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Lega, sale la tensione in Veneto. Il nome di Zaia fuori dal simbolo

Luca Zaia, presidente della Regione Veneto

 (agf)

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Il governatore uscente vuole indicare il nuovo direttore generale. Ira dei lombardi per l’ipotesi Prandini: lui nega, ma i meloniani no
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ROMA – Il sollievo per la difesa della roccaforte veneta dura poco in casa Lega. All’indomani della fumata bianca, Matteo Salvini conferma il prezzo da pagare – ed è un prezzo troppo alto per una parte dei lùmbard: «È chiaro che se FdI sarà il primo partito, ha tutto il diritto di rivendicare la guida di alcune regioni, compresa la Lombardia». Per tutto il giorno il segretario regionale Massimiliano Romeo promette battaglia, e dietro di lui chi non parla in chiaro – come il presidente del Pirellone Attilio Fontana – comunque ribolle. «Stanno facendo un po’ di cinema, l’obiettivo è Salvini», minimizza un dirigente meloniano.

L’intesa, per ora, è blindata. Tra i Fratelli circolano già i nomi possibili per la sfida lombarda: si cita l’eurodeputato Carlo Fidanza ma soprattutto, come anticipato da Repubblica, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Il diretto interessato nega «un ipotetico impegno politico», ma in Transatlantico alla Camera il ministro dell’Agricoltura Francesco Lol…

ROMA – Il sollievo per la difesa della roccaforte veneta dura poco in casa Lega. All’indomani della fumata bianca, Matteo Salvini conferma il prezzo da pagare – ed è un prezzo troppo alto per una parte dei lùmbard: «È chiaro che se FdI sarà il primo partito, ha tutto il diritto di rivendicare la guida di alcune regioni, compresa la Lombardia». Per tutto il giorno il segretario regionale Massimiliano Romeo promette battaglia, e dietro di lui chi non parla in chiaro – come il presidente del Pirellone Attilio Fontana – comunque ribolle. «Stanno facendo un po’ di cinema, l’obiettivo è Salvini», minimizza un dirigente meloniano.

L’intesa, per ora, è blindata. Tra i Fratelli circolano già i nomi possibili per la sfida lombarda: si cita l’eurodeputato Carlo Fidanza ma soprattutto, come anticipato da Repubblica, il presidente di Coldiretti Ettore Prandini. Il diretto interessato nega «un ipotetico impegno politico», ma in Transatlantico alla Camera il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida non smentisce: «Candidarlo? Lo conosco come ottimo presidente di Coldiretti, il voto in Lombardia è tra 3 anni». Scadenza, in realtà, sempre più incerta. Nel centrodestra si ragiona su un’elezione anticipata: il termine viene fissato a prima delle politiche del ‘27, per poter ricollocare il governatore uscente Fontana in Parlamento (oppure in una partecipata).

Più urgente, per il ministro dei Trasporti, è la gestione dei rapporti con un altro uscente, il veneto Luca Zaia. Alla fine non ci sarà nemmeno il suo nome, insieme a quello di Salvini, nel simbolo della Lega alle regionali del 23 e 24 novembre. È la seconda condizione imposta da FdI per sbloccare la corsa di Alberto Stefani e lascia i leghisti del Nord Est con l’amaro in bocca: «È un forte sintomo di debolezza del partito, citare l’ex presidente avrebbe attirato anche elettori di centrosinistra», è il commento amaro: «Purtroppo Zaia è considerato ingombrante, più di qualcuno vuole metterlo da parte». Nella sua stessa forza politica. Tensioni sotterranee che rallentano l’incastro di un altro tassello: dopo aver rinunciato a una propria lista civica, “il Doge” si prepara a guidare la lista della Lega. Ma l’annuncio, per ora, tarda: «Non sono nelle condizioni di dirvi come sarà la mia corsa, se la farò», diceva il presidente ieri a un evento a Marghera. «C’è solo da attendere qualche giorno». Giorni di trattative, dettagli da definire. Tra le richieste di Zaia per il successore ci sarebbe quella di indicare come direttore generale della regione un suo fedelissimo, il commissario nazionale all’emergenza idrica Nicola Dell’Acqua. E c’è poi il tema del futuro del governatore uscente, in predicato di subentrare a Stefani alla Camera quando si terranno le suppletive per il seggio rimasto vacante: «Queste – dice lui – sono tutte scelte che non devo fare, perché oggi non sono sul campo».

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