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Pinelli (Csm): “Magistrati non partecipino a scontro politico”. Ma Anm: “Non fermino nostre parole”

(ansa)

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Si è aperto a Genova il primo congresso di Area, la corrente delle toghe progressiste. Domani Nordio, Schlein e Conte
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Il doppio richiamo del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli. Contro i magistrati che, a dispetto del referendum all'orizzonte, "non possono trasformarsi in attori politici", anzi "non possono e non devono assumere il ruolo di parte all’interno dei conflitti politici o sociali". Ma anche - con toni non meno severi - contro la politica affetta ormai da "bulimia panpenalistica", tale da radicare "un diritto penale della paura, non del cittadino". E poi l'annuncio del presidente dell'Anm, Cesare Parodi, che dall'altro versante, avverte: "Se useranno la minaccia dell'azione disciplinare per fermare le nostre parole che spiegano il no alla riforma, lo dico qui: sarò io il primo a denunciarmi".

Si stende tra due analisi diverse, e non indolori, la prima giornata del congresso di Area democratica, la corrente dei magistrati progressisti (oltre 1800 voti alle ultime elezioni Anm, il secondo gruppo in Italia dopo quello di area centrodestra, Magistratura indipendente), aperto a Genova dal segr…

Il doppio richiamo del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli. Contro i magistrati che, a dispetto del referendum all'orizzonte, "non possono trasformarsi in attori politici", anzi "non possono e non devono assumere il ruolo di parte all’interno dei conflitti politici o sociali". Ma anche - con toni non meno severi - contro la politica affetta ormai da "bulimia panpenalistica", tale da radicare "un diritto penale della paura, non del cittadino". E poi l'annuncio del presidente dell'Anm, Cesare Parodi, che dall'altro versante, avverte: "Se useranno la minaccia dell'azione disciplinare per fermare le nostre parole che spiegano il no alla riforma, lo dico qui: sarò io il primo a denunciarmi".

Si stende tra due analisi diverse, e non indolori, la prima giornata del congresso di Area democratica, la corrente dei magistrati progressisti (oltre 1800 voti alle ultime elezioni Anm, il secondo gruppo in Italia dopo quello di area centrodestra, Magistratura indipendente), aperto a Genova dal segretario Giovanni Zaccaro, con la presidente Egle Pilla e i saluti della sindaca Silvia Salis. Una tre giorni ricca di voci autorevoli che, nella mattinata di sabato, vedrà dialogare (leggi: duellare) sui temi dell'autonomia delle toghe e sulla riforma della giustizia anche il ministro Nordio e la leader Pd Elly Schlein con il presidente dei 5S Giuseppe Conte. Titolo di grande attualità su "La forza e il diritto", guardando anche a leader che nel mondo mal tollerano toghe e controllo di legalità. Tutto nella città dove, è uno degli accenti posti da Zaccaro tra gli applausi, i magistrati "sono stati sotto attacco per avere indagato e processato 'potenti' locali, ed ai quali nessuno ha chiesto scusa. Come nessuno ha mai chiesto scusa a Iolanda Apostolico, la giudice che ha lasciato la toga dopo una violenta campagna mediatica, nonostante le sue decisioni sulla protezione internazionale siano state confermate, ormai dopo anni, sia da altre pronunce sia dalla nota sentenza di agosto della Corte di giustizia dell'Unione europea".

Il vicepresidente di Palazzo Bachelet, pur nell'equilibrio del giurista, entra nel vivo del tesissimo clima, alla vigilia dell'approvazione definitiva della separazione delle carriere, la riforma che porterà al referendum confermativo della prossima primavera. Così da un lato bacchetta la politica, anche d'area a lui vicina, ché legifera ormai "sull'onda dell'emozione collettiva", in "piena bulimia" sceglie la via dell'"eccesso penale" e "moltiplica il numero dei reati e delle pene". Ma questa porta solo "all'illusione repressiva - ammonisce Pinelli - l'idea che l'aumento del numero di reati e di pene, che 'il tintinnio delle manette', porti a un maggiore ordine sociale", una deriva che porta al "diritto penale della paura, non il diritto penale del cittadino" Poi, se la prende anche con i magistrati, fermo alla linea che di una toga "non bisogna neanche sapere cosa pensi politicamente": la magistratura corre il rischio, per lui, in un quadro ormai "assai confuso e disorganico" di attribuirsi "una funzione di supplenza" che la spinge a deragliare. Perché "se la giurisdizione si trasforma in attore politico, inevitabilmente perde quella distanza dal potere che ne costituisce la fonte stessa di legittimazione e autorevolezza".

Parodi, il presidente del sindacato delle toghe, poco dopo ragionerà: "Questo però è il momento in cui parlare. Dobbiamo spiegare ai cittadini le ragioni del no alla riforma: perché la battaglia contro la riforma è una lotta che nasce dalla consapevolezza che quello attuale è il sistema migliore per i cittadini, non per i magistrati. Dobbiamo far capire alla gente che è una colossale sciocchezza l'accusa che vogliamo proteggere i nostri privilegi. Anzi, se vorranno fermare le nostre parole usando la minaccia dell’azione disciplinare io sarò il primo a denunciarmi".

Intervengono magistrati che rappresentano un pezzo di storia. Come Gherardo Colombo, che citerà don Mattia Ferrari, il capellano della ong Mediterranea : "Riconciliazione è una parola bellissima - sottolinea l'ex pm di Mani Pulite - è molto dentro lo spirito della nostra Costituzione, profondamente inclusiva. Ma è un atteggiamento che va offerto, prima che preteso".

Poi arriva Edmondo Bruti Liberati che, quasi sul finire della lunga intensa giornata, ("Ora arrivo io, in fascia Techetecheté", scherza l'ex procuratore di Milano) e dice parole nette contro la riforma: "La blindatura di quel ddl non è stato un elemento marginale: perché ha vanificato tutto il percorso di riflessione che il costituente aveva immaginato. Noi siamo, con queste norme, di fronte a un azzeramento del Csm. Che viene ridotto all'irrilevanza. Come ha detto Franco Coppi: la separazione delle carriere è inutile e dannosa".

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