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Scintille in Toscana tra Conte e Schlein, eventi separati per Giani

Elly Schlein e Giuseppe Conte

 

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Oggi il voto sulla sfiducia a von der Leyen proposta dai “patrioti”. Il Movimento la voterà, protesta dei riformisti pd
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ROMA – Hai voglia a dire «non è successo niente», le sconfitte in Calabria e nelle Marche erano prevedibili, il campo largo regge, avanti così. Il primo a non credere alla narrazione del Nazareno è il suo alleato principe, quel Giuseppe Conte che, di nuovo in preda a una botta di allergia per l’alleanza con il Pd, ha deciso di disertare il palco di Firenze su cui stasera saliranno Elly Schlein, Stefano Bonaccini e il candidato governatore della Toscana per chiudere la campagna elettorale.

Il capo dei 5Stelle approderà nel Granducato soltanto domani: in calendario, un paio di incontri pubblici in cui non è contemplata la presenza di Eugenio Giani, che però potrebbe incrociare cammin facendo. «Assurdo che il centrosinistra non abbia la voglia o la forza di scendere in piazza per sostenerlo», accusa Matteo Renzi. Ben sapendo che il presidente a caccia del bis avrebbe voluto un unico evento conclusivo, insieme a tutti i leader della coalizione. Ma il forfait di Conte ha fatto saltare il…

ROMA – Hai voglia a dire «non è successo niente», le sconfitte in Calabria e nelle Marche erano prevedibili, il campo largo regge, avanti così. Il primo a non credere alla narrazione del Nazareno è il suo alleato principe, quel Giuseppe Conte che, di nuovo in preda a una botta di allergia per l’alleanza con il Pd, ha deciso di disertare il palco di Firenze su cui stasera saliranno Elly Schlein, Stefano Bonaccini e il candidato governatore della Toscana per chiudere la campagna elettorale.

Il capo dei 5Stelle approderà nel Granducato soltanto domani: in calendario, un paio di incontri pubblici in cui non è contemplata la presenza di Eugenio Giani, che però potrebbe incrociare cammin facendo. «Assurdo che il centrosinistra non abbia la voglia o la forza di scendere in piazza per sostenerlo», accusa Matteo Renzi. Ben sapendo che il presidente a caccia del bis avrebbe voluto un unico evento conclusivo, insieme a tutti i leader della coalizione. Ma il forfait di Conte ha fatto saltare il piano.

Non è l’unica spina per Elly Schlein. L’altra sono in realtà un fascio di rovi chiamati riformisti. Oggi a Strasburgo l’aula tornerà a discutere sulla sfiducia a Ursula von der Leyen e il campo progressista, che in Italia si pretende coeso, in Europa andrà in ordine sparso. Il Pd è contro, come tutto il gruppo socialista. Avs voterà la mozione di Left per defenestrare la presidente della Commissione insieme ai 5Stelle, che diranno sì pure al testo firmato dai Patrioti, ovvero Le Pen e Salvini.

Furibondi gli eurodeputati dem, pronti a chiamare in causa la segretaria: «Ma come si fa a costruire un’alleanza se Conte decide di parlare la stessa lingua di Vannacci?» tuona Pina Picierno: «Votano con chi, fino a ieri, avrebbe visto volentieri in catene la loro stessa collega di gruppo, Ilaria Salis». Urge un confronto serio, è il messaggio in bottiglia. «Nella prospettiva di una coalizione che non sia solo una “somma di sigle”, di queste scelte avrebbe senso parlare, e chiarirsi una volta per tutte, visto che non si tratta di cosette proprio marginali», rincara Giorgio Gori. Una discussione non solo sul campo largo: anche sul Pd, la sua identità, il baricentro che non c’è.

Ma inutile provare a ragionare con chi non vuol sentire. La delegazione M5S in Ue rivendica «coerenza», stando all’opposizione, e spiega: «Pur non condividendo nulla dei contenuti della censura presentata dalle destre, noi la voteremo per mandare a casa Von der Leyen, e sosterremo invece con convinzione la nostra mozione di sfiducia su cui auspichiamo convergano tutti i progressisti europei». L’ennesima faglia oltreconfine, che rischia di allargarsi al di qua delle Alpi. Con Conte che però stavolta prova a metterci una pezza. A Roma. Lanciando un appello bipartisan affinché l’intero arco parlamentare sostenga quattro «misure straordinarie» da inserire in manovra per fronteggiare una situazione socio-economica «di emergenza»: un maxi taglio delle tasse, aumento dell’assegno unico per i figli, risorse aggiuntive per la sanità e ripristino di transizione 4.0 per le imprese. «Invochiamo da subito un dialogo con governo e maggioranza», dice il leader M5S in diretta social. E poi, rivolto alle opposizioni: «Dobbiamo ritrovare un’unità di intenti», se esecutivo e centrodestra non volessero raccogliere l’appello, «dobbiamo metterli in difficoltà». Tuttavia è solo «una mossa disperata», reagiscono nel Pd, rimasto spiazzato: «Un tentativo per intestarsi la guida del campo largo, che lui stesso prova ogni giorno ad affossare». Non esattamente un bel clima, alla vigilia di una nuova tornata.

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