto — ha esultato dopo la votazione Ilaria Salis mentre in aula le consegnavano un mazzo di fiori — è una vittoria per la democrazia, lo stato di diritto e l’antifascismo. Questa decisione dimostra che la resistenza funziona. Oggi siamo tutti antifascisti». Con lei si sono subito felicitati Pd e Avs.
I popolari dunque alla fine sono stati determinanti. I numeri sono chiari: il fronte pro-Salis in partenza aveva 312 voti (S&D, Renew, Verdi e The Left), quello contro 408. Non hanno partecipato al voto in 92 e 17 si sono astenuti. Almeno settanta nel Ppe (su un totale di 188) si sono schierati per confermare l’immunità. Circa metà dei 31 deputati tedeschi e quasi tutti i popolari provenienti dall’est Europa e che non sopportano l’asse tra Orban e Putin: i 23 polacchi, i 10 rumeni, i sette ungheresi. E poi i sette greci, i tre maltesi, i due ciprioti e almeno tre-quattro di Forza Italia. Il capogruppo del Ppe, Manfred Weber, era a conoscenza della situazione. Il voto su Salis avrebbe potuto rompere definitivamente la maggioranza europeista tradizionale e mettere in difficoltà Ursula von der Leyen contro la quale domani si voteranno due mozioni di sfiducia. I due “ambasciatori” di S&D, Pina Picierno e Brando Benifei, hanno agito per convincere molti del gruppo popolare a non spaccare la coalizione. Anche le proteste successive, come quelle del ceco Zdechovski che ha chiesto di «ripetere la votazione perché non funzionava la strumentazione tecnica del collega della CdU, Markus Ferber, e la presidente Metsola non ha voluto», fanno parte del teatro per confondere le acque. Anche perché il diretto interessato, il tedesco Ferber non aveva reclamato alcunché.
E infatti le destre hanno subito messo sotto accusa il Ppe e FI. «Mancano all’appello decine di voti del Partito Popolare Europeo — ha detto la leghista Silvia Sardone — non ci sono dubbi che siano stati loro a salvare Salis». In realtà anche tra i Patrioti e tra i banchi di Ecr, il gruppo di cui fa parte FdI, sono emerse diverse assenze. «Nella votazione su Ilaria Salis — osservano in una nota i forzisti — hanno partecipato 628 membri, mentre in quelle successive i votanti sono saliti a 650. Basta guardare gli scranni per capire».
Di certo tra i più arrabbiati c’è il premier ungherese Orbán che accusa l’Ue di «proteggere i suoi». Non ce l’ha solo con l’eurodeputata italiana ma anche con il connazionale Peter Magyar, leader dell’opposizione ungherese che lo sfiderà alle urne tra pochi mesi. Una circostanza che indubbiamente ha aiutato Salis: permettere di eliminare Magyar prima delle elezioni ungherese sarebbe stata l’ennesima violazione dello Stato di diritto. «Bruxelles — ha attaccato il leader magiaro — protegge i suoi: un politico accusato di insider trading e furto, insieme a un membro di un gruppo terroristico». «Il voto di oggi — gli ha fatto eco il capogruppo di Ecr, l’italiano Nicola Procaccini — dimostra che per la sinistra italiana e europea la violenza politica non va perseguita». Anche per Giorgia Meloni, però, fare i conti con il caso-Salis sarebbe stato un bel problema.